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martedì 17 marzo 2020

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Matteo

Sei mesi fa non avremmo mai pensato che il 2020 ci avrebbe fatto incontrare un nemico di così grande dimensione, il coronavirus.
All’inizio sembrava un problema lontano nato in Cina, non vicino noi. In breve tempo però le nostre condizioni di tranquillità sono finite e ci siamo accorti dell'enorme e drammatica scia di questo virus in tutto il mondo.
La chiusura delle scuole inizialmente ci sembrava una giusta precauzione ma passeggera, ma non era così. Era solo il primo campanello d’allarme che in breve ci ha messo di fronte ad uno scenario ben più grave e difficile, direi inarrestabile.
Ora tutti a casa: chiusi e consapevoli che solo così contribuiremo a salvare il salvabile.
Ogni dramma lascia smarriti e impauriti, questo è davvero epocale e devastante per come si evolve e miete ogni giorno nuove vittime.
La consapevolezza della nostra impotenza fa la sua parte alla grande, ma ci deve pur essere una via d’uscita. Questo tunnel un giorno finirà.
Ora dobbiamo non farci prendere oltre modo dallo scoraggiamento e guardare realisticamente con riconoscenza tutti quelli che, in prima linea, danno il massimo delle loro competenze lavorative per alleviare le sofferenze di chi soffre.

Siamo circondati da angeli ingabbiati per non prendersi il virus e non ce ne rendiamo conto abbastanza.
Siamo circondati da mani tese che neppure immaginavamo che esistessero, mani che non si possono toccare ma che sono più strette che mai.
La lotta fra il bene e il male continua, ma l’ultima parola sarà la vittoria del bene sul male.
A noi non ci resta altro che pregare, sperare e credere che questo avverrà, e al più presto.

Matteo Fredducci, V D TUR

lunedì 16 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Il punto di Andrea

Qualche settimana dopo i consueti brindisi di capodanno nell’anno 2020, qualcosa nel nostro pianeta sconvolse la gente, disseminando panico e disinformazione. “Nuovo virus in Cina chiamato Coronavirus”: queste furono le prima parole che rimbombavano ai telegiornali nel primo mese dell’anno.
Giorno dopo giorno i casi aumentavano, e così vennero adottate in Oriente nuove misure per limitare i contagi, tra cui la costruzione di un nuovo ospedale in un tempo record, la limitazione degli spostamenti e la chiusura delle scuole.
Un problema però che a tutto il resto del mondo, compresi noi italiani, sembrava non interessare. Tuttavia, gli italiani, gli europei e ancora i restanti cittadini del mondo non avevano tenuto conto della cosiddetta globalizzazione, fenomeno caratteristico dell’età moderna, che portava allo spostamento di miliardi di persone per viaggi di lavoro o semplicemente di svago. Così, come una macchia d’olio, nel giro di poche settimane il virus si spostò velocemente anche verso l’Europa, e anche lì iniziarono i primi contagi.
Nonostante il problema riguardasse anche la nostra penisola, fu comunque sottovalutato. I casi si potevano contare sulle dita delle mani, sembravano circostanziati, isolati e lontani e sembravano riguardare solo gli anziani, con patologie pregresse. Ma nei giorni seguenti, i casi di positività ai test aumentarono fino a moltiplicarsi; sia che fossero sintomatici o meno, si diffondevano in tutta la nostra penisola, soprattutto al nord.
“Il virus può essere accomunato a una semplice influenza... la mortalità, anzi, è inferiore a quest’ultima”, queste erano le parole rassicuranti degli studiosi e dei medici contro l’allarmismo diffuso della gente, contro le corse ai supermercati nel timore di finire le proprie riserve in casa e non potersi più approvvigionare, contro i primi atti di razzismo che vedevano coinvolti i cinesi che erano diventati il capro espiatorio della situazione.
Passavano i giorni, tra l’inconsapevolezza di alcuni e il troppo allarmismo di altri, ma alle orecchie di tutti una parola diventava sempre più frequente: “positivo”.
Nonostante l’aumento delle misure cautelari ed i nuovi provvedimenti emanati dal Governo per evitare l’eccessiva concentrazione e corsa delle persone negli ospedali, gli infetti continuavano ad aumentare, i numeri erano sempre più alti.
L’effetto sul Paese fu drastico, si cominciò a parlare di possibile crollo del sistema sanitario per insufficienza di posti, materiale e personale volto ad adottare le migliori cure che potessero portare alla guarigione.
Si temeva il crollo dell’economia: gli alberghi rischiavano la chiusura per le manovre politiche che invitavano la gente a spostarsi il meno possibile per non essere contagiati, i ristoranti subivano limitazioni negli orari ed erano costretti a misure restrittive imposte dal Governo stesso. Turismo ed export erano in ginocchio mentre fino a qualche mese prima rappresentavano la principale fonte di reddito italiana.
Gli effetti drammatici aumentavano, mentre le misure preventive non risultano altrettanto valide; i medici non riuscivano a trovare una cura e i commercianti non avevano abbastanza sostegno per portare avanti le loro attività.
La nostra regione, da un punto di vista governativo, fu da subito molto attenta al problema, chiudendo in modo preventivo le scuole, sensibilizzando la popolazione e invitando tutti ad avere particolare cura della propria igiene.
Nella nostra regione ed in particolare a Genova si riuscì a contenere i casi ma nessuno poteva dire quanto e fino a quando. Eravamo tutti in pericolo. chi sembrava prendesse meno seriamente la situazione erano i più giovani. Molte, forse troppe, persone sfruttando le belle giornate, liberi da impegni didattici e, alcuni, lavorativi, approfittavano per godersi il mare, popolando così piccoli borghetti quali Boccadasse, non avendo dunque abbastanza chiara la gravità della situazione e aumentando così, inevitabilmente, la probabilità di ulteriori contagi.
Cosa ne sarà dell’Italia? Cosa ne sarà dell’economia italiana e mondiale? Quante persone supereranno il male che in breve tempo si è trasformato da epidemia a pandemia? Quando inizieranno a diminuire i contagi e soprattutto come riusciranno essi a diminuire? Queste le principali domande a cui nessuno sa dare una risposta, se non il tempo.

Andrea Ciani, V D TUR

sabato 14 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Mattia

Il mondo moderno si è trovato di fronte quasi all'improvviso a qualcosa di nuovo, sconosciuto per il nostro tempo: per la prima volta ci troviamo di fronte a una pandemia.
È strano pensare che nel 2020 il mondo intero possa essere colpito da un virus, alcuni eventi si vedono solo nei film, ma questa è la realtà e dobbiamo fare tutto il necessario per contenere e sconfiggere questa malattia, il sempre più famoso covid-19.
Inizialmente era difficile da credere, dover rimanere chiusi in casa una causa di un virus sembrava impossibile, ma più passavano i giorni, più le infezioni si diffondevano, e ora, finalmente la gente sembra aver capito che stare a casa sia la cosa giusta da fare.
Sono un adolescente e per me è la prima volta in assoluto che ho a che fare con un virus di questa portata, nel 2003 ci fu la Sars, ma avevo solo 2 anni, quindi per me questa situazione è completamente nuova.
Inizialmente essere in "quarantena" era snervante, ultimamente è sempre meglio, si tratta di rilassarsi a casa, guardare la tv, mangiare e giocare ai videogiochi, è esattamente la vita che tutti sognano! Tornando seri, spero che questo periodo passi rapidamente e che la vita che noi tutti conosciamo come la nostra routine lo torni ad essere effettivamente, fino ad allora la cosa importante è non farsi prendere dal panico.
Personalmente ritengo anche corretti i provvedimenti presi dal governo italiano, vedo molte critiche al riguardo, ma la situazione non è assolutamente delle più semplici e vorrei invitare tutte le persone capaci solo di criticare sui social, di provare solo ad immaginare di amministrare un paese importante come l’Italia durante una profonda crisi pandemica come quella che stiamo vivendo.

Credo che il periodo che seguirà l’epidemia non sarà dei più rosei dal punto di vista economico, ma sono sicuro che sapremo rialzarci, ora serve coraggio, determinazione ma soprattutto stare a casa, nel rispetto di noi stessi e di chi ci circonda.
Penso che questo coronavirus possa essere d’insegnamento per futuri eventi simili che, ripeto, nel mondo moderno a questa portata non si erano mai verificati, sono anche sicuro che usciti da questo periodo le persone adotteranno dei comportamenti differenti e più rispettosi verso gli altri quando si sarà in pubblico, è importante anche saper imparare da queste situazioni.

Mattia D'Angelo, V D TUR


I giorni del Corona virus - La testimonianza di Jouhaina

Il nostro paese sta attraversando un periodo molto difficile che ha messo in crisi diversi stati, tutto questo per colpa di un pandemia chiamata Corona virus ( Covid-19) un virus che ha messo in ginocchio l’economia mondiale, un virus mortale nascosto dietro ad un influenza aggravata.
È iniziato tutto circa 4 mesi fa in Cina e poi si è divulgato in tutto il mondo contando ad ora 111mila contagi e quattromila morti.
È una situazione molto complicata e ora molti stati stanno cercando ci contenere il contagio mettendo in quarantena le zone colpite. Noi non andiamo a scuola da più di 3 settimane e non è ancora finita; centri commerciale chiusi, parrucchieri, bar, ristoranti e strade deserte ecc.. Siamo costretti a rimanere a casa per il bene nostro e delle persone più vulnerabili a cui vogliamo bene.

Gli ospedali sono pienissimi e non ci sono più posti nelle terapie intensive, quindi tra pochi giorni-  se andiamo avanti così - i medici dovranno scegliere chi far vivere e chi far morire a casa, è orribile solo pensarlo. Molti influencer mondiale stanno organizzando delle raccolte fondi sul web per aiutare gli ospedali in difficoltà, il bello della condivisione è proprio questo: utilizzare questi mezzi per aiutare le persone e gli stati in difficoltà.

Anche l'economia ne risente: la borsa sta chiudendo ogni giorno con perdite significative. L'unico lato positivo è che, grazie a questa pandemia, la terra sta respirando, poiché tutte le fabbriche sono chiuse e abbiamo notato la diminuzione dell’inquinamento.
Supereremo tutto questo insieme, ce la faremo grazie alla solidarietà che c’è tra di noi.

Jouhaina Touzri, V D TUR

giovedì 12 marzo 2020

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Aurora L.

Da tre settimane ad oggi il nostro paese è stato colpito da un nuovo virus proveniente dalla Cina.
Questa nuova epidemia porta problemi respiratori poiché colpisce i polmoni e ha un tasso di mortalità maggiore per le persone anziane o affette da altre patologie.
Inizialmente non si era capita la gravità di questo nuovo virus, né dalla popolazione né dallo stato italiano, che aveva apportato delle modifiche nella vita dei cittadini non abbastanza preventive per la salute di questi ultimi. L’aumento dei casi di persone infettate è infatti aumentato notevolmente in poco tempo ed è diventata una pandemia a livello globale. L'Italia si trova in una situazione molto grave, le strutture sanitarie stanno esaurendo i posti per curare i malati e ci si trova a dover fare delle scelte per decidere chi curare. Per questo è strettamente necessario limitare i contagi, e la decisione è stata quella di prorogare la chiusura delle scuole di ogni grado e ordine, asili compresi, e di chiudere palestre, ristoranti, bar, negoz,i lasciando aperte solo le strutture necessarie per acquistare beni di prima necessità come farmaci e alimenti, invitando la gente ad uscire solo per questi motivi.
Il popolo italiano continua a non capire la gravità della situazione, continua ad uscire di casa senza motivo, proprio per questo sono state prese misure molto più rigide che prevedono denunce e arresto non solo per coloro che escono di casa senza autocertificazione (dichiarante la motivazione dell’uscita, che può essere per lavoro, sanità o appunto per fare la spesa), ma anche per chi dichiara il falso.
La situazione economica del paese è molto grave poiché l'economia si sta fermando e non solo, ad oggi anche le carceri italiane si stanno ribellando e tanti carcerati sono evasi di prigione.
Ci troviamo a vivere una situazione surreale, in cui non siamo più liberi di uscire di casa e se lo facciamo, solo per necessità, dobbiamo utilizzare mascherina chirurgica e guanti. Questo è difficile anche per la mancanza di mascherine che non si trovano da nessuna parte e disinfettanti completamente esauriti. Le farmacie si sono organizzate per fornire disinfettanti fatti da loro ai cittadini, ma a prezzi elevati per la quantità di prodotto che ti forniscono.
Forse queste misure di prevenzione del contagio dovevano essere prese prima, anche se non è facile chiudere completamente un paese, ma non trovo corretto che i lavoratori non potessero usare una mascherina o dei guanti per non creare allarmismo, che oltre tutto era già stato diffuso dalle varie notizie provenienti dall’alto. Inoltre penso che questi strumenti base per prevenire la malattia avrebbero dovuto essere forniti dallo stato senza alcun costo, e invece se si riesce a trovare uno di questi strumenti lo si trova ad un prezzo elevatissimo.
Tutta questa situazione ha creato disagi ad ognuno di noi, per chi lavora in proprio sicuramente questo è un problema ancora più grande, in quanto si ritrova senza entrate a fine mese e ci si augura che lo stato in questo almeno aiuti; per i dipendenti comunali o statali la situazione può essere meno grave, in quanto percepiscono lo stipendio ugualmente, anche se sicuramente non è gradevole non poter andare a lavorare ed essere costretti a stare a casa. Per gli studenti, soprattutto per chi ha la maturità questo ha creato grande scompiglio e confusione, ci si ritrova a dover fare tutto su internet e questo porta a fraintendimenti. Magari la didattica non si ferma del tutto, ma rimane comunque un grave problema, poiché le lezioni vengono svolte in modo diverso, non da tutti possono essere seguite correttamente, e si spera che la maturità non venga in qualche modo ostacolata da questo stato di emergenza, così come le lauree e altri esami e corsi che sono stati sospesi.
La sanità al di fuori del virus è momentaneamente messa da parte, le visite "normali" vengono rimandate e anche questo provoca problemi.
Siamo tutti preoccupati per la salute di noi stessi e dei nostri cari, soprattutto per chi è un po’ più debole o anziano.
Vedere la gente che passa a distanza, le code fuori dai supermercati per poter comprare da mangiare, in farmacia per comprare i farmaci, vedere persone con mascherine e guanti, mette i brividi, ancor di più nel sapere che vengono fatte delle scelte su chi curare.
Dobbiamo rispettare le regole, seguire ciò che ci dicono dall’alto, in fondo dobbiamo solo stare a casa con la nostra famiglia e recuperare quel tempo che la quotidianità della vita normale non ci permette di sfruttare.
E poi perché no, incrociare le dita e sperare che tutto questo finisca al più presto!

Aurora Leto, V D TUR

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Myriam

A fine dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi hanno reso noto di un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan (Provincia dell’Hubei, Cina).
Il 9 gennaio 2020, il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina ha identificato un nuovo coronavirus come causa di queste patologie, confermando, inoltre, la trasmissione inter-umana del virus.
L’11 febbraio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che la malattia respiratoria è stata chiamata COVID-19 (Corona Virus Disease).
In questo arco di tempo il mondo ha iniziato a familiarizzare con le notizie ma soprattutto con le immagini che giungevano dalla Cina, che descrivevano uno scenario terribile dovuto al diffondersi in maniera repentina del virus, che si manifestava con i comuni sintomi dell’influenza accompagnati da tosse e stanchezza ma, nei casi gravi, sviluppava polmonite e grave sindrome respiratoria.
Per contenere la particolare virulenza del virus, che in poco tempo ha causato centinaia di morti, l’intera provincia di Wuhan è stata messa in quarantena.
Così, mentre noi in Italia guardavamo il festival di Sanremo, al tempo stesso familiarizzavamo con termini del tipo quarantena, coronavirus, covid-19, ritenendo erroneamente che quello scenario così distante da noi non ci potesse riguardare da vicino, nonostante l’Italia, come altri paesi, si fosse fatta carico di far rientrare i suoi connazionali bloccati in Cina o addirittura su navi da crociera dove si erano sviluppati dei focolai.
E così, proprio come accade quando ti capita di vedere un incidente in autostrada, pensando che in realtà sono cose che capitano agli altri, l’Italia è andata avanti quasi credendosi inattaccabile per poi, il 21 febbraio, poco dopo aver celebrato il vincitore del festival di Sanremo, svegliarsi con la notizia che non ti aspettavi di sentire, ossia che avevamo il primo caso di covid-19 sul nostro territorio.
La sensazione che mi ha accompagnata è stata di incredulità, seguita subito dopo dall’ansia dettata dalle immagini che avevamo imparato a vedere in Cina e che adesso non erano più così lontane, anzi. Codogno, un piccolo paese del Lodigiano viene alla ribalta per quello che si crederà essere il paziente zero, la virulenza del virus è confermata dal repentino espandersi dell’epidemia in tutta la provincia di Lodi ed allora si cerca di correre ai ripari mettendo Codogno e la sua provincia in quarantena. Ebbene sì, il pacchetto globalizzazione era servito. Tutto quello che credevo potesse non appartenermi, adesso era in Italia a pochi chilometri da me, in Lombardia.
Il virus avanza ed iniziano le prime misure di contenimento che prevedono la chiusura delle università e delle scuole, le persone assaltano i supermercati per fare scorta di generi alimentari e polverizzano le mascherine insieme al più comune disinfettante per le mani, l’Amuchina, favorendone la speculazione nella vendita, soprattutto online.
Ma il vero problema che non viene recepito è lo spostamento delle persone e la socialità stessa, così, mentre il principale focolaio resta la Lombardia seguita dal Veneto, ormai si registrano casi in tutta Italia.
Abbiamo, nel frattempo, allo Spallanzani di Roma, il primato di isolare per la prima volta il virus, ed è un’ottima notizia, perché ci permetterà di studiarlo, dato che la comunità scientifica sembra saperne davvero ancora troppo poco a riguardo. Infatti si ipotizzano solamente tempi di incubazione e modalità di trasmissione. Le raccomandazioni più comuni sono quelle di lavarsi frequentemente e accuratamente le mani evitando di portarle al viso, agli occhi e alla bocca.
La popolazione dell’Italia si divide in due, una che combatte in prima linea con il covid-19 ed un'altra che sembra che la cosa quasi non le appartenga, continuando a fare vita sociale ed alimentando la diffusione del virus, che colpisce in modo particolare gli anziani e persone con patologie pregresse.
Questo alimenta nei giovani, in maniera incosciente, la convinzione di essere dispensati da questa malattia, non raccogliendo “l’invito” a stare a casa, che diventa un “obbligo” quando la sera dell’8 marzo il governo vara il DPCM che stabilisce norme rigide e pene severe, dichiarando la Lombardia ed altre 11 province zona rossa. Ma anche in questo caso la scarsa intelligenza sociale di molte persone, che fuggono letteralmente dalle zone rosse verso il sud, rende vano il provvedimento e costringe il governo a varare un secondo DPCM, dove dichiara tutta Italia zona rossa.
Mi rendo conto - e forse ce ne rendiamo conto tutti solo adesso - che stiamo vivendo un qualcosa che segnerà la mia generazione. Gli scenari sono tanti, non tutti definiti ma con un comune denominatore: la crisi economica come effetto collaterale. La scuola e le università cercano di correre ai ripari organizzando gli studi con lezioni online soprattutto per venire incontro agli studenti che come me hanno la maturità da conseguire nell’anno scolastico, e non nascondo uno stato d’animo molto sconfortato. Cerchi di tirarti su pensando che il 03 aprile, data indicata come fine delle prescrizioni del DPCM, non è poi così lontano e che magari si possa tornare alla normalità, ma poi l’OMS dichiara la pandemia per il covid-19 e lo sconforto si ripresenta.
L’ottimismo viene proprio dalla Cina, dove le rigide misure imposte alla società hanno permesso di ridurre drasticamente il numero dei contagi e la curva delle guarigioni è aumentata, a fronte della diminuzione dei morti.



Ed allora, stavolta, quello che vedi così da lontano speri arrivi presto anche da te, la normalità. Ad oggi posso dire che quello che reputavo “normale" dandolo per scontato, quasi senza dargli valore, ora mi manca tantissimo. Mi manca uscire con gli amici per prendere un caffè, andare in riva al mare a fare una passeggiata e mi manca persino andare a scuola!

Myriam Danese, V D TUR

martedì 10 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Il punto di Cristina

Ad oggi l’Italia si trova in ginocchio a causa di questa malattia provocata dal nuovo Corona virus, conosciuta come COVID-19.
Il coronavirus è conosciuto per causare malattie che vanno da un semplice raffreddore, febbre a malattie più gravi come difficoltà respiratorie. Si parla di ‘nuovo’ coronavirus proprio perché fino ad oggi non era mai stato identificato nell’uomo prima di essere stato segnalato a Wuhan, Cina nel dicembre 2019, città dove è iniziata l'epidemia.

Le persone si infettano, ma alcune non sviluppano alcun sintomo poiché gli effetti variano da persona a persona: c'è chi, come i bambini e giovani adulti, presenta sintomi lievi, mentre a maggior rischio troviamo gli anziani, o coloro che presentano già una o più patologia croniche. Proprio a questi ultimi si raccomanda assolutamente di rimanere a casa e di non uscire, se non per eccezionale necessità. Il virus è infatti estremamente contagioso e può essere trasmesso da persona a persona dopo un contatto ravvicinato con il contagiato, tramite saliva, e quindi starnutendo, tossendo, oppure toccandosi bocca, occhi, naso senza essersi lavati le mani, o senza disinfettarle al rientro in casa. Per tutti questi motivi viene raccomandato a tutti di lavarsi sempre le mani, di non aver contatti ravvicinati con le persone, e di evitare ambienti affollati.

Arrivando al dunque, l’Italia è uno dei paesi più infetti per il nuovo Coronavirus.

L’8 marzo 2020 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato un nuovo decreto dove stabiliva misure di contenimento dell’epidemia e il 9 ne ha emanato un altro in cui ha dichiarato tutta l'Italia zona protetta, estendendo quindi a tutto il territorio nazionale i precedenti provvedimenti.
Partendo all’inizio dalla Lombardia e diffondendosi poi in tutta Italia, questo virus ha portato dunque la nazione a diventare "zona rossa". Ciò significa che fino al 3 Aprile si ha il divieto di entrare e uscire dal proprio territorio, salvo per motivi di lavoro ed esigenze mediche. Si è stabilita anche la chiusura di locali, bar, discoteche, teatri, cinema, scuole di ogni grado e università, sospensione di campionati, chiusura di ristoranti, supermercati e centri commerciali alle 18. Si potrà uscire di casa solo per far rifornimento o visite mediche (ciò verrà anche verificato dai poliziotti che si aggireranno per le strade italiane). Una sorta di quarantena per l’Italia, dunque.

In Liguria vi sono stati già 8 deceduti a causa di questo virus, oltre a numerosi contagiati, ma voglio soffermarmi su ciò che vedo nella mia città: Genova. Molte persone non danno peso a ciò che sta succedendo veramente nel nostro paese e nel mondo intero. Sarà, sì, una cosa temporanea, ma solo se verrà rispettato ciò che dice il nuovo decreto, mentre se non lo si farà i contagi aumenteranno, con rischio di prolungamento della ‘quarantena’. I giovani, soprattutto ma non solo loro, non si erano resi conto della gravità di ciò che sta succedendo. Foto e servizi televisivi mostravano locali affollati (soprattutto il week-end), le persone più grandi non smettevano di far aperitivi dopo una giornata di lungo lavoro e così via. Ora, con quest'ultimo decreto, occorre guardare in faccia la realtà. Bisogna lasciare le routine che facevamo prima di questa epidemia per cercare di fermarla al più presto, in modo tale da poter riprendere - in tempi brevi e in sicurezza - la nostra solita vita.

Cristina Bellina, V D TUR

lunedì 9 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Il punto di Martina

In questi ultimi mesi ha iniziato a diffondersi quella che potremmo definire come una delle più serie epidemie globali dei tempi moderni.
Si tratta di “Covid-19” (comunemente conosciuto con l'appellativo di “Coronavirus”), una malattia infettiva che ha visto il suo radicarsi in Cina, precisamente nella città di Wuhan. I sintomi provocati da questa infermità sono pressocchè di tipo febbrile e respiratorio, quindi facilmente riconducibili ad una normale influenza nella quale si presentino tosse secca, affanno o mal di testa, sebbene, con la sostanziale differenza di essere fattori determinanti allo sviluppo di patologie più gravi, come sepsi o polmonite.
Non sono ancora ben chiare quali siano le cause responsabili della sua proliferazione, ma ci sono buone probabilità che abbia origini animali e che sia stato, per ragioni ad oggi ancora sconosciute, trasmesso all'uomo. Sebbene quella che rappresenta l'attuale emergenza sanitaria sembrasse tanto lontana, a causa del suo alto livello di contagio, nel giro di poche settimane il virus è riuscito ad insediarsi con una certa facilità anche nel nostro paese, generando una situazione piuttosto complicata, caratterizzata da panico ed isteria.
La prima regione italiana ad essere stata fortemente colpita da questa piaga è stata la Lombardia, dove le principali concentrazioni epidemiche riconosciute sono state Milano e la cittadina Codogno (dagli esperti definita “il focolaio”, ovvero l'area che presenta il maggior numero di contagiati); seguono in ordine Veneto, Piemonte, Emilia – Romagna e Liguria. Per poter contrastare nel migliore dei modi questa grave situazione, sono state emesse specifiche direttive, valide a livello nazionale, sulle misure da adottare necessarie per poter evitare una maggiore diffusione del contagio, come: lavarsi ripetutamente le mani, disporre e fare uso di personale disinfettante ed evitare luoghi affollati. Trattando nello specifico della nostra regione, nonostante la Liguria non presenti un numero di casi paragonabile a quello delle cosiddette “zone rosse”, la situazione risulta comunque allarmante e si è dunque visto necessario prendere alcuni provvedimenti a riguardo, soprattutto in seguito ai casi verificatisi ad Alassio e La Spezia.
Trovo comunque che il lavoro di prevenzione effettuato sul luogo in merito alla questione sia stato ottimale e credo che Genova, con il suo contenuto numero di contagiati, ne sia un esempio eccellente.
Ciò nonostante, è bene riconoscere che sono state diverse le problematiche insorte in città, le quali prevalentemente determinate da un eccessivo allarmismo e da un'inadeguata informazione, elementi rivelatisi piuttosto dannosi in un momento critico come questo. Abbiamo difatti assistito all'adozione di comportamenti, da parte dei cittadini, dettati da quella che si potrebbe definire “psicosi collettiva”, la quale ha inevitabilmente portato a danni di vario tipo. Parliamo soprattutto di difficoltà nel reperire materie attualmente indispensabili per fronteggiare questa emergenza (quali disinfettanti per le mani e mascherine protettive), ma anche beni di prima necessità, di cui una buona parte, a causa di questa condizione, carente all'interno dei supermercati.
Posso infine concludere affermando che le mie considerazioni in materia sono ben chiare: è bene che ognuno faccia la sua parte, rispettando sé stesso e soprattutto chi ha attorno.
Secondo le opinioni degli esperti e la nuova normativa, la scelta più coscienziosa da fare sarebbe quella di restare il più possibile a casa (salvo per spostamenti ritenuti necessari, come ad esempio di tipo lavorativo), in modo tale da ridurre al minimo la possibilità di diffondere eventuali contagi.
Personalmente, credo che l'approccio che si chiede di mantenere nei confronti di questo contesto sia un qualcosa a cui chiunque disponga di un minimo di giudizio possa adempiere ed è per questo che mi auguro profondamente che, presto, si inizi a far fronte al problema in maniera seria e con un maggiore occhio di riguardo da parte di tutti.

Martina Corso, V D TUR

I giorni del Corona virus - La lettera di "mamma" Sara

Cari ragazzi, voglio raccontarvi una cosa che mi riguarda e che non vi ho mai detto.

Iniziò tutto nel lontano Dicembre del 2019, quando si scoprì che a Wuhan, in Cina, un abitante era stato contagiato dal Corona virus, chiamato così perché il batterio visto al telescopio sembrava una corona, si diceva che questo virus provenisse dai pipistrelli, che venivano mangiati dagli abitanti di Wuhan.
Ovviamente non tardò ad arrivare anche in Italia, e in altri posti del mondo. Sembrava di essere in un film, dove tutti iniziano a far scorte di cibo e a chiudersi in casa! Cominciarono poi a chiudere le scuole, i teatri, i cinema, i pub, ma anche quei locali che rimanevano aperti dovevano rispettare le precise norme igieniche, ovvero mantenere la pulizia, tenere a distanza di almeno un metro le persone l’una dall’altra, ed infine fornire igienizzante per le mani.
Mi ricordo che quando scoppiò quest’epidemia io ero appena tornata dalla Francia, avevo fatto un viaggio d’istruzione, e mi dissero che se fosse scoppiata ufficialmente l'epidemia, prima noi saremmo potuti rimanere bloccati lì. Come dicevo, iniziarono le chiusure delle scuole, cosa che per me e i miei compagni, che eravamo all’ultimo anno delle superiori, non fu proprio una cosa bella perché avevamo l’esame di maturità e tutti i prof. giorno per giorno, ci inviavano i compiti da svolgere, video, schemi, appunti, ma non essendo a scuola, noi non potevamo apprendere al meglio quanto ci veniva assegnato, però, per quell’anno lì, i programmi durante la chiusura della scuola, che prolungavano sempre, vennero svolti così.
Io e i miei amici non eravamo preoccupati più di tanto per la nostra salute, perché sapevamo che questo virus, per la maggior parte dei casi, infettava persone anziane già con altre patologie, oppure persone con difese immunitarie abbastanza deboli. Ovviamente noi uscivamo, però tenendo sempre conto delle norme igieniche e sapendo che, essendo giovani, avevamo più possibilità!
Ogni giorno sui media usciva un caso diverso per il quale qualcuno si era preso questo virus, si leggevano le informazioni su internet e - pur essendo nel 2020 - c’era tanta gente ignorante che metteva in giro voci false, quando le uniche persone da ascoltare erano i medici che parlavano al telegiornale, dando dati e informazioni attendibili.

Allora, ragazzi, la mamma vi ha raccontato questa vicenda perché vorrei che, se vi trovaste in una situazione del genere, voi non aveste paura e tanto meno creaste dell’allarmismo inutile: semplicemente dovrete stare tranquilli e rispettare le norme, informandovi su quello che accade, perché il resto non serve a nulla.


Sara Pagano, V D TUR

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Rebecca

Nelle ultime settimane l'Italia ha dovuto affrontare una nuova emergenza l'arrivo del COVID-19, conosciuto da tutti come Corona virus, quest'ultimo si dice si sia propagato in Cina già alla fine del 2019, ma le prime notizie in Italia si sono diffuse più o meno a fine gennaio, periodo nel quale il virus probabilmente, secondo gli esperti, era già arrivato in Europa.
Le misure adottate per isolare il virus il più possibile sono state pressoché inutili, poiché essendosi diffuso prima di gennaio in Cina, l'Italia e il resto dell'Europa non sono riusciti ad organizzarsi in tempo per contrastare tutto ciò ad esempio con un maggiore controllo alle frontiere e dei voli provenienti da quelle zone.
Quando parliamo di epidemie non possono non venirci in mente il Decameron di Boccaccio e i Promessi Sposi di Manzoni, entrambe le opere parlano della Peste. Boccaccio ne è testimone diretto perché ha vissuto proprio in quel periodo, mentre Manzoni ha ambientato il suo più celebre romanzo in quell'epoca pur senza essere stato protagonista diretto dell'epidemia della peste, ma semplicemente leggendo e documentandosi. Entrambe le opere fanno intuire l'incapacità dell'uomo di gestire questo tipo d'emergenza, grazie al progresso della nostra epoca , ci ritroviamo a conoscere molto di più rispetto a ciò che purtroppo si conosceva della peste nel 1348.
Il nostro governo e l'OMS ovvero l'organizzazione mondiale della sanità hanno diramato 10 regole da seguire per contrastare efficacemente il Corona Virus, in questi giorni d'emergenza noi tutti, insieme alle autorità competenti, come la protezione civile, cerchiamo il più possibile di adottare questi sistemi all'interno della nostra vita quotidiana, che purtroppo abbiamo visto stravolgersi da un giorno all'altro. In questi giorni di emergenza nel nostro paese i mass media ci hanno letteralmente bombardato di notizie che hanno creato panico tra i cittadini e ho assistito a scenari che fino poco tempo prima avevo visto solo nei film. Le persone, per paura, hanno iniziato a fare scorte alimentari depredando i supermercati, inoltre a peggiorare la situazione si sono diffuse moltissime fake news nel web, che hanno alimentato sempre di più la paura e l'ansia nei confronti di questo virus, che, pur non avendo un tasso di mortalità elevato, ha già iniziato a bloccare l'economia del nostro paese, ciò che preoccupa di più è che se la diffusione del virus continuerà con questo passo, la nostra sanità si ritroverà in “ginocchio”: gli ospedali saranno paralizzati a causa dei troppi pazienti da curare.
Per contrastare il contagio, si è cercato di sensibilizzare la popolazione cercando di dare delle regole, ma personalmente non ho notato tutta questa attenzione a quest'ultime.
Un'altra cosa che mi ha fatto riflettere è il non rispetto che molte persone hanno avuto nei confronti del nostro paese, visto che appena hanno sentito che la regione della Lombardia e altri comuni in Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna sono stati chiusi, perché etichettati come zone rosse, sono scappati con il primo treno o aereo a loro disposizione, non curanti del fatto che così hanno e stanno continuando ad alimentare i contagi! E' questa inciviltà molto forte che potrebbe costare cara alla nostra nazione.
Devo ammettere che inizialmente anch'io ero molto spaventata da questo nuovo virus, che ormai si è espanso in tutto il mondo, ma sono fiduciosa che tutto questo presto passerà e che finalmente potremmo ritornare alla vita di sempre, e chissà se questa situazione non ci farà apprezzare di più le piccole cose e i momenti con la nostra famiglia e i nostri affetti. Una cosa è però certa: subito sarà difficile ricominciare a vivere la normalità, ma sento che questa esperienza ci darà una spinta per fare di più e farlo meglio, come solo noi italiani sappiamo fare. 

Rebecca Sabatino, V D TUR

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Nahuel

Mi trovo oggi a dover parlare di un argomento difficile da trattare, una cosa nuova per me e per tutti gli italiani. Oggi vi parlo di come viene visto il Corona Virus agli occhi di un diciannovenne genovese.
É nato tutto qualche mese fa quando si iniziava a vociferare di un virus simile alla polmonite in Cina, nato da un pipistrello o qualcosa di simile, ed essendo che si parlava dell' Estremo Oriente nessuno era particolarmente agitato. Ma ben presto la situazione cambiò: i contagi divennero sempre di più ed esattamente il giorno dopo il mio rientro in Italia, dopo un soggiorno in stage di una settimana in Francia, arrivarono le prime ordinanze dal Ministero...
Dopo il primo contagio in Italia chiusero le scuole per una settimana. Per un ragazzo sapere che la scuola è chiusa è sempre la notizia più bella che si possa ricevere, perciò nessuno si preoccupò più di tanto del vero motivo di tale decisione. Inizialmente sembrava un sogno: uscire il martedì sera e rientrare a casa alle 3 di mattina, stare tutto il giorno con gli amici o con la fidanzata, ma poi arrivarono le prime notizie allarmanti. Il virus aveva iniziato a uccidere in Italia, e i casi di ammalati diventavano sempre di più.
Quello che all'inizio era sembrato un sogno, iniziò a trasformarsi in un incubo. La gente iniziò a prendere sul serio la questione, e il disinfettante per le mani divenne il nuovo oro. Le scuole rimasero chiuse per un' altra settimana, le partite di calcio sospese ma potevamo ancora uscire... per il momento. Poco dopo, però, arrivò il panico generale: la gente usciva a fare scorte di cibo svaligiando interi supermercati, come se stesse arrivando la fine del mondo.
Ora mi trovo a vivere la terza settimana di chiusura delle scuole, e sono cambiate tante cose dal mio rientro dalla Francia. Ad oggi non ci si può stringere la mano per salutarsi, bisogna stare a un metro di distanza l'uno dall'altro, al cinema bisogna stare a un sedile di distanza, gli autobus girano con la porta e i sedili vicino all'autista blindati, gli impianti sportivi sono chiusi, i teatri, le biblioteche e i pub sono chiusi. Quindi quella che sembrava una vacanza ora sta diventando una prigionia. I genitori ora chiudono i figli in casa e il Presidente si è mostrato molto scontento dall'atteggiamento di menefreghismo dei cittadini che, nonostante le varie ordinanze, continuano a vedersi ogni giorno, stando in stretto contatto tra di loro e, in alcuni casi non rispettando nemmeno le norme di igiene personale. Alcune regioni o province d'Italia, definite “zone rosse”, sono state addirittura blindate dal resto della nazione, sembra davvero di essere in un film dell'orrore. Adesso il panico c'è e bisogna gestirlo.
Non la definirei come la peste di Firenze di cui parlò Boccaccio, ma sicuramente il Corona Virus a Genova, come in Italia e nel mondo, è una brutta piaga che sta mettendo tutti in difficoltà. Non so cosa potrebbe accadere domani, io cerco di vivere la mia vita serenamente stando attento all'igiene e sperando che si trovi una cura al più presto, per poter tornare a vivere la mia vita.

Nahuel Coppolino, V D TUR

domenica 8 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Andrea

Oh l’Italia, il paese della bella vita, il paese del mare e della montagna, dell’arte e del cibo, dei profumi e delle canzoni...
Ma è anche il primo paese per contagiati di Corona virus in Europa e terzo nel mondo!
Pura casualità? No, è solo colpa nostra. Da sempre ci siamo evidenziati nel mondo come quelli che “se ne fregano” o quelli che, in qualche modo, fanno quello che vogliono, senza pensare alle conseguenze.
Beh in questo caso la nostra ignoranza ci ha punito, c’è chi si è allarmato troppo svuotando i supermercati al primo caso di Corona virus in Italia, anche se si trovavano lontani da esso, e c’è chi invece non si è minimamente preoccupato pur essendo a stretto contatto coi primi contagi, muovendosi, spostandosi, continuando a vivere come se nulla fosse, facendo così il contrario di tutto ciò che una persona in questi stati di emergenza non deve fare.
Fine Febbraio, la gente è in panico e “scappa” via dalle città verso altre regioni, che bella mossa, portando il virus ad espandersi. Prima o poi doveva succedere, purtroppo, come ho già detto, siamo un paese di stupidi e gli stupidi sono i primi a beccarsi le malattie. Iniziano le varie “quarantene” e ovviamente c’è chi non le rispetta, beh ma questo è un “caso” a parte.
Il primo “caso” di Corona virus, invece nasce in Cina, a Wuhan. Una grande città industriale con più di 11 milioni di abitanti. Inizialmente sembrava tutto così confuso, una semplice influenza oppure un’epidemia? Colpisce solo alcune persone oppure tutte? La disinformazione ha causato un grosso contagio nella città in questione, che è stata dopo pochi giorni “barricata” e tutti erano chiusi in casa. Il modo migliore per fermare o almeno “limitare” il virus, infatti, è quello di contenere le persone infette e sospette in un ristretto luogo, per evitare che si espanda. Quando si parla di Cina si parla di numeri, infatti il numero di contagiati attuale è di 80 mila persone… Trovo spaventoso questo numero, anche se, calcolato sulla popolazione totale della Cina, è nulla in confronto. Ciò che più mi preoccupa è come l’Italia reagirà, come limiteremo il contagio per evitare di toccare quei numeri che si vedono in Cina. Non sono per niente fiducioso, perché come ho già detto, se verranno prese delle misure di sicurezza la maggior parte degli Italiani non le rispetterà, come ammetto di non averle rispettato anch’io involontariamente.
Da poco hanno prolungato la chiusura delle scuole e di teatri, cinema, pub, impianti sportivi… insomma tutti i luoghi dove masse di persone si possono incontrare. Giustamente direi, è il minimo che si possa fare, ma c’è chi invece è indignato perché le partite di calcio non vengono disputate… cosa? Anch’io amo il calcio ma a tal punto da rischiare una pandemia, perché così sta diventando, no grazie.
Da quando è arrivato in Italia il Signor Virus ho sempre sostenuto una cosa, o si chiude tutto o non si chiude niente. Perché pensandoci, se chiudiamo le scuole ma la gente continua a lavorare stiamo solo “ritardando” o “alleviando” l’epidemia. Prendiamo per esempio un postino che deve continuare a lavorare, stare a contatto con tutti i suoi colleghi, toccare portoni, porte, fogli o cos’altro che chissà da chi sono stati toccati. Non sto dicendo che il virus si prende toccando qualsiasi cosa, ma la possibilità c’è. E perché dobbiamo rischiare? Bisogna stroncarlo sul nascere, prima che diventi ingestibile. E cosa più importante, va fatto adesso!
Pregare che tutto questo finisca è inutile, io a Genova la sto vivendo bene, ma c’è chi a pochi kilometri di distanza non può uscir di casa e non vorrei trovarmi nella loro situazione. Il punto non è “speriamo che tutto finisca” perché non esiste una bacchetta magica, bisogna rimboccarsi le maniche. Il punto è “speriamo che L’Italia si svegli!”.

Andrea Carbone, V D TUR

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Veronica

Da ormai qualche mese l'Italia è stata vittima di un'epidemia da Corona virus.
Si tratta dell'ottavo Corona virus riconosciuto ed è paragonato alla SARS, perché anche questo attacca l'apparato respiratorio, ma a tutt'oggi è in fase di studio, quindi ha un tasso di mortalità ancora incerto.
Il primo contagiato è stato nella citta di Wuhan, in Cina, più o meno a fine Dicembre 2019; invece in Italia si è registrato il primo contagio il 21 Febbraio 2020, ma le analisi confermano che il virus era presente nel nostro paese già da diverse settimane prima.
Da quando questo virus è entrato a contatto con il nostro paese, i cittadini hanno sviluppato un comportamento difensivo e con manifestazioni di panico, svuotando i supermercati e cercando di trovare anche, oltre ai prodotti di prima necessità, mascherine e Amuchina in modo compulsivo.
Ad oggi, invece, con l'adeguata comunicazione data da chi si occupa del caso, come ad esempio l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio dei Ministri, le persone sono tenute, per cercare di limitare il contagio, a mantenere un comportamento responsabile, soprattutto coloro che vivono nelle cosiddette “zone rosse”. Sono tenute, dicevo, o meglio: sarebbero state tenute, ma così non è stato, perché alcuni hanno avuto comportamenti irresponsabili in quanto, nonostante fossero a conoscenza del virus e della possibilità di essere già contagiati, anche se asintomatici, hanno continuato a viaggiare da veri incoscienti, causando una contaminazione in altre regioni e stati.
A questo punto la situazione è diventata più difficile da gestire, perché le persone che potrebbero essere positive al virus, “sparse” a causa degli spostamenti, stanno trasformando l'epidemia in una pandemia.
Anche per questo motivo hanno chiuso quasi tutti il luoghi pubblici, tra cui le scuole e non si sa ancora ufficialmente quando riapriranno, sicuramente, nonostante i disagi, è il modo migliore per tenere sotto controllo, per quanto si possa, la questione.
Il problema fondamentale di questo virus, è che alcuni lo manifestano con sintomi evidenti e per questo motivo hanno bisogno di un ricovero ospedaliero, ma altre persone, essendo asintomatiche ma contagiose, hanno la possibilità di contagiare involontariamente gli altri! In questo modo si rischia di creare un contagio di dimensione tale che sebbene il nostro sistema sanitario nazionale sia uno dei più all'avanguardia, rischia di collassare per via dell'elevato numero di contagiati, dato che non abbiamo abbastanza strutture apposite.
Personalmente ho paura di come possa evolversi la situazione; ma soprattutto mi preoccupa il fatto che chiudano le entrate e le uscite di alcune province e regioni, questo non è un buon segno e può mettere a disagio molte persone, che magari lavorano fuori città, come ad esempio i miei genitori che lavorano in Piemonte e Lombardia.
Spero che si ristabilisca l'ordine, che ormai sta andando a perdersi, e che tutto questo finisca presto cosicché torni la normalità.

Veronica Rossini, V D TUR 

I giorni del Corona virus - Il memoriale del "vecchio" Daniele

Genova, 13 Gennaio 2079

Nel lontano 2020 nella nostra amata nazione, l’Italia, ma anche in tutto il resto del mondo, si affrontò una cosiddetta Epidemia Mondiale, causata da un nuovo virus mai registrato dagli scienziati di tutto il mondo, il Covid-19, più banalmente conosciuto come Corona Virus, nome applicato al caso, proprio perché il batterio era a forma di corona.

Mentre il virus era in circolazione, affrontammo la situazione come se fossimo in un film, sì esatto, come nel grandioso film “Io sono leggenda” con Will Smith, dove interi scaffali di supermercati venivano svaligiati, le farmacie erano costrette a chiudere perché non potevano fornire più nulla e, man mano che si andava avanti, ogni struttura, partendo dalle scuole fino a arrivare a discoteche, pub, ristoranti ecc, veniva chiusa (ovviamente nel film le condizioni erano diverse e ben peggiori).
Ogni giorno venivamo imbottiti di informazioni vere o false che in molti casi creavano allarmismo, perché la gente purtroppo anche nel 2020 era ignorante: bastava che una notizia venisse lanciata sul web o in giro per le strade, in maniera sbagliata o leggermente diversa dalla realtà, e si andavano a creare scenari impensabili, ovvero in molti casi il panico più assoluto. Non nego, perché sarei un bugiardo, che le morti che ci furono, anzi, al tempo furono molte, perché ogni giorno si sentivano casi in qualsiasi parte del mondo, ma se le cose vanno dette, le si devono dire bene: nel primo mese, se non ricordo male, la percentuale di mortalità del virus era del 0,02% perché esso colpiva in gran numero le persone anziane, o persone affette già da uno o più tumori, poi è anche vero che questo numero si alzò fino a superare il 4%, però rimase sempre una percentuale molto bassa di decessi per il virus, e sulla morte non ci sono scuse, però colpiva gli anziani, come sono ora io, o le persone con gravi difficoltà di salute. Al tempo io ero giovane e non mi preoccupavo, perché sapevo che essendo forte e giovane la potevo combattere, infatti io e i miei amici, con tutte le accortezze del caso, uscivamo tranquillamente, dedicando tempo allo studio ma anche allo svago, anche se quest’ultimo in parte ci era stato giustamente limitato, come andare in discoteca o bersi una birra al bar.

In queste righe del mio breve memoriale, voglio però spiegare, innanzitutto, dove e da cosa nacque il virus. Quel “Covid-19” nacque nel dicembre del 2019 in Cina, nella città Wuhan, città nel centro della nazione Cinese dove una parte della popolazione delle zone rurali si nutriva di animali non certo consueti sulle nostre tavole, partendo dai ratti, passando da qualsiasi pesce crudo o appena pescato (magari solo per fare video singolari o apparire al mondo esterno) per arrivare a pipistrelli, cani e gatti! Quella malattia era dovuta a un virus che normalmente si trovava nei pipistrelli e, se non ricordo male, un abitante di Wuhan mangiò un pipistrello portatore del Covid-19 e cominciò a portarselo dietro spargendo il virus. Come ho già detto in precedenza, le notizie che venivano messe in giro potevano essere fraintese o falsate, infatti al tempo circolavano anche voci che il virus fosse stato diffuso sul pianeta terra dall’uomo stesso, per diminuire la popolazione; o ancora, una voce che circolava era quella di una terza guerra mondiale batteriologica iniziata dagli americani, per combattere economicamente la potentissima Cina del tempo: diciamo che, se fosse vero, il piano riuscì, perché i mercati cinesi e le loro aziende persero molto.

Nella mia amata Italia invece si diffuse mesi dopo, e mi ricordo che quando si venne a sapere del primo caso italiano io ero in Francia, con la mia scuola, per uno stage e ci dissero che se si fosse espansa brutalmente saremmo dovuti rimanere ancora per molto lì. Il primo focolaio italiano fu a Codogno in Lombardia, dove una signora di 79 anni andata in viaggio in Cina, era tornata in patria infetta, dando inizio a una inevitabile epidemia. Mi ricordo che le scuole chiusero prima per una settimana, poi fino ad arrivare a un mese di stop senza lezioni. Quell’anno, inoltre, io e miei compagni del 2001 avevamo la tanto temuta maturità, che non mi ricordo nemmeno in che modo la affrontammo, perché ovviamente la mancanza di lezioni per più di un mese si fece sentire sul programma.

Oggi auguro ancora molti anni di salute ai miei due figli Bianca e Pietro, e dico loro, da padre, solo questo: in caso io non ci fossi più e dovesse nascere una situazione simile a quella del 2020, fate in modo di non creare allarmismo inutile, bisogna informarsi e affrontare il o i problemi in maniera civile e ordinata, perché il resto non serve a nulla.

Daniele Scaccianoce, V D TUR

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Sara

Il nostro Paese, ormai da qualche settimana è “casa” dell’ormai famosissimo Corona Virus.
Ero convinta, fino a pochi giorni fa, che l’Italia campasse molto sulla diffusione di questa nuova malattia. I politici, i telegiornali e i giornali diffondevano alla popolazione troppa paura, facendo così un vero e proprio terrorismo psicologico. Essere arrivati al punto di dover svuotare interi supermercati, la vendita del disinfettante per le mani a prezzi esorbitanti, l’aver paura di dovere uscire di casa: mi sembrava una situazione molto esagerata.

Ora, però, inizio a temere anch’io questa veloce espansione del Corona Virus che ha portato la chiusura delle scuole, dei bar, delle discoteche, dei cinema, dei teatri, i musei; le misure di sicurezza prese sia per la popolazione che per i lavoratori, come per esempio per gli autisti dell’autobus con il non poter più utilizzare le porte davanti, o l’uso dei guanti per cassieri, baristi…
Ho paura perché penso che la situazione sia molto più delicata e complessa di quel che già appare, e penso anche che non sappiamo tutto quello che sta succedendo, negli ospedali soprattutto. Sento solo notizie di morti di persone soprattutto anziane, ma vorrei sapere quante persone in realtà sono in ospedale, in attesa di fare il tampone, magari con una brutta polmonite. Vorrei sapere la verità, mi preoccupa che non ci stiano dicendo tutto.

Il problema, penso, che colpisce in special modo gli adolescenti, è la scuola. Soprattutto per i maturandi: siamo maturi ma non troppo per metterci a studiare da soli a casa, abbiamo ancora bisogno di un aiuto da parte dei professori: spiegazioni, appunti. Cose che da soli non riusciamo ancora a fare.
Non riusciamo ad organizzarci e per quanto si siano create le aule virtuali ci troviamo molto in difficoltà, ma questo vale anche per i professori. Può capitare che l’app non vada per il sovraccarico di utenti che la utilizzino, che uno studente non abbia il computer per aprire i documenti assegnati…

È una brutta situazione quella che l’Italia e il mondo sta vivendo, spero solo che chi di dovere prenda le giuste precauzioni o provvedimenti, ma, soprattutto, che venga detta tutta la verità a noi cittadini.

Sara Pomati, V D TUR

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Giulia

L’anno 2020 è appena cominciato ma è un anno diverso dagli altri passati. Siamo solo ai primi mesi e già abbiamo dovuto affrontare varie tematiche abbastanza pesanti: da una fantomatica ipotesi del rischio di una terza guerra mondiale al pericoloso incendio che ha colpito l’Australia e ha visto migliaia di animali bruciati vivi, e adesso abbiamo a che fare con un virus chiamato CODIV-19 e conosciuto semplicemente come Corona virus! Ma cos’è? In cosa consiste?

Il COVID-19 consiste in un'ampia famiglia di virus respiratori, che possono causare malattie lievi, come un semplice raffreddore, o malattie più gravi, come per esempio una sindrome respiratoria acuta grave. Questo tipo di malattia presenta vari sintomi, che si possono identificare in una persona come febbre, tosse secca, mal di gola e, in particolar modo, difficoltà respiratorie. Insomma, come una semplice influenza, ma con la possibilità di sviluppi più gravi e complicati.
Di solito questo virus è presente in animali, tipo in pipistrelli e cammelli, ma quest’anno sta colpendo in particolar modo gli esseri umani in circostanze misteriose. Infatti non si sa da dove realmente provenga, ma sappiamo con certezza che si è sviluppato all’inizio a Wuhan in Cina e, col tempo, si è diffuso nella maggior parte dei paesi in Cina e in varie parti del mondo, soprattutto in Italia.
Come si sta vivendo questa situazione, principalmente nel nostro paese? Da quando è scoppiata questa pandemia del Coronavirus, tutti sono allarmati per la possibilità di un aumento di contagio, dato che questo virus è pericoloso non tanto per i vari sintomi, ma per la facilità con cui si può trasmettere da persona a persona e, a causa di ciò, lo Stato sta prendendo provvedimenti in maniera da ridurre il più possibile il numero di vittime e di contagiati, con limitazioni che vanno dalla chiusura di tutte le scuole di ogni genere e grado - non solo nelle zone rosse, ma in tutta Italia - e quella di luoghi dove ci sia la possibilità di avere contatti abbastanza ravvicinati, come teatri, musei e pub, a varie limitazioni che interessano i bar, i ristoranti e i centri sportivi aperti.

Sono state fatte varie raccomandazioni, come lavarsi spesso le mani, stare a un metro di distanza dalle persone o, appunto come dicevo prima, non stare a lungo in luoghi (aperti o chiusi) molto affollati, per quanto sia possibile. Tra l’altro, parlando dell’ambito scolastico, hanno annullato qualsiasi tipo di viaggi, escursioni e gite organizzate nell’arco di tempo in cui è esploso questo fenomeno del Coronavirus e sono state sospese le lezioni fino al 15 marzo, in maniera tale che ogni scuola prenda le giuste e obbligatorie misure di prevenzione imposte dallo Stato contro questo virus.

Detto ciò, tutto questo sta causando varie problematiche che interessano gli studenti, soprattutto quelli che quest’anno devono affrontare esami di terza media, Maturità ed esami universitari; i professori, che non riescono ad andare avanti con il proprio programma ed a fissare verifiche orali e scritte; e le famiglie, che non hanno la possibilità di tenere i propri figli in casa, a causa dei propri impegni lavorativi e non. A questo proposito, le scuole hanno dato la possibilità di utilizzare le cosiddette “Aule virtuali”, in modalità online dal registro elettronico, per far sì che studenti e professori si mettano in contatto per condividere materiale per poter andare avanti con lo studio, in modo tale da non rimanere troppo indietro col programma in ogni materia.

Ora che abbiamo più o meno messo in chiaro la situazione che stiamo vivendo in Italia, ritengo che tutto quanto è stato deciso al proposito sia giusto da un lato, perché, grazie a questi provvedimenti, stiamo riuscendo in qualche modo di limitare il più possibile la diffusione di questo virus, dato che, oltre e soprattutto per la nostra salute, ci sono anche motivi di numero di posti in zone ospedaliere, che non possono assistere un numero di pazienti troppo elevato, e questo ci può causare un po’ di difficoltà ma è l'unica strada da intraprender. D'altro lato, però, non ritengo giusto che debba esserci cosi tanto allarmismo da chiudere, per tempi lunghi, luoghi chiusi necessari, come la scuola, e tenere aperti, se pur con limitazioni altri luoghi, come per esempio i centri sportivi, che comunque, secondo la mia opinione, sono più pericolosi delle scuole; così come mi sembra assurdo svuotare supermercati e farmacie per paura del Coronavirus o discriminare i cinesi che vivono nel nostro paese, solo perché tali e perché si pensa che l’abbiano portato loro (cosa assolutamente non vera), come è successo i primi tempi. Ci può stare la preoccupazione, ma arrivare a questi estremi mi sembra davvero esagerato, dato che intanto la maggior parte delle persone tende più o meno a vivere la loro vita normalmente, nonostante tutto.

Spero che questo periodo passi in fretta e che si trovi una soluzione definitiva per il Corona virus, in maniera da non avere più vittime mettendo fine a questa situazione, in modo tale da tornare a vivere senza preoccupazioni di questo genere.

Giulia De Franchi, V D TUR

sabato 7 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Francesca

Sono ormai passati 4 mesi dalla prima diffusione, in via telematica, della notizia della nascita di un nuovo virus sconosciuto all’uomo; esso prende il nome di “COVID-19”, ma viene soprannominato da tutti “Corona virus” (per via del suo aspetto simile ad una corona).
Il Corona virus giunge inizialmente nella città di Wuhan, situata nel centro-est della Cina, ma inizia ad espandersi in breve tempo e con molta facilità nel restante territorio cinese. Nonostante le origini di questo virus siano strettamente legate al mondo animale (in principio unica specie in grado di contrarlo), a causa di alcuni fenomeni sconosciuti alla comunità scientifica, la trasmissione di esso è riuscita a contaminare anche l’uomo. Questo virus presenta sintomi analoghi ad una comune influenza stagionale, quali febbre, tosse e difficoltà respiratorie; da considerare però l’esistenza di casi più gravi, dove tali sintomi potrebbero sviluppare problemi più consistenti, come polmoniti, sindromi respiratorie gravi o, in casi eccezionali, la morte.
Con il trascorrere delle settimane, non riuscendo a contenere il contagio, il virus inevitabilmente è uscito dai confini cinesi per espandersi in Europa, provocando un allarme internazionale, e ad oggi uno dei paesi più colpiti risulta essere l’Italia, con più di 3000 contagiati su tutto il territorio nazionale, interessando prevalentemente le zone lombarde, venete, emiliane e liguri.
Vivendo il problema dalla mia situazione, ovvero quella di una ragazza comune che risiede nel capoluogo ligure, sento intorno a me un clima caratterizzato da molta tensione. Passeggiando per le vie della città, salta subito all’occhio la quantità di strutture pubbliche temporaneamente chiuse a causa del virus, quali cinema e teatri, oppure il numero basso di persone presenti all’aria aperta o sui mezzi pubblici. Io stessa sono preoccupata da cosa ci riserverà il futuro di questa malattia, ma non per questa ragione ci dovremmo sentire costretti a bloccare l’andamento di un paese.
Tuttavia, per far fronte a questa epidemia, il governo italiano, oltre che a ribadire le accortezze da avere durante la quotidianità (ovvero detergersi regolarmente le mani ed evitare i contatti con il pubblico), ha preso come provvedimento la chiusura di scuole ed università in tutto il paese per svariate settimane, le quali continuano ad aumentare a discapito degli studenti. Comprendo le difficoltà nel gestire la situazione da parte del governo, ma non sarà chiudendo gli istituti che si risolverà il problema.
Da non dimenticare il dettaglio più importante, ovvero, nonostante il numero elevato di contagi, il tasso di mortalità ammonta ad una percentuale minima, la quale colpisce prevalentemente persone anziane o con malattie pregresse. Purtroppo molta gente, non essendo a conoscenza di questi dati, esprimendo i propri pareri come fossero verità assolute, alimenta solamente la falsa informazione e l’odio reciproco; esempio è il disprezzo, talmente forte da poter essere definito razzismo, nato contro chiunque sia di origine cinese, perché ritenuto responsabile della nascita del virus. Vivere in una società dove tossire o starnutire in pubblico significherebbe essere emarginato perché considerato un “appestato”, o dove una persona d’origine asiatica debba sentirsi costretta a dichiarare la propria nazionalità, e dimostrare di non provenire dalla Cina, per paura di essere aggredito o insultato, è impensabile e sicuramente più spaventoso di una malattia dichiarata “curabile”.
Per concludere, non giudico le persone impaurite dal “Coronavirus” ma semplicemente, per evitare fraintendimenti, bisognerebbe informarsi accuratamente (prendendo sempre le giuste precauzioni), e soprattutto senza farsi prendere dal panico, perché a tutto esiste una soluzione.

Francesca Bassignani, V D TUR

I giorni del Corona virus - Le testimonianze di Kathrin e Sara

Il corona virus è un virus altamente contagioso, con sintomi simili a quelli dell’influenza; si tratta di una malattia che si è diffusa partendo dalla Cina. Il mondo intero ne è così spaventato da aver assunto importanti misure contenitive del contagio. Pare che la pericolosità sia più sentita dalle persone di una certa età e con gravi patologie.
Trattandosi di virus che si diffonde per le vie respiratorie, gli Stati si stanno preoccupando di assumere misure adeguate.
In Italia, si è deciso, tra le altre cose, di chiudere scuole, università e chiese (messe e i riti previsti per le Ceneri sono state spostate, sostituendoli, ad esempio, con messe online), per un lungo periodo. L’obbiettivo è limitare la concentrazione di persone in luoghi chiusi. Si è suggerito un lavaggio frequente delle mani e l’uso di disinfettante, inoltre le autorità si raccomandano di evitare baci e strette di mano, oltre a mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro.
In Liguria, i primi casi hanno riguardato persone provenienti dalle prime zone colpite in Lombardia. Malgrado la quarantena, infatti, non è stato da subito possibile controllare gli spostamenti; pertanto, dalla Lombardia il virus ha poi trovato diffusione nella nostra regione e in altre.
L’aria che si respira in giro per la città è indubbiamente di ansia e preoccupazione: a volte basta uno starnuto o un colpo di tosse per ricevere sguardi di diffidenza.
Sebbene a Genova difficilmente si trovino persone con la mascherina, la paura è tanta. C’è anche chi ironizza, prendendo in giro chi invece si preoccupa giustamente.
Il rischio di ulteriore diffusione è reale, ma bisogna andare avanti con la vita quotidiana nei limiti del possibile e, soprattutto, non dimenticare la buona educazione e la gentilezza.
Molte delle misure suggerite dal governo sono regole di buona convivenza, che non tutti praticavamo: basti pensare a coprirsi la bocca in caso di starnuti e tosse, o alla pulizia quotidiana.
Ciò che spero è che, quando questa emergenza sarà conclusa, le persone terranno ben stretta la lezione. Non si può sempre discriminare a prescindere, a volte basterebbe più altruismo e tolleranza, caratteristiche che sono risultati scadenti tra la nostra popolazione. A questo riguardo, quello che penso è che gli insulti ai cinesi prima, e la fuga dalla quarantena poi, hanno dimostrato che a livello umano abbiamo davvero ancora troppo da imparare.

Kathrin San Clemente, V D TUR


Il Coronavirus, noto anche come COVID 19, è una sindrome influenzale sviluppatasi in Cina e poi diffusasi in tutto il resto d’Europa.
I sintomi più comuni sono febbre alta, difficoltà respiratorie e malessere generale. Come possiamo notare, questi sintomi sono gli stessi di una normale influenza, ma il livello di contagiosità è molto più elevato ed è proprio questo che spaventa tutti.
Il Coronavirus colpisce maggiormente le persone anziane o quelle con patologie gravi.
Da un giorno all’altro, noi tutti ci siamo trovati a non poter più frequentare la scuola, a dover prestare attenzione ai luoghi d’incontro e ad imparare di nuovo le norme sanitarie - igieniche che ci eravamo dimenticati.
La televisione e i social network hanno terrorizzato le persone con trasmissioni inquietanti e con il conteggio delle vittime minuto per minuto. Di conseguenza i supermercati sono stati presi d’assalto da milioni di famiglie che si procuravano cibo ed altri beni di prima necessità come se fossero state in guerra. Le mamme hanno iniziato a non saper più dove lasciare i propri figli. I viaggi, gli incontri, le feste, i concerti, le partite e tutti gli eventi in cui fossero previsti assembramenti di persone, sono stati cancellati. I bar e i ristoranti hanno perso clientela. Le aziende hanno visto calare drasticamente il loro fatturato e alcuni negozi hanno addirittura chiuso per un periodo.
Purtroppo in questa situazione di disagio e terrore hanno fatto capolino gli "sciacalli". Molti colossi del web hanno iniziato a vendere mascherine ed igienizzanti a prezzi esorbitanti. Su Facebook hanno postato ricette false per creare l’Amuchina mettendo così a repentaglio la vita di chi incoscientemente ha provato a farla ed in alcune case si sono addirittura presentati dei falsi dipendenti della guardia medica, per fare falsi tamponi quando in realtà il loro scopo era solo rubare!
In conclusione, io personalmente penso che questo COVID 19 abbia impaurito tutti ed abbia bloccato, per un motivo o per un altro le nostre vite.


Sara Messina, V D TUR


lunedì 2 dicembre 2019

È dunque più facile arrivare su Marte che rispettare una donna?

Nonostante nel 2019 si possa presumere di vivere in una società ben sviluppata nel rispetto di ogni essere umano, purtroppo non è affatto così, infatti viviamo in un’epoca dove l’uomo è più propenso a sviluppare tecniche per arrivare su Marte che a rispettare una donna.
Non è ammissibile, infatti, che ancora oggi si sentano fatti di cronaca nei quali si parla di stupri, molestie, stalking e, nel peggiore, dei casi omicidi, perpetrati da uomini nei confronti di donne che, come unica “colpa”, avevano il fatto di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, o di essersi fidate di persone vuote, senza un cuore ed un cervello.
È frustrante pensare all'arretratezza dell’essere umano quando accadono tragedie del genere, perché sono atti che non verrebbero compiuti nemmeno dal meno sviluppato degli altri animali presenti in natura. Perciò, com’è possibile che a compierlo sia proprio l’uomo e perché accade più volte e in più parti del mondo? È assurdo come esistano persone che tendono a sottovalutare il pericolo, e che quando sentono notizie del genere pensino che è impossibile che possa succedere a qualcuno a loro caro. In realtà il problema è reale e solo nel 2018 sono state 142 le donne uccise ingiustamente in Italia come ricorda “Il Fatto Quotidiano”, mentre ad anno ancora in corso, nel '19 sono già 95, con il numero di denunce in aumento.
Che sia il partner, l’ex o un familiare il problema esiste, bisogna prestare attenzione ai comportamenti di chi si ha intorno, perché spesso, per paura o vergogna, una donna maltrattata non vede la denuncia come possibile via d’uscita, e nemmeno il dialogo con chi le sta vicino e molto spesso tende alla reclusione in se stessa, arrendendosi al problema, andando incontro ad un destino che nessuna donna merita. E tutto ciò per colpa di un uomo che, molto probabilmente, è troppo egoista per essere in pace con se stesso e con il mondo, che sfoga i suoi insuccessi come essere umano contro una donna che non si meritava una vita del genere, trasformata in un inferno da insulti, umiliazioni, percosse.
Io ritengo che la giornata contro la violenza sulle donne che si tiene ogni 25 novembre sia un’iniziativa giusta per sensibilizzare le generazioni future a non assumere questi comportamenti, ma al contempo penso che la sconfitta dell’umanità stia nel fatto che, ancora oggi, si debba ricorrere a dover sensibilizzare su un argomento, che avrebbe dovuto essere debellato da parecchio.
Voglio sperare che tutte le donne che subiscono questo tipo di trattamenti alzino la testa, prendano coraggio e vadano a denunciare ciò che è ingiusto, che si riprendano la loro vita, perché nessuno di noi merita di vivere nel silenzio, tantomeno una madre o una ragazza costrette a subire umiliazioni indicibili. 


Mattia D'Angelo, V D TUR

domenica 1 dicembre 2019

Uno spiraglio di ottimismo nel buio


Con il termine “violenza sulle donne” si vanno ad identificare tutti quei gesti violenti perpetrati da un uomo nei confronti di una donna, atti a farle del male. Conosciuta anche come “violenza di genere” essa è una problematica che affligge la nostra società fin dai tempi antichi, quando la donna era globalmente considerata inferiore. Sebbene quando si parli di violenza la tipologia più riconducibile a questa espressione sia quella fisica, la donna, durante il suo vissuto, è andata tristemente incontro ad altre diverse manifestazioni violente, ad esempio di tipo sessuale, domestico, verbale e psicologico. Tenendo poi conto della nostra societá in continua evoluzione, le donne di oggi posseggono inoltre il triste primato di essere vittime di tipologie di violenze più “innovative”, come il cosiddetto “mobbing” (violenza sul lavoro) e lo “stalking”, dettato da comportamenti persecutori ripetuti ed intrusivi (come pedinamenti, minacce e molestie).
Tornando alla definizione di tale argomento, catalogato come “violenza di genere”, penso che si tenda ancor di più a sottolineare una disparità ancora presente tra i sessi, cosa che, a mio modesto parere, in un mondo in continuo progresso come il nostro non avrebbe più ragione di esistere. Tuttavia, trovo che le numerose iniziative a favore di questa causa siano realmente efficaci, in quanto contribuiscono in gran misura al raggiungimento di quello che è il loro effettivo fine ultimo: la sensibilizzazione. Quest'ultima, spinge la donna a denunciare eventuali abusi di cui è vittima e l'uomo a riconoscere le possibili conseguenze giuridiche derivanti dal suo essere possessivo e violento. In relazione alla questione giuridica ritengo che, nonostante siano stati fatti enormi passi avanti approvando leggi a favore della tutela della donna, la vera problematica a riguardo, deriva da chi ha il compito di farle applicare, in quanto è possibile constatare che proprio per questa ragione non tutti i colpevoli pagano adeguatamente per le loro spregevoli ed ingiustificabili azioni. È per questo motivo che ho fiducia nel fatto che, con il progresso delle campagne di sensibilizzazione e dei centri antiviolenza e l'incremento di leggi mirate a prevenire, o almeno punire in maniera opportuna chi commette questi reati, in un futuro più che prossimo troveremo ad interfacciarci sempre di meno con realtà disumane come questa.  

Martina Corso, V D TUR