sabato 8 giugno 2019

Per l’ultima volta...


E così, siamo giunti anche alla fine di questo lungo anno scolastico: manca ancora una settimana e i corridoi della nostra scuola sono popolati da ragazze già con la pelle abbronzata dal sole, e da ragazzi con pantaloncini e magliette a mezze maniche.
Sono gli ultimi giorni, le ultime interrogazioni, gli ultimi voti, gli ultimi sacrifici, e poi la tanto attesa “tregua da scuola”.
Poi veniamo noi di quinta, che per la prima volta in tutti questi anni, non sentiamo ancora del tutto l’aria di vacanze.
A guardarmi indietro, sono stati lunghi questi cinque anni, eppure mi ritrovo già qui a scrivere di momenti che, nella mia memoria, è come se fossero accaduti soltanto ieri.  
In un mio articolo passato, parlavo dell’ironia del tempo, citando il primo giorno di classe prima: e voi lo ricordate? Seduti in auditorium ad aspettare che il preside pronunciasse il vostro nome per salire su, nelle nuove classi. Ricordo perfettamente come mi sentivo, agitata e felice al tempo stesso, e soprattutto che posto occupavo: ultima fila nell’ala sinistra, la seconda sedia, poiché la prima era rotta. Avevo conosciuto una ragazza della sezione C, che però non mi ha mai più riconosciuta. Facevamo ‘progetti’ su quel nuovo inizio mentre fissavamo gli altri nostri coetanei, in quell’auditorium tanto grande, che ora ci sembra tanto piccolo.
E quanti compagni abbiamo perso e lasciato indietro, nel corso di questi anni… Il primo anno ero tanto felice di aver trovato un gruppetto di amici, eravamo in cinque, tutti vicini di banco. Con tre di loro avevo formato un trio ancora più stretto: eravamo le tre escluse dalla classe, e avevamo solo noi su cui contare, forse è questo che più ci ha unito. Ma purtroppo, non tutte le cose belle durano per molto. Rammento ancora con tristezza quella mattina in cui tutti loro mi avvisarono di essere stati bocciati. E io passai l’estate a sperare nell’arrivo di un nuovo compagno di classe, giusto per ricominciare da capo con qualcuno.
E questo “qualcuno” per fortuna arrivò. Ma fu un anno molto pesante, che faccio ancora ora fatica a dimenticare, soprattutto quando dopo cinque mesi rimasi da sola, nuovamente, poiché la nuova arrivata decise di ritirarsi dopo diversi episodi che ci colpirono, a cui lei però non era abituata, mentre a me hanno fortificato.
E poi la tanto attesa terza. Non so voi, ma io non vedevo l’ora di iniziare le materie d’indirizzo e l’alternanza scuola-lavoro. Questo fu l’anno in cui cominciai ad avere amicizie in altre classi, e a differenza dei due anni passati, questa volta il mio compagno di banco è rimasto tale fino ad oggi.
E che dire della quarta, l’anno della pre-svolta, dove già veniamo catapultati a pensare a scelte del futuro. Rimarrà un bel ricordo quello legato all’alternanza, la soddisfazione di quando, dopo il mese di stage, hanno ricontattato la scuola perché mi volevano ancora in hotel con loro. Mi trovavo lì, quando scoprii che un mio articolo che avevo scritto per la scuola, era stato pubblicato sul Secolo XIX! Lo lessi a tutti in hotel, e per me questa pubblicazione rimarrà sempre il punto d’inizio di un qualcosa che non voglio ancora finire.
E in un modo o nell’altro, ci ritroviamo in quinta, a fare da cavie per il nuovo esame. Durante l’anno alcuni professori ci hanno trasmesso molta ansia, ansia che oggi ci porta a pensare alla prova che ci attende in maniera molto negativa, quasi temendola.
Con un po’ di gioia, ma anche con dispiacere, non abbiamo lasciato indietro solo compagni, ma anche professori.
Ringrazio molto coloro che fin dal primo anno hanno creduto in me e mi hanno apprezzato, senza ostacolarmi, ma soprattutto chi, oltre che a spiegare la lezione, sa anche ascoltare. In particolare, voglio dire grazie ad alcune di loro, ognuna per motivi diversi. La professoressa d’italiano, Corbo, per avermi dato la possibilità di scrivere su questo giornalino, frutto dei miei primi lavori pubblicati. Non dimenticherò mai la gioia di quando leggevo sulla pagina facebook della scuola, il mio nome accostato ad un mio articolo. La professoressa di discipline turistiche aziendali, Vetuschi, per aver creduto in me, soprattutto nel campo dell’alternanza.  La professoressa d’inglese, Gallino, per essere stata l’unica ad avermi fatto amare maggiormente le lingue e il turismo, uno dei motivi principali della mia scelta dell’università, poiché confido nel fatto di trovare qualcuno che le sappia trasmettere come lei. E infine, ma non ultima, la professoressa Garuti, persona molto gentile e disponibile. Mai avrei pensato di appassionarmi anche alla matematica, ma così è stato, grazie al suo modo di spiegare, all’impegno e alla disponibilità che ci mette, riguardante la sua materia e non solo, e questi, a mio parere, dovrebbero essere gli strumenti di ogni professore.
Una critica alla scuola, però, la voglio fare: sarebbe più giusto che noi studenti avessimo l’opportunità di avere una continuità con tutti i professori e per tutte le discipline. La mia classe, ad esempio, è stata particolarmente sfortunata in questo, avendo cambiato diversi docenti ogni anno, in diverse materie.
Sono giunta ai saluti. Tra pochi giorni la scuola finirà e cambieranno le mie abitudini. Nonostante tutto rimarrà un bel ricordo, mi mancherà avere un banco tutto mio (sempre nello stesso posto per cinque anni) e camminare tra quei corridoi grigi.
Il mio consiglio, cari lettori, è sempre questo: godetevi questi anni che, potrebbe non sembrare, ma passano velocemente. 
Per l’ultima volta,
Lucia Schifano, V E tur



giovedì 6 giugno 2019

Arrivederci

E anche quest'anno siamo giunti ai saluti. Si chiudono i programmi, le ultimissime interrogazioni, e queste ultime ore insieme, caotiche e rilassate ci sembrano lunghe e brevi allo stesso tempo.
Domani ci saranno le premiazioni per chi si è distinto in quest'anno scolastico, lunedì la tanto attesa festa di fine anno e martedì si chiude bottega nel nome del football.
E poi i risultati, gli ultimi colloqui, felicità, disappunto, rimpianto, soddisfazione. E infine, per i "quintini", la temutissima MATURITA' (e sì, noi si continua a chiamarlo così, l'Esame di Stato): ancora un mese di patimenti, ansie e fatica, fino al fatidico numerino che proclamerà la fine di un percorso (più o meno accidentato) fatto insieme a coetanei e ad adulti, con cui si sono condivise ore che - nel bene e nel male - vi hanno forgiato e hanno contribuito a rendervi le donne e gli uomini che sarete.
Prima di congedarmi, alcuni avvisi:
1) Il romanzo a puntate di Chiara Benassi riprenderà a settembre con nuovi capitoli.
2) I redattori del LES quest'estate leggeranno per voi dei libri che vi racconteranno in autunno.
3) Come è consuetudine, una redattrice di quinta ha preparato un articolo per salutare la scuola e i lettori del giornalino, condividendo le sue emozioni. Sarà l'ultimo articolo di quest'anno scolastico.
Un mio personale abbraccio ai miei fanciulli, tutti, indistintamente, dai più piccoli a chi sta per spiccare il volo. Vi lascio il mio tradizionale collage dei momenti più belli dell'a.s. 2018-2019.
Buona estate e buona vita!
La Direttora 
Gabriella Corbo


LE RAZZE UMANE ESISTONO?


LE RAZZE UMANE ESISTONO? Quest'articolo rappresenta le conclusioni di un'inchiesta basata su documenti, articoli, grafici - portata avanti per otto settimane da alcune ragazze della II E tur: brave fanciulle! 

“I pregiudizi sono le catene forgiate dall’ignoranza per tenere separati gli uomini”
Marguerite di Blessington

“Provate a pensare un attimo a quali sono le vostre origini…le conoscete tutte? Non credo. Questo perché non possiamo saperlo. Personalmente io sono un vero e proprio mix di nazionalità e culture: i genitori di mia nonna paterna erano ebrei russi, mentre quelli di mio nonno tedeschi inglesi; e se andiamo a sommare mio padre americano e mia madre italiana è incredibile quante culture e nazionalità possano intrecciarsi in una sola persona” 
Zoe Bratt

Col tempo tante delle cosiddette conoscenze biologiche sulla razza si sono rivelate semplici pregiudizi, decorati con qualche dato raccolto come si poteva e interpretato ancora peggio.
Per prima cosa è necessario dare una definizione al termine “razza” cioè un gruppo di individui di una specie contraddistinti da caratteri esteriori ed ereditari comuni. È anche vero che, come dice Barbujani, questo termine nel corso del tempo ed oggi è usato con significati diversi che, spesso utilizzati in modo scorretto, portano a discussioni inutili e inconcludenti. Quindi per comprendere ciò di cui si parla veramente in questo articolo dobbiamo dire che si parla di “razza biologica” cioè qualcosa che possiamo studiare con i criteri della scienza.
Ci sono specie in cui esistono razze biologiche, perché gli individui sono stati isolati geograficamente così a lungo da accumulare mutazioni specifiche e distinte tra i diversi gruppi. Questo è quanto è accaduto agli scimpanzè che sono infatti oggi divisi in quattro razze. Al contrario nella specie tonno pinna gialla gli esemplari sono molto mobili e si allontanano dal territorio in cui sono nati, garantendo un continuo rimescolamento di DNA. Così facendo difficilmente si formano gruppi di individui che accumulano un numero di mutazioni tale da poter essere considerati distinti. Gli uomini sono come il tonno pinna gialla: non sono stati isolati geograficamente abbastanza a lungo da creare varietà genetiche distinte. Per questo motivo il termine razza non può essere attribuito alla specie umana. La somiglianza genetica del genere umano è dovuta alle continue migrazioni in corso negli scorsi millenni ed in atto ancora ora, che hanno definito scambi e unioni di geni fra persone di diverse aree geografiche.
Le radici dell'umanità appartengono ad un unico ceppo africano ma, una volta che i gruppi umani si sono diffusi nel globo, ognuno ha sviluppato un fenotipo adatto alla specifica regione della Terra in cui si è insediato. La nostra diversità, infatti, ha una struttura geografica: individui che vivono in posti geograficamente vicini hanno un aspetto simile tra loro. Attenzione però: spesso, non sempre! Mettiamoci alla prova con il ritratto sottostante.
  


Tutto noi diremmo che è Africana perché ha i capelli crespi, la pelle molto scura e le labbra carnose. Invece viene dalle isole Andamane in Asia!

Fino al Novecento molti studiosi si dichiarano convinti non solo dell’esistenza delle razze umane ma anche che a diverse “razze” corrispondano diversi livelli di sviluppo intellettuale. Pensiamo anche ai milioni di morti durante la Seconda Guerra Mondiale a causa della teoria della razza ariana portata avanti dai nazisti. Bertolt Brecht provò tanto imbarazzo e vergogna ad essere tedesco e scrisse per l'appunto in versi contro la Germania: “Parlino gli altri della propria vergogna, io parlo della mia”. Il partito nazista tedesco fu da sempre apertamente razzista, antisemita e si battè per la purezza biologica, condannando la mescolanza delle razze.

Nella seconda metà del Novecento, la scoperta del DNA dà il via ad una nuova fase della biologia. Il DNA è in tutte le nostre cellule, organizzato in 46 cromosomi. Nel 2003 viene pubblicato il primo genoma umano intero e seguono i risultati di un progetto che sembrava fantascientifico: leggere il genoma di mille persone cominciato a Cambridge nel 2007. Questo conduce a varie conclusioni come: ogni cellula della stessa persona ha un genoma identico e tutte le cellule hanno la stessa sequenza di basi nel DNA. Oggi abbiamo il confronto tra il genoma completo di un essere umano e quello di uno scimpanzé: le differenze sono intorno appena al 2%. Ancora più stupefacente è il confronto tra due membri della nostra specie: in media, abbiamo in comune con qualunque sconosciuto il 99.9% del nostro DNA!

A queste conclusioni era già arrivato Luca Cavalli-Sforza, che è stato uno degli scienziati italiani che ci ha lasciato prove concrete e solide ancora oggi. Egli per provare che le razze umane non esistono ha sviluppato la matematica necessaria per analizzare tutti i vari dati e ha utilizzato i gruppi sanguigni e i geni. È proprio analizzando questi dati che ha ottenuto qualcosa che fino ad allora era insospettato cioè che, a causa dei continui flussi migratori, le popolazioni hanno continuato a rimescolarsi in giro per il mondo fino a non molto tempo fa.
Abbiamo l’esempio delle gemelle Biggs che si sono guadagnate la copertina di National Geographic nell’aprile del 2018. Fin da piccole, le gemelle mostravano tratti simili ma combinazioni di colori molto diversi. Marcia aveva i capelli biondi e la pelle chiara come la mamma inglese, Millie i capelli e la pelle scura come il padre di origine giamaicana.



Tutto questo ci porta ad un’unica conclusione logica: le razze umane non esistono ma sono solo una convenzione sociale.

Testo collettivo di 
Francesca Dapelo, Martina Rossi, Monica Melo, Silvia Parziale, Nicole Bacigalupo, II E tur


- Guido Barbujani, “Gli Africani siamo noi”, edizioni Laterza, 2016
- National Geographic, aprile 2018         
- Claudia Borgioli, Sandra von Borries, Emanuela Busà “Biologia”, De Agostini, 2017









martedì 28 maggio 2019

Piccoli gesti e grandi delusioni

La nostra redattrice Rebecca Carta ci propone un'interessante riflessione



Ci siamo mai accorti di quanto i piccoli gesti facciano tanto? Non so voi ma io sì, quell’accortezza nel farli mi fa impazzire. Insomma da un piccolo gesto nasce tutto, ad esempio io quando qualcuno lo fa nei miei confronti, so a mia volta come comportarmi, sicuramente so di poter aver fiducia e poi tutto ha un succedersi di attenzioni, di gesti gentili... E vi è mai successo di avere delusioni? Io troppe. Vi chiederete cosa c’entri con quanto stavo scrivendo, ma queste delusioni sono state portate anche dai piccoli gesti non compiuti per disinteresse ed egoismo. L’egocentrismo delle persone è veramente fastidioso, forse è per questo che ho imparato a mettere da parte il timore di deludere, e iniziare a pensare più a me stessa e meno agli altri. Non fraintendetemi: no, non è egoismo il mio, ma è solo questione di guardarsi meglio intorno e capire che, prima o poi, tutti ti deluderanno e il primo a deluderti inaspettatamente sarai tu stesso. C’è un sentimento chiamato “amore” sembra una parola così piccola, invece ha un significato così grande, cinque lettere di vera importanza... A me viene da ridere quando sento quei “TI AMO” dissipati, quando vedo che oggi espressioni così preziose non hanno più il loro significato autentico. Io un giorno mi sono resa conto di quanto questa parola influisca nelle nostre vite. Tutta l’incertezza di non sapere ciò che si prova o che provano gli altri nei tuoi confronti, mi amareggia. C’è chi dice che gli adolescenti non sappiano cosa sia l’amore, che non lo sappiano esprimere, beh in parte è vero, ma dall’altra vorrei contraddire questa opinione, perché penso che, sì, la maturità faccia tanto, ma ci sono molti fanciulli in grado di amare e di saper esprimere tale sentimento, anche se c’è chi invece “ci marcia sopra” e non ne sa nemmeno il significato. Molti dicono superficialmente “TI AMO”, perché non sono abbastanza maturi da sapere che in una relazione non ci si dice solo questo, anzi, forse “TI AMO” non dovrebbe essere pronunciato solo quando si pensa che la persona che ci sta a fianco sia fedele o che sia tutto per noi. Questa espressione, “TI AMO”, non si deve né sopravvalutare , né forzare, né sottovalutare, né forzare, né sprecare. La mia rabbia viene dall’ignoranza collettiva, il fatto che nessuno pensi prima di agire e non riflette sulle conseguenze... Il male che provocano certe parole non tutti lo sanno, il problema non è tanto il fatto di dire ciò che si pensa, ma ignorare che quelle parole hanno un significato: eccome se ti trafiggono il cuore! Per molti sarà una stupidaggine, ma a ferire una persona ci vuole davvero poco. Non tutti mostrano i propri sentimenti e le proprie ferite, molto probabilmente per farsi vedere orgogliosi o forse per paura di farsi vedere troppo deboli. Il risultato è farsi ritenere molto superficiali e apatici... Peccato che poi dentro vi frantumiate piano piano, con quella sensazione fastidiosa di ansia mista a rabbia, il sentirsi sotto pressione e sull’orlo di un’esplosione, sentimenti che vorreste tirare fuori ma trattenete per non essere considerati fragili e diversi. È atroce questa voglia di essere tutti uguali ed è così noiosa... Io con il tempo ho imparato a esplodere e a piangere, perché solo così ti sfoghi veramente e capisci l’importanza di molte cose. Poi, mentre piangi, iniziano a venirti mille paranoie: il ragazzo o la ragazza, i problemi in famiglia, i problemi di accettazione di se stessi, i soldi maledetti, la morte di un tuo caro, la solitudine. Quei momenti in cui vorresti colmare quel silenzio che ti isola, ed è davvero straziante, perché a quel punto capisci di aver sbagliato a tenerti addosso quella maledetta MASCHERA che anche tu stesso odi. Decidi allora di cambiare per te: solo a quel punto ti senti libero/a e senza più quella terribile sensazione, ma tutti ti guardano con un’aria menefreghista, indifferente, non provano neanche a chiederti “COME STAI”, ma se te lo chiedono, tu ti senti obbligata a dire “BENE”, perché va sempre tutto bene. Muori dentro, inizi ad avere le lacrime agli occhi, solo che le lacrime hanno un valore e sai che se piangi o tutti ti notano o a nessuno comunque importa di come ti senti. Hai una sensazione di fragilità e di rabbia all’interno di te stessa. Solo dopo che hai pianto, però hai una sensazione di libertà e allo stesso tempo hai lo sguardo allagato e il tuo cervello dice di smettere di tirare giù fiumi di patimenti, ma, non so come mai, continui comunque a provare dolore . Non voglio avere attenzioni mentre mi rammarico poiché mi sento ancora più oppressa.

Rebecca Carta, I A LES

martedì 21 maggio 2019

GREEN BOOK REVIEW

Una recensione in inglese del film GREEN BOOK

GREEN BOOK REVIEW



THE FILM'S TITLE IS : GREEN BOOK

THE GENRE IS: DRAMA/COMEDY

WHERE AND WHEN THE STORY IS SET: THE STORY BEGINS IN NEW YORK IN 1962. IT IS A ROAD MOVIE WHERE THE TWO PROTAGONISTS, FOR TWO MONTHS GO ACROSS THE REGIONS OF THE DEEP SOUTH OF THE USA.

TONY VALLELONGA (SCREENWRITER'S FATHER NICK VALLELONGA) ALSO CALLED LIP, IS AN ITALIAN AMERICAN MAN, ONCE A THREATENING BOUNCER OF A NIGHTCLUB. WHEN THIS NIGHTCLUB MUST CLOSE, LIP IS FORCED TO FIND A NEW JOB. SO HE ACCEPTS TO BECOME THE WELL PAID DRIVER OF DON SHIRLEY, A YOUNG AFROAMERICAN PIANIST.LIP HAS TO ACCOMPANY THE JAZZ PIANIST PRODIGY IN A LONG TOUR OF CONCERTS IN THE RACISTS REGIONS OF THE SOUTH OF USA(FROM ARKANSAS TO ALABAMA) DURING THE TRIP SHIRLEY USES THE BOOK "NEGRO MOTORIST GREEN BOOK ": A MAP OF HOTELS RESTAURANTS, ETC.WHERE AFROAMERICANS ARE WELL ACCEPTED. DON AND TONY HAVE OPPOSED PERSONALITIES: DON IS CULTURED, RICH,SILENT SPEAKS MANY LANGUAGES ALL THINGS THAT PREVENT HIS INTEGRATION IN THE COMMUNITY BOTH OF THE BLACKS AND WHITES. TONY IS AN INTEGRATED WHITE MAN, HE COMES FROM THE BRONX AND USES HARD WAYS. DURING THE JOURNEY THEY MUST CLASH WITH PEOPLE THAT DON'T UNDERSTAND THEIR WORKING RELATIONSHIP BUT AT THE SOME TIME THEY HAVE THE OPPORTUNITY TO KNOW EACH OTHER DEEPLY.

THE DIRECTOR IS: PETER FARRELY

MAIN ACTORS ARE: VIGGO MORTENSEN (TONY VALLELONGA),MAHERSHALA ALI (DON SHIRLEY )

MADE IN USA IN 2018

AWARDS WON ARE:

1) 2019 OSCAR FOR THE BEST SUPPORTING ACTOR MAHERSHALA ALI)

2) 2019 OSCAR FOR THE BEST ORIGINAL FILM SCRIPT (NICK VALLELONGA)

3) 2019 GOLDEN GLOBE FOR THE BEST SUPPORTING ACTOR (MAHERSHALA ALI )

4) 2019 GOLDEN GLOBE FOR THE BEST SCREENWRITER (NICK VALLELONGA )

5) 2019 THE BEST COMEDY

6) BAFTA (BRITISH ACADEMY OF FILM AND TELEVISION ART 2019) THE BEST SUPPORTING ACTOR (MAHERSHALA ALI )

7) CRITICS CHOICE AWARDS 2019 AND THE BEST SUPPORTING ACTOR (MAHERSHALA ALI )

8) SAG (SCREEN ACTOR GUILD AWARD 2019) THE BEST SUPPORTING ACTOR (MAHERSHALA ALI)

9) PGA (PRODUCERS GUILD AWARDS 2019 ) THE BEST PRODUCER (JIM BURKE)

THE THING I LIKED MOST OF THIS FILM IS THE ALTERNATION BETWEEN THE COMEDY AND THE DRAMA: VERY FUNNY ARE THE QUARRELS AND THE RECONCILIATIONS OF THE TWO PROTAGONISTS, BUT WE CAN'T FORGET THE DRAMATIC SUBJECT OF THE FILM, THAT IS RACISM, A PROBLEM THAT IS STILL RELEVANT IN OUR PRESENT TIME. IT IS A FILM FOR ALL PEOPLE, BUT ABOVE ALL FOR NEW GENERATIONS, THAT MUST LEARN THE RESPECT FOR THE DIFFERENCES OF ANY TYPE, ECONOMIC, SOCIAL, RELIGIOUS, ETC, TO LIVE BETTER IN OUR SOCIETY.

MY EVALUATION IS ***** 

 Denise Mauro, II A LES

mercoledì 15 maggio 2019

Romanzo inedito a puntate - Innamorata di un sogno 4

Continua la pubblicazione del romanzo a puntate scritto da Chiara Benassi della II E TUR
QUI  la terza puntata.



Quella notte sognai di nuovo degli occhi, ma stavolta erano ancora più irreali: gialli contornati da una leggera riga rossa. Nonostante fossero un po’ inquietanti, non avevo paura. Come la notte prima mi infondevano sicurezza…
Anche questa notte vedevo solo questi
occhi e nient’altro. Attorno era tutto buio. Erano bellissimi… Rimasi incatenata a quei fantastici occhi. Sentivo il cuore in gola, come se avessi corso e un qualcosa che si rimescolava dentro di me. Come la notte prima, nel mio sogno non c’erano suoni o rumori.
Ed eccolo! Un forte battito d’ali alla finestra. Questa volta guardai direttamente la finestra. Non vidi nulla, allora scesi dal letto e mi affacciai alla finestra. Stelle, stelle e ancora stelle! Ma sul davanzale, ecco la piuma!
Guardai Ryan, indecisa se svegliarlo o no. Decisi di no, dormiva come un sasso…
Istintivamente guardai la sveglia…
Anche questa volta non riuscii a dormire e rimasi a guardare la piuma: era davvero bella, come quegli occhi…

Anche quella mattina vidi l’alba, poi, verso le 6.00 sentii suonare la sveglia di Ryan. Chissà perché è suonata? Scesi per spegnergliela, ma lui fu più rapido di me.
“Ehi! Ciao Scimmietta!” lo salutai
“Buongiorno Tata!” mi rispose assonnato
“Stavo per spegnerti la sveglia…”
“Menomale che l’ho sentita, allora!”
“Non capisco!”
“L’ho messa apposta per essere sicuro di svegliarmi prima di mamma e papà!”
Lo abbracciai. Sapevo quanto odiasse svegliarsi presto alla mattina, ma lui aveva messo la sveglia per poter parlare con me!
“Allora! Da quanto sei sveglia?” mi chiese, sciogliendo l’abbraccio.
Non gli risposi subito. Prima presi post-it, puntine, penna e piuma. “Dalle 3.33!” gli risposi, infine.
“Sul serio?!”
Annuii “Ho anche fatto lo stesso sogno… L’unica differenza la vedi dalla piuma.”
“Il colore degli occhi.” dedusse lui.
“Già…”
“Aspetta un momento! Degli occhi gialli e rossi?!”
“Bellissimi…” dissi “Erano gialli con una lieve linea rossa come contorno!”
Lui scrisse tutto quanto sui post-it e li appiccicò vicino a quelli che aveva scritto il giorno prima. “Quindi niente suoni o rumori…”
“No. Tutto il resto era buio e silenzio.”
“E poi c’è lui…” disse prendendo la foto che avevo scattato in spiaggia allo strano uccello.
“Già… Chissà che uccello era?”
Restammo un po’ a guardare quella foto e poi feci un collegamento: “Ehi, aspetta un attimo! Se la piuma di ieri era sua, forse è sua anche quella di questa notte!”
“Non ti seguo…” rispose mio fratello.
“Immaginati questo uccello anziché blu notte, con colori che vanno dal giallo al rosso…”
Ryan studiò l’immagine cambiando il colore nella sua mente, intanto io mi ero alzata ed ero andata a prendere l’unico libro che ieri non avevamo consultato: animali fantastici.
Appena presi il libro dalla mensola, Ryan si illuminò: “Una fenice!”
“Esatto!” gli risposi, cercando nel libro la pagina che ne parlava.
“Ma non può essere lo stesso animale! Come può cambiare colore? E in una notte, poi! Non è normale!”
“Ti sfido a trovami qualcosa di normale in questa storia, Ryan!” gli risposi continuando a cercare.
“Trovato!” esclamai alla fine “Le fenici, chiamate anche uccelli di fuoco, sono uccelli mitologici noti per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte.” lessi.
“Quindi Chiunquesia ogni tanto prende fuoco e rinasce dalle proprie ceneri?”
Annuii continuando a scorrere le pagine per vedere se riuscissi a trovare qualche altra informazione utile.
“È inquietante…” disse Ryan quasi tra sé
Io scossi la testa e chiusi il libro: “Io ne sono affascinata e comunque la mia idea potrebbe non essere giusta…”
“Ok… Potremmo andare di nuovo in spiaggia come ieri e se lo becchiamo di nuovo avremo la conferma che la tua ipotesi è giusta!”
“Sì, proviamoci!” acconsentii.


Chiara Benassi, II E TUR