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lunedì 2 dicembre 2019

È dunque più facile arrivare su Marte che rispettare una donna?

Nonostante nel 2019 si possa presumere di vivere in una società ben sviluppata nel rispetto di ogni essere umano, purtroppo non è affatto così, infatti viviamo in un’epoca dove l’uomo è più propenso a sviluppare tecniche per arrivare su Marte che a rispettare una donna.
Non è ammissibile, infatti, che ancora oggi si sentano fatti di cronaca nei quali si parla di stupri, molestie, stalking e, nel peggiore, dei casi omicidi, perpetrati da uomini nei confronti di donne che, come unica “colpa”, avevano il fatto di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, o di essersi fidate di persone vuote, senza un cuore ed un cervello.
È frustrante pensare all'arretratezza dell’essere umano quando accadono tragedie del genere, perché sono atti che non verrebbero compiuti nemmeno dal meno sviluppato degli altri animali presenti in natura. Perciò, com’è possibile che a compierlo sia proprio l’uomo e perché accade più volte e in più parti del mondo? È assurdo come esistano persone che tendono a sottovalutare il pericolo, e che quando sentono notizie del genere pensino che è impossibile che possa succedere a qualcuno a loro caro. In realtà il problema è reale e solo nel 2018 sono state 142 le donne uccise ingiustamente in Italia come ricorda “Il Fatto Quotidiano”, mentre ad anno ancora in corso, nel '19 sono già 95, con il numero di denunce in aumento.
Che sia il partner, l’ex o un familiare il problema esiste, bisogna prestare attenzione ai comportamenti di chi si ha intorno, perché spesso, per paura o vergogna, una donna maltrattata non vede la denuncia come possibile via d’uscita, e nemmeno il dialogo con chi le sta vicino e molto spesso tende alla reclusione in se stessa, arrendendosi al problema, andando incontro ad un destino che nessuna donna merita. E tutto ciò per colpa di un uomo che, molto probabilmente, è troppo egoista per essere in pace con se stesso e con il mondo, che sfoga i suoi insuccessi come essere umano contro una donna che non si meritava una vita del genere, trasformata in un inferno da insulti, umiliazioni, percosse.
Io ritengo che la giornata contro la violenza sulle donne che si tiene ogni 25 novembre sia un’iniziativa giusta per sensibilizzare le generazioni future a non assumere questi comportamenti, ma al contempo penso che la sconfitta dell’umanità stia nel fatto che, ancora oggi, si debba ricorrere a dover sensibilizzare su un argomento, che avrebbe dovuto essere debellato da parecchio.
Voglio sperare che tutte le donne che subiscono questo tipo di trattamenti alzino la testa, prendano coraggio e vadano a denunciare ciò che è ingiusto, che si riprendano la loro vita, perché nessuno di noi merita di vivere nel silenzio, tantomeno una madre o una ragazza costrette a subire umiliazioni indicibili. 


Mattia D'Angelo, V D TUR

domenica 1 dicembre 2019

Uno spiraglio di ottimismo nel buio


Con il termine “violenza sulle donne” si vanno ad identificare tutti quei gesti violenti perpetrati da un uomo nei confronti di una donna, atti a farle del male. Conosciuta anche come “violenza di genere” essa è una problematica che affligge la nostra società fin dai tempi antichi, quando la donna era globalmente considerata inferiore. Sebbene quando si parli di violenza la tipologia più riconducibile a questa espressione sia quella fisica, la donna, durante il suo vissuto, è andata tristemente incontro ad altre diverse manifestazioni violente, ad esempio di tipo sessuale, domestico, verbale e psicologico. Tenendo poi conto della nostra societá in continua evoluzione, le donne di oggi posseggono inoltre il triste primato di essere vittime di tipologie di violenze più “innovative”, come il cosiddetto “mobbing” (violenza sul lavoro) e lo “stalking”, dettato da comportamenti persecutori ripetuti ed intrusivi (come pedinamenti, minacce e molestie).
Tornando alla definizione di tale argomento, catalogato come “violenza di genere”, penso che si tenda ancor di più a sottolineare una disparità ancora presente tra i sessi, cosa che, a mio modesto parere, in un mondo in continuo progresso come il nostro non avrebbe più ragione di esistere. Tuttavia, trovo che le numerose iniziative a favore di questa causa siano realmente efficaci, in quanto contribuiscono in gran misura al raggiungimento di quello che è il loro effettivo fine ultimo: la sensibilizzazione. Quest'ultima, spinge la donna a denunciare eventuali abusi di cui è vittima e l'uomo a riconoscere le possibili conseguenze giuridiche derivanti dal suo essere possessivo e violento. In relazione alla questione giuridica ritengo che, nonostante siano stati fatti enormi passi avanti approvando leggi a favore della tutela della donna, la vera problematica a riguardo, deriva da chi ha il compito di farle applicare, in quanto è possibile constatare che proprio per questa ragione non tutti i colpevoli pagano adeguatamente per le loro spregevoli ed ingiustificabili azioni. È per questo motivo che ho fiducia nel fatto che, con il progresso delle campagne di sensibilizzazione e dei centri antiviolenza e l'incremento di leggi mirate a prevenire, o almeno punire in maniera opportuna chi commette questi reati, in un futuro più che prossimo troveremo ad interfacciarci sempre di meno con realtà disumane come questa.  

Martina Corso, V D TUR

Violenza sulle donne: le tipologie

Per violenza sulle donne si intendono tutti gli atteggiamenti tenuti da una persona nei confronti di una donna e riguardanti abusi e prepotenze. In particolare, è possibile distinguere tra violenza famigliare, minacce, violenza sessuale, verbale e stalking.
La violenza famigliare, ovviamente, proviene da un membro della famiglia, come il marito e il padre, ed è purtroppo abituale.
Le minacce sono una forma meno grave, che ha per obbiettivo spaventare la vittima, magari per costringerla a fare o non fare qualcosa.
Lo stalking consiste in minacce, violenze verbali e talora fisiche, una specie di persecuzione, insomma.
La violenza verbale, a cui a volte non si dà importanza, è forse la forma più diffusa, consiste in parole negative rivolte con cattiveria per procurare sofferenza morale.
La violenza sessuale è quella che crea una sensazione di disagio, anzi, di orrore più forte nella vittima, che si sente aggredita nella propria intimità da sconosciuti e non. Di solito, in quest’ultimo caso, può colpire donne, ragazze e persino bambine, in diverse situazioni, come feste e luoghi isolati. Solitamente i violentatori sono attratti da ragazze giovani, talvolta approfittando del loro stato di ebbrezza e della loro solitudine.
In alcuni casi di violenza come quella famigliare, la vittima presenta un carattere debole ed è convinta di essere responsabile dell’aggressività che subisce dall’uomo che ama, per questo motivo non denuncia e sopporta ogni forma di abuso in silenzio.
La legge prevede delle sanzioni, tuttavia, in assenza di denuncia o di prove, difficilmente l’aggressore sarà punito. Per questo sono nate associazioni e iniziative per incoraggiare le vittime e a denunciare e reagire.
Si potrebbe fare meglio, se la vittima avesse la possibilità di essere subito aiutata da un avvocato e da un assistente sociale, in grado di consigliarlo e guidarla verso la libertà.
Non possiamo dimenticare che, secondo gli indici ISTAT, ad oggi tra le donne italiane di età compresa tra 16-70 anni, sono state vittime di abusi almeno una volta nella loro vita, la percentuale è del 31,5%, di cui la maggior parte ha subito violenze sessuali e i cui aggressori erano membri della famiglia. Si tratta di dati allarmanti in una società come la nostra, in cui i più deboli dovrebbero essere tutelati con ogni mezzo.
La speranza è che in un futuro sia la legge, sia le scuole, sia le stesse famiglie possano agire nell’ottica di sensibilizzare la popolazione maschile, in modo che di questi episodi si senta parlare sempre meno.

Kathrin San Clemente, V D TUR

Un altro livido: io dico NO!

Al giorno d’oggi, molte donne subiscono violenze di ogni tipo, ma non sempre hanno il coraggio di denunciare. Purtroppo ci sono tante violenze diverse, come quella verbale, quella sessuale, quella domestica... La violenza di cui si parla maggiormente è l’abuso sessuale, ossia la forza utilizzata da un uomo per ottenere una prestazione sessuale non voluta dalla donna. Disgraziatamente viene effettuata anche su ragazze molto giovani, incapaci di difendersi. Sui giornali si sente parlare sempre più di violenza domestica ad opera di mariti, fidanzati, compagni, conviventi, padri o figli ormai adulti che si approfittano della “fragilità” femminile, percuotendo e picchiando le mogli, le fidanzate, le figlie o le madri anziane. C’è un tipo di maltrattamento che spesso non viene considerato tale, ma che in realtà è una vera e propria coercizione: la violenza verbale e quella psicologica. Gli insulti e le prese in giro, specialmente riguardanti l’aspetto esteriore oppure l’abbigliamento, sono parte integrante del sopruso sopracitato; anche essere controllata e non avere libertà (di uscire con le amiche, di andare al lavoro, di truccarsi, ecc.) sono parte di questa.
Purtroppo queste violenze possono portare al femminicidio. In Italia, la maggior parte dei femminicidi avviene in famiglia per mano di compagni estremamente gelosi e possessivi. Il numero di ragazze e donne uccise nel 2018 è salito a 142, nel 2019 a 95, e potrebbe continuare a salire se tutte noi, per paura o per pietà, non denunciamo. Infatti, la prima cosa da fare quando si subisce una qualunque violenza, è renderlo noto alle forze dell’ordine sporgendo denuncia, senza farsi sovrastare dalla paura. Esistono inoltre dei centri antiviolenza e dei numeri rosa da chiamare in caso di pericolo.
Io penso che l’uomo debba avere rispetto della sua compagna, così come di tutte le altre donne compresa sua mamma, sua figlia e tutte le sue amiche o conoscenti. In più, credo fermamente che alcuni uomini debbano comprendere che le donne non sono una loro proprietà, bensì degli esseri liberi e non sempre indifesi. La loro gelosia, quando sfocia in prepotenza, non può portare a nulla di buono.
Per concludere, nessuno si dovrebbe permettere di trattare le donne così male perché soffrono molto e soprattutto perchè sono coloro che danno la vita, e l’hanno data anche a quegli uomini che le picchiano, le violentano e le maltrattano.

Sara Messina, V D TUR

Basta con la paura!


Quella del 25 novembre è una data importante, non solo per tutte le donne che sono state uccise e violentate, ma anche per ricordare che questo tema è sempre d’attualità, purtroppo, e i giornali ne parlano sempre di più.
Spesso per “violenza contro le donne” si intende uno stupro, una violenza fisica, una persona che gode nel fare tutto questo male ad una donna indifesa, ma una violenza può essere anche psicologica ed è grave che una donna non possa uscire senza avere paura che le possa succedere qualcosa. Parlo anche per me, che quando la sera esco per andare a ballare e mi metto un vestitino, una gonna o semplicemente sono truccata un po’ più del solito, ho sempre paura di chi mi guarda e di che cosa potrebbe accadere, ho paura di prendere un taxi, un bus e di camminare da sola per la strada per raggiungere la discoteca. Non esiste che nel 2019, quasi terminato, una donna debba avere paura di tutto ciò e non si possa sentire al sicuro.
Coloro che subiscono una violenza spesso non sono neanche in grado di denunciarla, talora per paura, o per vergogna, addirittura per incredulità. E la prima volta è una presa di braccio troppo stretta, un’altra è uno schiaffo, la terza è un oggetto lanciato contro e la quarta potrebbe essere l’ultima volta. Bisogna cambiare la mentalità, delle donne principalmente, perché si possa essere pronte a reagire a tale fenomeno. Il nostro silenzio è un silenzio che porta alla morte di tante donne e, per coloro che sopravvivono, al dolore di una vita intera.
L’altro giorno, su Instagram, guardavo le “storie” di Chiara Nasti, nota influencer, nelle quali diceva che lei veniva presa in giro, insultata dalle stesse donne, eppure tra di noi ci dovrebbe essere solidarietà e non bisognerebbe insultarsi tra di noi o prendere in giro un’altra donna solo per i difetti che ha! Ne ha parlato anche Chiara Ferragni, altra influencer, che propone analoghe riflessioni.
Forse il problema vero e proprio è anche il fatto che non ci sentiamo tutelate abbastanza dallo stato e dalle forze armate, perché credo che, se fino ad oggi sono accadute tante tragedie, è perché non ci hanno protetto nel modo giusto. La soluzione forse sta proprio in noi donne, che dobbiamo farci coraggio e denunciare tutto questo, permettetemi, “schifo” ed arrivare verso la libertà autentica di essere come vogliamo, senza avere la paura di essere maltrattate, insultate e senza sentirsi in colpa per non aver fatto nulla. 

Sara Pagano, V D TUR


sabato 30 novembre 2019

Quello che gli uomini devono ancora imparare


Già dall’antichità, la donna è sempre stata reputata inferiore all’uomo e per tutto il corso della storia la situazione non è mai stata davvero cambiata, nonostante si siano raggiunti alcuni traguardi
nei paesi più civilizzati. Non siamo mai state totalmente rispettate: in ambito lavorativo, familiare e sociale (anzi, soprattutto in questi ultimi anni mi sembra ci sia una regressione).
Questo perché gli uomini si sono sempre reputati più importanti, più forti, più autorevoli, credono di avere una certa supremazia sul sesso femminile. Per questo si permettono di ridere delle donne, così per gioco, di fare una battutina e lanciare qualche fischio a una ragazza che sta camminando tranquillamente per strada. Alcuni arrivano a insultarle e di abusare di loro, solo perché magari, una sera, si sono messe un vestito un po' più corto del solito o un intimo un po' più provocante. E poi ci sono quelli che picchiano. Riempirle di botte, per cosa? Per gelosia? Per stress sul lavoro? Un “uomo” che picchia una donna non dovrebbe neanche essere chiamato UOMO!
Dall’inizio del 2019 fino ad ora, sono state uccise 95 donne, impensabile per me che sono appena entrata nell’età adulta. A volte mi chiedo se dovrò mai avere paura per il mio futuro, sia per camminare in strada da sola, sia per restare in casa con mio marito, che, non si sa mai... magari ha passato una giornata pesante... Penso che una donna debba sentirsi libera di indossare quello che vuole, di truccarsi quanto vuole e di camminare liberamente per strada da sola quanto vuole perché lo fa per lei, per sentirsi bella, libera e indipendente. E penso anche che, se una donna vuole stare veramente con una persona, gli darà il cuore: per questo la gelosia è concessa fino a un certo punto, i rapporti vanno basati sulla fiducia e il rispetto. Ed è questo che gli uomini devono ancora imparare e forse è anche l’ora!

Sara Pomati, V D TUR

La violenza sulle donne... un virus da debellare


Il 25 novembre ricorre la giornata internazionale dedicata alla violenza sulle donne, una ricorrenza nata con lo scopo di sensibilizzare le persone al fine di cancellare definitivamente questi fatti che, sfortunatamente, continuano a ripetersi davanti ai nostri occhi, giorno dopo giorno.
Le forme di violenza possono essere molteplici, molte a noi anche sconosciute, tra le più subdole troviamo la violenza verbale e psicologica, ma quella che possiede il triste primato di essere la più “chiacchierata” sui giornali e nei servizi televisivi, è senza dubbio quella fisica. Essa si può distinguere come violenza sessuale, tramite degli abusi, oppure come violenza incentrata sulle percosse, che possono anche giungere all'omicidio o indurre al suicidio.
La donna è sempre stata considerata inferiore all’uomo, fin dall’epoca antica, quando i suoi compiti si limitavano alla cura dei figli e della propria abitazione, lasciando esclusivamente all’uomo la possibilità di sostenere il nucleo familiare dal punto di vista lavorativo. Ad oggi, ormai, si sostiene di aver raggiunto la tanto desiderata parità dei sessi nei paesi così detti "civili", per cui molte donne hanno lottato duramente in passato, tuttavia secondo me non è così; definirla “parità” effettiva la trovo quasi un’esagerazione. La vera parità oltre che comprendere pari diritti e pari doveri, come il diritto al voto, raggiunto in Italia solo nel 1946, con il primo Suffragio Universale anche femminile, si basa soprattutto sul rispetto reciproco, elemento non sempre presente.
Recentemente mi sono imbattuta in una notizia riguardante una coppia di ragazzi residenti nella mia città; informandomi, sono venuta a conoscenza della situazione di questa coppia e delle problematiche che l’affliggevano. La ragazza da qualche tempo era vittima di violenze da parte del suo compagno, il quale sosteneva invece di compiere questi gesti solamente per amore nei confronti della fidanzata; durante uno violento litigio lui, mentre preso dalla pazzia cercava di uccidere la giovane, è precipitato dal balcone riportando innumerevoli ferite molto gravi. Questo è solamente uno dei tanti esempi (ormai quasi quotidiani) di vicende riguardanti la violenza sulle donne. Purtroppo però molte di queste non riescono a denunciare i fatti avvenuti, per toppa paura o per troppo (mal riposto) amore. Per queste ragioni sono nate delle associazioni in grado di aiutare e sostenere le donne in difficoltà.
Giunti ormai al XXI secolo, non concepisco come problematiche simili possano essere ancora presenti in misura così grande. Nonostante non ci siano vere e proprie soluzioni per fermare questi avvenimenti, bisognerebbe guardare in faccia la realtà e capire che invece di progredire verso un futuro migliore, si sta solamente regredendo ad un passato spaventoso. 

Francesca Bassignani, V D tur 


venerdì 29 novembre 2019

La brutalità dell’uomo

Ogni giorno abbiamo casi in cui le donne vengono sottomesse, umiliate, violentate, percosse, uccise dagli uomini.  La domanda che ci possiamo porre è: ma loro, i maschi, pensano di essere veramente superiori al sesso femminile?
La violenza sulle donne è oramai uno degli argomenti più affrontati da quasi tutto il pianeta, perlomeno quello che si reputa "civile". Nonostante si punti a un futuro migliore per l’umanità, questo traguardo pare essere una conquista lontana. Si tenta di avvicinarsi al modo migliore per evitare le violenze sulle donne, come le aperture di centri anti violenze presenti in tutte le città italiane o corsi di formazione per gli uomini. Sì, possono sembrare grandi passi avanti, ma, purtroppo, manifestare il dissenso contro la violenza di genere e pensare a provvedimenti legali, probabilmente non è ancora sufficiente a fermare questo fenomeno. Insomma: non basta una legge per aiutare il sesso femminile, ma occorre cambiare la  mentalità dell’uomo.
Con "violenza", non intendiamo solo uno stupro, bensì anche un ricatto, la minaccia di farle male, o addirittura il riuscire a manipolare la mente della donna, violentandola quindi sessualmente, fisicamente e psicologicamente. Nonostante l’uomo sia sato tenuto nel ventre e partorito dalla donna, troppi maschi pensano di avere più potere e forza delle femmine, e cercano quindi di scaricare la loro rabbia distruggendo il sesso opposto, perché visto più fragile dal loro punto di vista, ma questa è solo VIGLIACCHERIA! 
I casi di violenza, non si presentano solo da parte di extracomunitari, da malati di mente e tossici, come fa comodo credere, ma i casi peggiori li troviamo proprio nei "normali" rapporti di coppia, dove l'aguzzino è il fidanzato, l’ex fidanzato, il marito, il compagno; in sintesi, persone che si crede di conoscere bene, quando invece non ne conosciamo davvero la personalità e come possa reagire davanti ad  un momento di crisi. E' in questi casi che, da un semplice litigio di coppia, si può inaspettatamente arrivare ad uno scatenarsi di maltrattamenti sulla donna. Un solo pugno, uno solo schiaffo, un morso o un calcio può segnare la donna, farla diventare più vulnerabile e più fragile davanti alla brutalità dell’uomo e alla sua incredibile voglia di violentarla e mancarle di rispetto. Si hanno anche scene di ‘violenza quotidiane’, quando, per esempio, alla donna  viene impedito di vestirsi in un certo modo, perché l’uomo reputa il suo vestiario non adatto (magari solo per  una semplice gonna poco più sopra il ginocchio, o per una maglia un po' più stretta o scollata), oppure le viene vietato di uscire da sola, perché scatenerebbe l'ira gelosa del partner.  Oggi giorno, del resto, le donne non posso girare per le strade da sole dopo un determinato orario, perché hanno paura delle persone che si aggirano, pronte ad aggredirle, così che anche solo far serata con le amiche, può diventare una tragedia.  
Sono poche le donne che alzano le proprie voci, cercando qualcuno che le aiuti, che le comprenda e dia loro anche solo un po’ di coraggio per andare avanti. Sono tante le donne che rimangono in silenzio davanti alla brutalità dell’uomo, soprattutto per due motivi: avere paura che possa succedere qualcosa di peggio se l’uomo scopre che lei ha parlato, o semplicemente credere che questi comportamenti siano "normali", causati dalla gelosia dell’uomo, che così dimostra il suo amore, e che quindi la situazione possa risolversi con il tempo.
Del resto, sin da piccole alle donne viene insegnato che, se uno sconosciuto inizia a dare fastidio, bisogna cambiare strada, evitare quegli uomini che "non vanno nel verso giusto".
Bisogna allora stare attente ai minimi particolari, ricordare che anche solo una frase di troppo o quel certo modo di fare, può essere interpretato dall'uomo come un segnale perché lei possa essere considerata "facile" e non essere rispettata. La donna deve evitare qualsiasi pretesto che possa dare inizio ad una piccola litigata, per non arrivare a una minaccia o direttamente alla violenza.
Sin dai tempi passati la donna ha cercato di lottare per i suoi diritti, ed è ora che li ottenga! Bisogna avere il coraggio e la forza di mostrarsi forti davanti ai maschi prepotenti e violenti: nonostante ci abbiano fatto credere di essere persone insignificanti, noi dobbiamo alzare la voce dinanzi la giustizia! Sono molti i casi che possono essere risolti, ma pochi quelli che vengono presentati nei tribunali. Viviamo in uno stato dove uno stupro è punito con pochi anni di carcere, eppure bisogna cercare di affrontare e denunciare queste persone che non porteranno mai rispetto al prossimo e che potranno causare dolore ad altre cento donne dopo di noi. 
L'Assemblea delle Nazioni Unite ha istituito il 25 novembre come la giornata in cui si ricorda che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, quindi, donne, non abbiate timore di niente e nessuno: dobbiamo essere tutte unite per combattere e mettere fine a questa violenza.  

Cristina Bellina, V D TUR

Il silenzio uccide la dignità

La violenza sulle donne esiste da sempre, direi dalle origini dell'umanità, ma ai nostri giorni se ne parla maggiormente, dopo i sempre più frequenti fatti di cronaca che riportano una recrudescenza dei femminicidi. Ma, come scrivevo, non è un fenomeno legato solo ai nostri tempi: basta tornare indietro di qualche secolo, per esempio al medioevo, quando una donna non poteva litigare col marito perché veniva condannata - se era fortunata - al carcere, o alle donne che venivano accusate di stregoneria, e per questo torturate e bruciate al rogo, solo perché osavano dire ciò che pensavano o non seguivano le regole. Per non dimenticare la sottomissione e la violenza subita da migliaia di mogli e figlie, condannate al silenzio per mantenere il buon nome della famiglia.
Non a caso il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ricorrenza istituita dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Quel giorno, infatti, correva l’anno 1960, furono torturate, massacrate, stuprate e strangolate le sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Domenicana. Le tre donne sono considerate, ancora oggi, delle rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Domenica nell’arretratezza e nel caos.
Questi sono argomenti che non vorrei mai leggere, ma di abusi e violenze contro le donne oggigiorno se ne parla continuamente: nonostante l’evoluzione e il progresso della società, le donne continuano ad essere vittime, il più delle volte inconsapevoli, delle persone che stanno loro accanto. La cosa più inquietante è che, nella maggior parte dei casi, i carnefici sono le persone che queste donne amano e che, nonostante tutto, continueranno a difendere. Le donne che subiscono violenze, infatti, non sempre trovano la forza per denunciare l’accaduto, soprattutto quando, come accade il più delle volte, sono i loro compagni a colpirle. Si parte solitamente così: la prima volta è un insulto, poi uno schiaffo, lividi - alcuni facili da nascondere ma altri meno -, poi arrivano pugni o oggetti lanciati contro che potrebbero uccidere, fino al tragico epilogo.
Il motivo che porta le donne a non denunciare le violenze subite è, per esempio, che possano avere ripercussioni dopo la denuncia. Io penso che sia meglio non nascondere il fatto di essere vittima di maltrattamento, cosicché le persone a te vicine possano in qualche modo aiutarti al principio del problema, per questo sono nati dei centri antiviolenza e case rifugio, dove le donne vittime possano nascondersi e proteggersi. Trovo quindi positivo che, come si evince dagli ultimi dati riportati, le donne finalmente trovino la forza di parlare con qualcuno delle aggressioni subite, non si chiudano in se stesse ma cerchino aiuto. 
Concludo dicendo che, a mio avviso, le donne sono sempre “fragili” e dovrebbero avere accanto un uomo che le possa proteggere e amare, e non un “uomo” che riversi su di loro il proprio brutale “istinto animale”.

Veronica Rossini, V D TUR

IL REGALO PIÙ GRANDE


Ogni 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per combattere la violenza contro le donne.

La data fu scelta in ricordo dell'uccisione di tre sorelle, che nel 1960 tentarono di andare contro la dittatura che stava rovinando la Repubblica Dominicana, finendo per essere massacrate e poi buttate da un precipizio nelle loro automobili, per simulare un incidente.

Credo che faccia rabbrividire sentire parole come “abuso”, “stupro” e “massacro”, specialmente se riferite a una donna.

Oggi giorno si sente spesso dire che, se una ragazza porta una gonna corta o mette un rossetto, allora è comprensibile che gli uomini siano tentati ad abusarne poiché provocati.

Io mi vergogno solo a sentire queste parole, che secondo me sono un penosissimo tentativo di cercare di nascondere quanto sia perversa e malata la mente di alcune persone.

In nessun caso la violenza sessuale può essere tollerata, nemmeno gli animali agiscono in questo modo, è semplicemente una cosa ignobile.

Comunque sia, quello che viene volgarmente chiamato “stupro” è solo una delle tante sfumature che ha la violenza; per me, una delle peggiori forme di violenza è quella domestica.

Il pensiero che una donna non possa sentirsi al sicuro dentro casa sua è una cosa che fa venire la pelle d'oca...

Gli esseri umani negli ultimi anni mi danno l'impressione di comportarsi come i gamberi, nel senso che vanno indietro.

Sembra assurdo che già alla fine del'700, all'epoca della Rivoluzione francese, si parlasse dei diritti delle donne, mentre adesso le donne, per trovare un impiego, a volte sono costrette a diventare le "serve" del loro capo.

La cosa peggiore è che, se non ci fossero esempi di Donne con la D maiuscola, che denunciano con coraggio le ingiustizie che le hanno segnate, vivremmo in un mondo che guarda senza fare nulla per cambiare, un mondo che piano piano scivola nell'oblio dell'indifferenza e dell'ignoranza.

Io stimo le donne che lottano per i loro diritti e che vanno contro il complesso di superiorità che affigge alcuni uomini.

Io sono solo un ragazzo di 19 anni, che dà il suo appoggio a tutte quelle persone che vogliono dire BASTA alla violenza contro le donne; so di non essere solo in questa battaglia, so che come me tantissime persone nel mondo vogliono fermare questo scempio, perciò spero che qualcuno più in alto di me prenda delle iniziative per tutelare tutte quelle persone che subiscono ogni giorno violenze di ogni genere.

Concludo dicendo che la donna è il dono più bello che ci sia mai stato donato, e non comprenderò mai come non si possa apprezzare una cosa così meravigliosa. 

Nahuel Coppolino, V D TUR


giovedì 28 novembre 2019

LE SFACCETTATURE DELL'ODIO

Il 25 novembre è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Riflettendo su questo argomento ho pensato a quanto, negli ultimi anni, questa forma di odio sia aumentata notevolmente. A parer mio, nonostante le molteplici campagne contro questo tipo di violenza, sostenute anche da personaggi pubblici, nulla è realmente migliorato, ciò perché, probabilmente, non vi è una giusta pena per coloro che compiono questo reato.
Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato che molte donne continuano ad essere trattate in malo modo e ad essere oggetto di violenze, che purtroppo non si consumano solo all'esterno delle mura domestiche, ma anche in famiglia. Mattarella sostiene che ci sia ancora molto lavoro da fare, poiché ogni donna dovrebbe sentire le istituzioni vicine, cosa che purtroppo ad oggi, continua il nostro Presidente, non avviene abbastanza.
Sono numerosi i tipi di violenza, sia fisica che psicologica, che ogni giorno una donna rischia di subire. Il caso più grave è sicuramente il femminicidio, termine usato per la prima volta dalla scrittrice e attivista messicana Marcela Lagarde alla fine del ventesimo secolo, un termine purtroppo molto usato ultimamente, visto che si stima che in Italia ogni 72 ore, in media, muoia una donna. In Italia solo nel 2016 si è preso ufficialmente atto di quanto stesse accadendo, dopo 3 omicidi di donne per mano dei mariti in soli 2 giorni! La cosa che accomunava questi omicidi era il suicidio del marito subito dopo aver compiuto l'atto. Ecco, ciò che più mi fa riflettere, e al contempo mi infastidisce, è il fatto non solo di avere ammazzato una persona con cui avevi costituito la tua famiglia, ma di essere stati anche così vigliacchi da non essere stati in grado di assumersi le proprie responsabilità!
Un'altra forma comune di violenza fisica contro la donna è lo stupro, un gesto sempre più frequente e diffuso, e la cosa ancor più raccapricciante è che la maggior parte delle vittime sia minorenne. Credo che, anche se ovviamente alla morte non vi è rimedio, chi subisce una violenza simile porterà per sempre con sé una ferita che non guarirà mai. Un caso simile può essere considerata, per esempio, la molestia, un tipo di violenza che si verifica spesso nel mondo del lavoro o addirittura nelle scuole, quasi fosse "normale" fare apprezzamenti, avere atteggiamenti e gesti offensivi nei confronti delle donne.
Nella società odierna un altro tipo di violenza, questa volta non più fisica bensì psicologica, ha preso piede molto in fretta, mi riferisco ai cosiddetti "odiatori da tastiera". Giusto pochi mesi fa una nota influencer italiana, Chiara Ferragni, ha spiegato sul suo profilo Instagram cosa significhi essere continuamente al centro di critiche che mirano a ferire e denigrare una persona, ma la cosa più sconvolgente, emersa dal suo post, è che sono soprattutto le donne a scrivere i commenti più feroci, usando stereotipi tipicamente maschilisti, probabilmente dettati dall'invidia. Per questo, secondo me, non bisogna cadere nel luogo comune che soltanto gli uomini siano i colpevoli della violenza (in questo caso, ripeto, psicologica) sulle donne, ma in alcuni casi sono le donne stesse ad esercitarla.
Quest'ultima osservazione però non significa che la disparità tra sessi non sia presente, anzi! Diversi studi, tanto per allargare il discorso, riportano che le donne guadagnano in media il 43 % in meno rispetto agli uomini, a parità di mansioni: come lo si può permettere, considerando inoltre il peso del lavoro domestico, che spesso ricade unicamente sulle spalle della donna?
Insomma, da qualsiasi punto di vista si guardi, tutto mi fa comprendere che viviamo all'interno di una società in cui non si è più consapevoli di quale sia il punto di non ritorno, di quanto si possa ferire una persona anche solo attraverso una semplice parola, un gesto. Per quanto crediamo di vivere in un'epoca che si professa civilizzata come la nostra, il fenomeno della violenza sulle donne sta raggiungendo l'apice. Credo sia arrivato il momento di intervenire con maggior serietà e competenza perché non è più possibile vivere in un mondo in cui le parole femminicidio, stupro, violenza di genere ecc. siano presenti nei titoli delle prime pagine dei giornali. Qualcosa deve a tutti i costi cambiare, in primis la nostra mentalità, che, in molte occasioni, ci fa credere di essere padroni anche di altre persone.
Rebecca Sabatino, V D TUR


domenica 13 dicembre 2015

NO alla violenza contro le donne

Quando l'argomento trattato è la violenza sulle donne, la prima domanda che sorge nei nostri pensieri è: "COM' E' POSSIBILE CHE UN MARITO, COMPAGNO, PADRE O FRATELLO POSSA ARRIVARE A FARE DETERMINATE COSE NEI CONFRONTI DI UNA DELLE DONNE PIÙ IMPORTANTI DELLA SUA VITA ?".
I valori relativi, per quanto riguarda il fenomeno della violenza sulle donne, considerando prostituzione, abusi, violenza psicologica e femminicidi, continuano ad essere altissimi.
Ormai, in Italia, è considerato quasi 'anormale' ascoltare il telegiornale e non sentire nelle notizie in primo piano "donna violentata e uccisa dal compagno geloso"; non per niente, ogni mattina, apriamo il giornale già consapevoli di ciò che ci toccherà leggere.
Ogni anno, nel nostro Paese, centinaia di donne sono vittime di femminicidio.
Per fortuna (se si può chiamarla fortuna...) in Italia le statistiche hanno registrato numeri inferiori alla media mondiale. Nell'anno 2014 le donne vittime di stupro sono state circa 625mila, mentre le donne vittime di tentato stupro sono state 746mila.
Ma il paradosso è che questi dati sembrano quasi ridicoli in confronto a quelli del resto del mondo.
Basti pensare che in Brasile ogni 15 secondi una donna subisce un abuso, che sia fisico o psicologico. Oppure che in Cambogia, la maggior parte delle giovani madri, provenienti da un ceto sociale medio-basso, sono costrette ad abbandonare i propri figli perché obbligate a lavorare per anche 20 ore al giorno nelle fabbriche del loro Paese.
Secondo alcune statistiche mondiali, la violenza domestica è la prima causa di morte tra le donne tra i 16 e i 45 anni, superando perfino gli incidenti stradali e le malattie.
Molto spesso, la cosa che stupisce è come queste donne riescano a continuare a stare accanto ai loro molestatori. Anziché affrontare la realtà preferiscono mentire ai loro figli, genitori e amici, e soprattutto mentire a loro stesse, ripetendo costantemente "NON STA ACCADENDO A ME".
Questo non è un sentimento, o perlomeno non lo è più. L'amore viene bruciato e, di conseguenza, profanato fino all'estremo. La relazione non si basa più sull'amore reciproco, ma sulla costante pretesa di possesso da parte dell'uomo nei confronti della donna.
La donna, in tutto il mondo, è sempre stata considerata inferiore al genere maschile. L'uomo è certo di essere il suo possessore, come se lei fosse solo un oggetto insignificante.
Le donne vivono schiacciate dallo stereotipo di loro che hanno molte società.
Ma dopotutto c'è ancora gente che lotta, per modificare questa situazione. Un esempio fondamentale è Malala, icona del diritto universale contro l'estremismo religioso. Una giovane che ha lottato e continua a lottare per i diritti, suoi e di tutte le ragazze.
Bisogna avere la consapevolezza di ciò che tutte le donne unite, attraverso lo studio, le manifestazioni e molto altro, possano fare per abbattere tutte queste barriere.
Giada Calabrese III E tur