lunedì 9 novembre 2020

ATTENZIONE! SI CAMBIA!

 Da oggi abbiamo un nuovo blog per il Giornalino. Lo potete trovare a questo indirizzo: 

https://newgiornalino.blogspot.com/

FB ALL NEWS quindi CHIUDE e rinasce al nuovo indirizzo col nome 

TNG - THE NEW GIORNALINO

Ci vediamo di là per i nuovi articoli.



giovedì 15 ottobre 2020

IL FIRPO-BUONARROTI IN 3 MINUTI!

NUOVO GRANDE CONCORSO

IL FIRPO-BUONARROTI IN 3 MINUTI!

I ragazzi gireranno video di 3 minuti per presentare il nostro istituto. 
Il Giornalino pubblicherà i loro lavori e sarete voi a votarli, lasciando un "MI PIACE" al vostro preferito. 

venerdì 12 giugno 2020

Arrivederci, ragazzi

E così siamo arrivati al termine di questo incredibile anno scolastico.
Occorrerebbero troppe parole per rievocare tutti i giorni della paura e dello sgomento, quando l'isolamento non è più stato un plus inaspettato di vacanza, ma un incubo che pareva non avere fine. Abbiamo scoperto insieme l'angoscia e la perdita di certezze fino al giorno prima scontate, abbiamo conosciuto da vicino l'ombra lunga della malattia e della morte. Alcuni di noi hanno perduto persone care, altri sono stati in pena per loro; alcuni hanno scoperto un diverso ritmo di vita, altri hanno visto i genitori in ansia per il lavoro; alcuni hanno perso il ritmo sonno-veglia, altri si sono ritrovati a non sapere come riempire le giornate.

E poi, con la Didattica a Distanza, prima con Skype, poi con Meet, ci siamo di nuovo incontrati e abbiamo ripreso il nostro dialogo giornaliero, fatto di letteratura, di storia, di grammatica, ma soprattutto di tante letture e storie narrate. Tutto questo lo avete raccontato qui, su queste pagine virtuali del vostro giornalino: avete raccontato il vostro quotidiano fatto di attese, di noia, di rimpianto per la scuola (sì, rimpianto per i gesti consueti, per le risate, per le avventure, per gli amori, per le amicizie, persino per il rapporto con noi prof.); avete ripercorso la storia di un virus partito da molto lontano e che mai ci saremmo aspettati di conoscere così da vicino; avete aperto la porta del vostro cuore, confidato le vostre angosce, ma anche le vostre speranze.

Vi sarò per sempre grata di tutto questo.

Voglio ringraziare pubblicamente la mia Redazione, composta dalle ragazze e dai ragazzi delle mie classi: II A LES, III A LES, V D TUR. Abbiamo scoperto un modo nuovo per stare insieme, per affrontare un pezzo di strada in salita, sì, ma che abbiamo percorso con la sicurezza di essere insieme, certi che qui nessuno abbandona un altro, nessuno resta indietro. Vi abbraccio tutti, e che il mio consueto "Arrivederci" di fine anno sia più vero e letterale che mai: ci rivedremo, in classe, ancora.


P.S. Con i miei "quintini", l'appuntamento è a fra pochi giorni, all'orale della maturità. In bocca al lupo, ragazzi!

La vostra Direttora
Gabriella Corbo

lunedì 8 giugno 2020

La storia si ripete

Siamo felici di presentare un lavoro fatto da due dei più attivi redattori del nostro Giornalino, Nicolò De Rosa e Matteo Saba della III A LES, che hanno scritto un breve ma intenso saggio, «La storia si ripete», dettato dagli avvenimenti legati alla pandemia che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo.

Nicolò e Matteo così scrivono nell'introduzione:

Stiamo vivendo un cambiamento senza precedenti. Quella che credevamo fosse normalità è stata totalmente sconvolta. L’oggetto di questa analisi è proprio una riflessione sul presente, che tenga conto di fatti, episodi, vicende accadute anche in epoche diverse, ma che hanno in comune la medesima problematica. Le epidemie, nella storia verranno analizzate mettendole in relazione con La pandemia da corona virus nella quale siamo immersi. Quindi, le seguenti riflessioni si basano su considerazioni economiche, sociali, storiche e scientifiche. Il punto cruciale è l’analisi di eventi storici attraverso i quali comprendere un fatto passato. Quindi, ritenendo che i fatti non siano solo fenomeni con un inizio ed una fine, bensì un insieme di accadimenti, che incidono sulla vita dei popoli, indirizzando i loro comportamenti, si prenderanno in esame le ingenti crisi economiche, gli stati d’animo personali causati della perdita dei propri affetti personali e del lavoro in seguito alla diffusione del virus. «La storia si ripete», corsi e ricorsi di vichiana memoria; questo metteremo in relazione: i risvolti economico-sociali di epidemie passate con gli accadimenti recenti. 

Qui sotto potete leggere il loro saggio. Buona lettura!

giovedì 28 maggio 2020

I giorni del Corona virus - Erika disegna

Erika Castorina, giornalista della II A LES, ci ha inviato alcuni disegni che ha realizzato nei giorni dell'isolamento. Siamo felici di ospitarli qui sul nostro Giornalino :-)






mercoledì 13 maggio 2020

I giorni del Corona virus - Simone racconta...8

Oggi Simone Giornalista ci parla di cosa hanno fatto gli animali durante il nostro lockdown per il Coronavirus. Buona lettura!




Giornalista Simone Narducci, III A LES

martedì 12 maggio 2020

Debate on Meet


 (video a cura della prof.ssa Borghini)

Si è concluso il corso di Debate che ha coinvolto 24 studenti e 12 docenti. La finale si è svolta venerdì 8 maggio, rigorosamente in diretta Meet. Sei studenti divisi in due squadre hanno dibattuto sulla mozione "La plastic tax è uno strumento efficace per ridurre la dispersione nell’ambiente di imballaggi in plastica" E’stata un’amichevole di altissimo livello! Complimenti ragazzi! Crediamo fortemente che si tratti di un nuovo inizio per l’avvio del Club del Debate al Firpo Buonarroti!

Prof.ssa Silvia Borghini 

sabato 25 aprile 2020

Liliana Segre e il 25 aprile

"Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni cos’è stata la dittatura"
Liliana Segre ci spiega perché il 25 aprile 1945 è una data da ricordare, in un articolo uscito un anno fa.



Per me il 25 aprile del 1945 non fu il giorno della Liberazione. Non poteva esserlo perché io quel giorno ero ancora prigioniera nel piccolo campo di Malchow, nel Nord della Germania. C’era un grande nervosismo da parte dei nostri aguzzini, ma non sapevamo nulla di quel che accadeva in Europa. A darci qualche notizia furono dei giovani francesi prigionieri di guerra mentre passavano davanti al filo spinato. « Non morite adesso! » , scongiurarono alla vista delle disgraziate ombre che eravamo. «Tenete duro. La guerra sta per finire. E i tedeschi stanno perdendo sui due fronti: quello occidentale con gli americani e quello orientale con i russi». Nelle ultime ore da prigioniere assistemmo alla storia che cambiava. Fuori dal lager ci costrinsero all’ennesima orribile marcia ma niente era uguale a prima. La mia personale festa di liberazione fu quando vidi il comandante del campo mettersi in abiti civili e buttare a terra la sua pistola. Era un uomo terribile, crudele, che a ogni occasione picchiava selvaggiamente le prigioniere. La vendetta mi parve a portata di mano, ma scelsi di non raccogliere quell’arma. All’improvviso realizzai che io non avrei mai potuto uccidere nessuno e questa era la grande differenza tra me e il mio carnefice. Fu in quel momento che mi sentii libera, finalmente in pace.
Il 25 aprile del 1945 fu quindi un’esplosione di gioia che mi sarebbe arrivata più tardi filtrata dai racconti di amici e famigliari. Avevo avuto bisogno di una tregua prima di tornare in Italia. E dovevo guarire da troppe ferite per riuscire a fare festa insieme agli altri. Ero stata ridotta a un numero, costretta a vivere in un mondo nemico e costantemente con il male altrui davanti a me, come diceva Primo Levi. Ci vollero anni perché riscoprissi il sentimento della felicità collettiva.
Poi quel momento è arrivato. E il 25 aprile è diventata una festa famigliare, la festa della libertà ritrovata. Simboleggiava la caduta definitiva del nazifascismo e la liberazione. E rendeva omaggio al sacrificio di partigiani e militari, ai resistenti senz’armi, ai perseguitati politici e razziali. Era la festa del popolo italiano ma anche una festa celebrata in famiglia insieme a mio marito Alfredo, che era stato un internato militare in Germania per aver detto no alla Rsi. Avevamo patito entrambi la privazione della libertà e potevamo capire il significato profondo di quella data che poneva le fondamenta della democrazia e della carta costituzionale. Ogni 25 aprile sventolavamo idealmente la nostra bandiera.
Non ho mai smesso di sventolare quella bandiera. E ancora oggi mi ostino a spiegare ai ragazzi perché è una festa fondamentale. Ma è sempre più difficile combattere con i vuoti di memoria. Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni cos’è stata la dittatura, soprattutto ora che il saluto romano non stupisce più nessuno. Mi chiedo se a una parte della politica non convenga questa diffusa ignoranza della storia. Chi ignora il passato è più facilmente plasmabile. E non oppone “ resistenza”.
In anni non lontani, c’è stato anche chi ha proposto di abolire il 25 aprile dal calendario civile. Temo che prima o poi si arriverà a cancellarlo. Perché il tempo è crudele: livella i ricordi e confonde la memoria, mentre le persone muoiono e le generazioni passano. Qualche anno fa ci siamo illusi che intorno a questa data fosse stata raggiunta l’unanimità delle forze politiche. Oggi leggo con preoccupazione che alla festa della Liberazione si preferisca una cerimonia di altro genere. Se devo dire la verità, rimango esterrefatta. In tarda età assisto a degli atti che non avrei mai immaginato di vedere: soprattutto avendo vissuto cosa volesse dire essere vittime prima del 25 aprile, quando la democrazia non c’era, e dissidenti e minoranze venivano imprigionati, torturati e anche uccisi.
Così come rimango tristemente stupita di fronte alla cancellazione della prova di storia alla maturità. La mancanza di memoria può portare a episodi come quello che ha coinvolto pochi giorni fa un istituto alberghiero di Venezia. Un insegnante su Facebook ha offeso la Costituzione con parole che preferisco non ripetere. E si è augurato che Liliana Segre finisca in «un simpatico termovalorizzatore». Questa non l’avevo ancora sentita: probabilmente il « simpatico termovalorizzatore » è la forma aggiornata del forno crematorio.
Preferisco però concentrarmi sui moltissimi italiani che mi vogliono bene. E insieme ai quali festeggerò il 25 aprile, un rito laico che continua a emozionarmi. E a portarmi via con sé. Perché la libertà è una condizione assoluta, irrinunciabile. E non importa se qualche ministro resterà a casa. Sono sicura che domani saremo in tanti a provare la stessa emozione civile. Buon 25 aprile a tutti.
(da La Repubblica, 24.4.2019)

venerdì 24 aprile 2020

Genova, un giorno prima del 25 Aprile

24 aprile 1945: l'Insurrezione di Genova

In questi giorni, per festeggiare il 25 aprile, molte saranno le iniziative organizzate in città e nei luoghi delle lotte partigiane in memoria dei caduti, ma anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo voluto puntare l’attenzione dei nostri lettori su questa importante data. O meglio: sul giorno precedente.
La nostra città, infatti, prima in Europa, il 24 aprile, grazie ai suoi partigiani, costrinse alla resa l'esercito tedesco, arrivando alla storica firma della Resa di Villa Migone. Ricordiamo quindi quei giorni di lotta, da cui deriva la nostra libertà.

I tedeschi sfilano disarmati in via XX settembre

Ecco, la guerra è finita.

Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.

È l’inizio di una poesia di Dino Buzzati, dedicata al 25 aprile, che in poche righe esprime la ritrovata libertà  dell’Europa e i valori conquistati, che ogni anno ricordiamo in difesa della democrazia e della libertà. Ma vediamo cosa accadde a Genova.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale della Liguria e il Comando Militare Regionale, riuniti congiuntamente, decisero l’inizio dell’insurrezione. Le operazioni militari per la liberazione della città iniziarono la mattina successiva e il CLN regionale assunse di fatto le funzioni di governo. Onde evitare un bagno di sangue, furono contemporaneamente avviate trattative tra il comando tedesco della piazza di Genova e i vertici locali della Resistenza, e nella sera del 25 aprile, presso Villa Migone, il generale Meinhold, firmò l’atto di resa (di seguito pubblicato).

Si tratta dell’unico caso europeo in cui un corpo d’armata tedesco si sia arreso a formazioni partigiane. Quando due giorni dopo arrivarono a Genova le truppe alleate, trovarono la città non solo già liberata, ma anche in condizioni di vita quasi normali, con i tram che circolavano e le case illuminate.

L’insurrezione di Genova venne giustamente definita ”insurrezione modello”, ma alto era stato comunque il prezzo pagato dai patrioti genovesi, con 300 morti e oltre 3000 feriti.


TESTO DELLA RESA 

In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30;

tra il sig. Generale Meinhold,quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Cap. Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte;

il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall'avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Magg. Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall'altra;

è stato convenuto:

1) Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;

2) la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;

3) il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;

4) il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia.

Fatto in quattro esemplari di cui due in italiano e due in tedesco.
Scappini Remo - Meinhold  -avv. Errico Martino -Giovanni Savoretti - Asmus  - Maggiore Mauro Aloni



La Redazione

venerdì 17 aprile 2020

La 4A CAT vince il premio "Progetto APVE I valori di Enrico Mattei nella realtà dell'Industria ligure"!

Gli alunni della 4A CAT, seguiti dal prof. Matteo Raineri, hanno partecipato al progetto “I valori di Enrico Mattei nella realtà dell'Industria ligure”.

Sono stati ospitati dall'azienda Tecnomarine, la quale ha spiegato loro come sono stati introdotti i valori (coraggio, innovazione e visione prospettica) all'interno della realtà lavorativa, hanno lavorato in gruppo, con il tutor esterno e con il tutor interno, preparando una presentazione finale che è andata in gara con le altre scuole che hanno partecipato al progetto.

 La premiazione, avvenuta oggi, 17 Aprile 2020, ha visto il nostro istituto Firpo-Buonarroti al primo posto!

Si ringraziano:

- Il patrocinatore dell'evento: Dott. Nappi di APVE Genova
- Il tutor interno: Prof. Eric Pino
- Il tutor esterno: Dott. Karanvir Metha

Cliccando questo LINK potete vedere il video della premiazione con le presentazioni fatte dagli studenti. 

COMPLIMENTI, RAGAZZI, DALLA REDAZIONE DEL GIORNALINO!




giovedì 16 aprile 2020

I giorni del Corona virus - Simone racconta...7

Oggi Simone Giornalista, affronta un tema molto importante: l'inquinamento al tempo del Corona virus. Buona lettura!




Giornalista Simone Narducci, III A LES

domenica 5 aprile 2020

I giorni del Corona virus - Simone racconta...6

Oggi vi presentiamo un grande lavoro di Simone Giornalista, che ci parla della nostra amata città: Genova! Buona lettura!



Giornalista Simone Narducci, III A LES

venerdì 3 aprile 2020

I giorni del Corona virus - La testimonianza di Samuele


In questi giorni, il ministero della salute ha imposto ai cittadini italiani di non uscire di casa, solo per bisogni primari o situazioni di emergenza è consentito farlo; questo perché un nuovo virus chiamato covid-19 si è diffuso in modo esponenziale su tutta la popolazione nazionale e mondiale.
Ci siamo ritrovati in una situazione “surreale” perché siamo passati dal condurre una vita normale a rimanere chiusi in casa senza poter uscire e senza poter proseguire con la nostra quotidianità. Per esempio non possiamo andare a fare la spesa nei supermercati se non una persona per nucleo familiare, siamo limitati ad andare solo nei negozi che hanno il permesso di stare aperti, non possiamo salutarci come di consuetudine con abbracci e baci, per paura del contagio, oppure non possiamo stare insieme ad amici e parenti anche se fuori casa, perché dobbiamo evitare agglomerazione per via del contagio repentino di questo virus che passa in modo aereo attraverso la saliva, gli starnuti, un colpo di tosse…è consentito parlarsi solo a distanza di un metro e questa restrizione è di legge, sia per strada che all’interno dei negozi.
Da quando è iniziata questa guerra virale, sono ormai passati parecchi giorni, tutto è iniziato in sordina all’inizio di febbraio, ma inizialmente si pensava fosse circoscritto alla sola Cina focolaio del virus; poi la situazione è peggiorata propagandosi anche in altre nazioni perché la circolazione delle persone da uno stato all’altro, da un paese all’altro ha aumentato il contagio. Quando siamo arrivati a misure drastiche come la chiusura delle scuole e di tutte le attività sportive il 24 febbraio 2020, oramai la situazione era già diventata incontrollabile, perché in poche settimane il virus aveva fatto il giro del mondo contagiando soprattutto l’Italia e poi la Francia, la Germania, L’Inghilterra, persino l’America.
All’inizio, non tutti i paesi sono stati pronti a mettere in atto misure drastiche per limitare il più possibile i contagi, la soluzione è la quarantena limitando a zero i contatti tra le persone, chiudendo tutte le attività e facendo parecchi tamponi per capire in quanti sono stati contagiati dal virus…solo con la quarantena tutti a casa si limitano i ricoveri massicci negli ospedali che sono collassati dal numero di pazienti da corona virus.
L’Italia è stata una delle prime nazioni a denunciare i tantissimi casi di corona virus e settimana dopo settimana a prendere decisioni drastiche per limitare i contatti e diminuire i contagi.
Purtroppo in Italia però alcune regioni erano già impestate dal virus come la Lombardia ed il Veneto e quindi l’unica soluzione è stata quella di isolarle dal resto d’Italia senza permettere a nessuno di entrare ed uscire da esse.
Anche le zone focolaio del virus sono state messe in isolamento e  in questi giorni sempre più limitazioni ci vedono costretti a non uscire e assolutamente non spostarci da un comune ad un altro come oramai non è neppure permesso spostarci da un quartiere ad un ad un altro….
Ad oggi io come tanti miei coetanei, sono chiuso in casa, mi sono fatto portare il pc del lavoro dei miei genitori per seguire le lezioni virtuali degli insegnanti, faccio qualche compito e lezione, gioco coi miei fratelli e a sorpresa anche con i miei genitori che i questi giorni passano molte ore in casa con noi, vediamo dei film insieme e gioco alla play in rete coi miei amici. Quando posso vado sul terrazzo che è molto spazioso e faccio un po’ di attività fisica assieme a mio fratello per tenerci in allenamento visto che è la prima volta dopo tanti anni che sia io che lui abbiamo interrotto gli allenamenti giornalieri che facciamo da anni essendo tutti e due giocatori del Genoa e pratichiamo calcio livello agonistico.
Nonostante io cerchi di tenermi occupato, non vedo l’ora, come tutti penso, di poter uscire e ritornare alla vita normale.
Secondo me siamo arrivati a questi punti perché abbiamo sottovalutato la situazione e ci siamo resi conto in ritardo che si trattava di un virus pericoloso, che si era già espanso fra tutti noi.
Purtroppo questo virus per molte persone è stato letale, soprattutto per quelle più anziane e quelle con patologie pregresse .
Questa situazione mi ha fatto meditare su ciò che ci sta affliggendo, e ho potuto capire che i veri valori della vita non sono come spesso pensiamo  un bel vestito, l’ultimo modello si smartphone o una macchina costosa, ma passare più tempo con i propri cari e la propria famiglia e poter apprezzare le piccole cose di cui ora ci dobbiamo privare.
Sicuramente quando torneremo alla vita normale, dopo poco ci dimenticheremo di come era bello trascorrere le nostre giornate senza dover correre da una parte all’altra, senza stressarci per la mancanza di tempo che è quello che ora ci sta permettendo di poter stare tutti assieme e vivere la famiglia.

Samuele Piccardo, III A LES

giovedì 2 aprile 2020

martedì 31 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Simone racconta...5

Il nostro Simone Giornalista anche lontano da scuola si dà da fare e ci racconta le sue giornate e i suoi pensieri. Pubblichiamo qui i suoi articoli, in attesa di rivederci a scuola 😍

IGLOO ED ALTRE SITUAZIONI DI ISOLAMENTO

In questo periodo di coronavirus, tutti gli abitanti del mondo sono costretti a stare a casa per alcune settimane, e ci sentiamo tutti un po’ soli e isolati.
Con la mia famiglia abbiamo riflettuto che ci sono persone che vivono isolate anche per lungo tempo per vari motivi: per lavoro, per stile di vita o per divertimento. Per esempio sono quelli che abitano negli igloo, i velisti che attraversano l’oceano per mesi, il guardiani del faro, gli astronauti, i pastori, i frati eremiti, gli  osservatori della natura, chi si rompe una gamba ….   

Esaminiamo alcuni casi.

Chi abita nell’igloo o ci trascorre la vacanza…

Un iglù, o iglò[1], (dall'inglese igloo, a sua volta dall'inuktitut ᐃᒡᓗ, iglu, «casa») è un rifugio costruito con blocchi di neve, generalmente a forma di cupola, costruzione tipica degli Inuit (popolazione originaria dell'estremo nord del Canada) prima degli anni 1970. 


L’igloo si costruisce con blocchi di neve pressata. Questi blocchi si dispongono a spirarle in giri sempre più piccoli sino a formare una volta , con un piccolo comignolo in cima. Viene poi costruito un piccolo tunnel per entrare e uscire.

 L’igloo è costruito in mezzo ai ghiacci, ma dentro rimane abbastanza caldo e una famiglia ci può stare per molte settimane, mentre fuori ci sono tempeste di neve e forti venti gelidi. Dentro l’igloo si può accendere un fuoco, che tiene la temperatura abbastanza calda (circa 17 gradi centigradi, come in una casa durante le  quattro stagioni). Il fuoco fa un po’ sciogliere la neve nelle pareti interne, e quando si spegne il fuoco queste pareti umide diventano sigillate col ghiaccio, cosi non entra neanche più il vento. Dentro l’igloo si tengono le scorte necessarie per affrontare l’inverno (pesci e carne congelati, verdure secche come fagioli e ceci). Non hanno problemi per l’acqua: quando devono cucinare o  devono bere fanno sciogliere un po’di ghiaccio.

Negli ultimi anni molti scelgono di fare vacanze isolati dentro agli igloo con delle finestre. 
Stanno li dentro per molto tempo  per osservare la meraviglia delle aurore boreali. Le aurore boreali sono dei fenomeni ottici, sono prodotte da particelle elettriche (elettroni e protoni) che, arrivando dal Sole, colpiscono la ionosfera terrestre , ossia la parte di atmosfera compresa tra i 100 e i 500 km di altitudine. 

Quando il fenomeno elettrico si esaurisce, l'energia prodotta dagli elettroni si trasforma in luce visibile: l'aurora boreale. E’ un fenomeno davvero affascinante:  crepuscolo, o di notte (di giorno è difficile vederle), lampi di luce verde danzano nel cielo scuro e cambiano in continuazione assumendo forme fantastiche. A volte, poi, si odono anche dei suoni, delle specie di sibili che accompagnano le aurore.

Velisti in traversata dell’oceano

Conosco la barca a vela, ci sono stato spesso con altre famiglie del CEPIM, una volta ho partecipato anche ad una battaglia navale davanti al Gaslini.
La barca a vela è bella, divertente, ma è anche un po’ piccola, sopra ci sono dei piccoli spazi, una piccola cucina, dei lettini dove si può dormire.
Eppure ci sono persone che ci abitano e addirittura persone che fanno lunghi viaggi, (a me per esempio, piacerebbe andare a Oslo, in Norvegia)
Penso che stare tanti giorni lì sopra nella traversata dell’oceano sia un po’ noioso, poi, se piove molto e incontri onde di tempesta è molto scomodo e anche pericoloso!
Uno dei velisti più famosi al mondo si chiama Giovanni Soldini, abita a Spezia e fa dei lunghi viaggi da solo negli oceani, per settimane e settimane. 


Astronauti

Sono persone che lavorano nello spazio, per controllare e aggiustare i satelliti delle telecomunicazioni o per esplorare la Luna e l’Universo. 
Si va nello spazio volando dentro le capsule spaziali, che sono molto piccole, e si deve stare li dentro per settimane e settimane.

 

Anche se si deve stare isolati per molto tempo, il viaggio è molto bello, perché da lassù si può ammirare il pianeta Terra (significa il mondo), le stelle vicine e lontane, tutto il cielo e gli strati dell’atmosfera.






Guardiano del faro 


Il faro è una torre con in cima un sistema di luce forte che si vede da lontano e che gira. Il faro viene acceso dopo il tramonto e funzione tutta la notte sino all’alba. Serve per orientare le navi oppure barche nel buio. Il faro di Genova è la Lanterna. In certi posti il faro è sulle coste, lontano dalle città, cosi ci deve stare una persona fissa per farlo funzionare: questa persona è il guardiano del faro.
Il faro è sempre vicino alle rocce e anche mare blu e al cielo azzurro.


Il guardiano del faro abita da solo e isolato; quando è bel tempo si gode un bel panorama, ma quando ci sono burrasca, tempeste, vento, lampi, neve, tromba d’aria, tromba marina  o tempesta  di sabbia può avere paura!
Il guardiano del faro si occupa di tenere  in funzione la luce del faro e il sistema di lenti che rende la luce più forte e la fa arrivare lontano.


Pastori durante l’alpeggio

Durante la stagione fredda gli animali da latte stanno nelle stalle, ma durante l’estate i pastori li portano a mangiare l’erba fresca della montagna. Questi fenomeni si chiamano transumanza e alpeggio.

La transumanza è la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che si spostano da pascoli situati in zone collinari o montane (nella stagione estiva) verso quelli delle pianure (nella stagione invernale) percorrendo le vie naturali dei tratturi. 
L'alpeggio è l'attività agro-zootecnica che si svolge in montagna durante i mesi estivi. Con il termine malga o alpe si fa riferimento all'insieme dei fattori produttivi fissi e mobili in cui avviene l'attività di monticazione (una fase della transumanza): fabbricati, terreni, attrezzature, animali, lavorazione del latte prodotto.
 
Di solito parte un solo pastore per accompagnare il suo gregge, che può essere di mucche, capre o pecore. 
Generalmente c’è anche uno o più cani da pastore, che lo aiutano a tenere la disciplina nel gregge.
Quando il pastore è da solo in montagna per l’alpeggio, abita in una piccola casetta, come quella della foto , dove ha un letto, una cucina per potersi fare da mangiare e dormire. 
Anche in questo caso si tratta di una persona che sta isolata per molte settimane.

Eremita 

L’eremita è una persona che ha deciso di vivere lontano dalla società, in un posto isolato e difficilmente raggiungibile.
Di solito sono persone che si ritirano per studiare e pregare in solitudine.
Ci sono molti santi che hanno passato parte o tutta la vita da eremiti.
Sono persone che non hanno le comodità della vita moderna (televisione, telefono, computer, frigorifero, automobile eccetera.
Si accontentano di qualche animale da fattoria (specie le galline che fanno le uova), a volte hanno il cane o il gatto, l’orto dove raccolgono da mangiare, hanno libri specialmente di religione e il rosario.

Fotografo della natura nelle foreste 

Ecco un lavoro che mi piacerebbe fare! Il fotografo della natura studia la flora e la fauna (animali) stando proprio sul posto, appostato, isolato e silenzioso, per non spaventare gli animali. Così a volte deve stare a lungo nelle foreste innevate, per studiare e fotografare la volpe rossa.



Altre volte deve stare a lungo al freddo nei mari del sud per studiare e fare foto ai pinguini (che sono uccelli, ma mia mamma non lo sapeva!!).

Dove abita il fotografo?
Non ha una casa, quando lavora si porta dietro una jeep vecchia e scassata, per dormire usa una tenda e  mangia quando e come può il cibo che si porta dietro…

Giornalista Simone Narducci, III A LES






sabato 28 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Stare a casa

"E vivere la realtà ci chiede sempre troppi sforzi, ma voglio credere che cambierà: 
questo è quello che ho da dirti"
Buongiorno - Alessandra Amoroso


In questi giorni più che mai, credo che questo pezzo possa risultare come un messaggio di speranza e così dev'essere.
Occorre che ognuno di noi capisca che bisogna fare dei sacrifici, bisogna "faticare". Però scopriamo anche che i nostri sforzi porteranno qualcosa di buono, permetteranno a questa situazione di cambiare: è questo quello che voglio dirvi.





Sono la prima che si sente un leone in gabbia però l'unica soluzione è rispettare ciò che ci viene ordinato di fare: stare a casa.
C'è bisogno che ognuno di noi si renda conto che l'unico fattore che ha potere su questa pandemia è il nostro comportamento.
La verità è che ci siamo un po' tutti rotti le scatole di stare chiusi in casa, ma dovete capire che se la gente seguisse le norme invece di fregarsene altamente, tutto potrebbe finire più velocemente.


Sappiamo che le uscite sono limitate a pochi lavoratori e a coloro che devono fare la spesa o portare fuori il cane. Dobbiamo anche comprendere però che la spesa si deve fare il meno frequentemente possibile, comprando più roba per non rimanere senza, e il cane non ha bisogno per forza di andare sui monti ma può fare i propri bisogni nel marciapiede sotto casa.

Evitate di chiedere se è possibile fare la passeggiatina o di diventare improvvisamente degli sportivi. Evitate perché avete passato gli ultimi vent'anni guardando Amici, commentando i Tronisti e commuovendovi con C'è Posta Per Te; li avete trascorsi non alzandovi dal vostro divano neanche per andare in bagno, quindi spiegatemi dove dovreste andare in questi giorni.
A quelli che non rispettano le regole, ricordo di non lamentarsi poi quando il tre aprile Conte prolungherà ancora questa quarantena.
La verità è che poi ci rimettiamo tutti: possiamo impegnarci quanto volete ma, finché ci sarà anche una sola persona a fare l'esatto contrario di quello che viene detto, sarà tutto inutile. Penso che forse sia solo questione di buon senso.

Stiamo passando un bruttissimo momento in Italia e, tra non molto, gli ospedali saranno costretti a fare una selezione. Saranno obbligati a dire "Sì, tu hai il diritto di essere curato" oppure "No, tu no, non abbiamo posto anche per te". Questo significa che non avranno altra scelta se non quella di privare alcune persone di un loro diritto. Sceglieranno gli anziani per lasciare il posto ai più giovani, coloro che hanno tutta la vita davanti, è inevitabile. Ma vi sembra giusto? E sapete perché saranno costretti a fare questa selezione? Sapete, vero, che una persona su sei che contrae il virus ha bisogno di un posto in terapia intensiva per sopravvivere? Se non ne eravate a conoscenza ora lo sapete, quindi la prossima volta che scegliete di uscire invece di starvene in casa, ricordatevi che non state solo rischiando la vostra salute e quella dei vostri cari, ma state aumentando le probabilità ad altri esseri umani di non ricevere le cure mediche di cui ha bisogno. E sapete qual è la cosa peggiore di queste persone? Che una volta fatte uscire dall'ospedale, devono isolarsi dai propri cari, passando i loro ultimi giorni senza il loro affetto. Ma lo stesso vale senza aver contratto il virus: sapete che se una persona, giovane o anziana, si presenta in ospedale, negativa al test del coronavirus ma bisognosa di cure mediche o di un intervento per sopravvivere, probabilmente non la accettano?

È dura stare in casa, lo so, soprattutto in giornate come questa, dove in cielo non è presente neanche una nuvola e il sole risplende alto lassù.
Invece di abbassare la tapparella, aprite la finestra.
Se guardate fuori, vi accorgerete che il tempo non si è fermato, ma continua. E voi avete davvero l'intenzione di buttarlo via così? Qualunque sia la vostra età, volete davvero sprecare così le vostre giornate. Non cambia niente: che siano dieci, venti, trenta quarta o sessanta i vostri anni, sappiate che non ritorneranno mai più.


Cogliete quindi l'occasione al volo e fate quello che non avete mai fatto o non avete mai avuto il tempo di fare: guardate quel programma che non siete mai riusciti a finire, riprendete quelle passioni che avete dovuto interrompere, riscoprite la bellezza della lettura e il fascino della scrittura, iniziate qualcosa che non avete mai avuto il tempo di iniziare o scrivete, anche un semplice messaggio, a tutte quelle persone che vi mancano e fategli sapere che voi, di loro, non vi dimenticate.

Alessia Bertacchini, II A LES

venerdì 27 marzo 2020

Giornata Mondiale del Teatro 2020

In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, il nostro redattore Simone Mantero, III A LES, ha preparato una presentazione che siamo lieti di condividere con i nostri lettori. In questi giorni, così cupi e densi di preoccupazioni, rivolgere il pensiero all'arte è salvifico. 

La Direttora 


martedì 24 marzo 2020

Dantedì 25/03/2020



I giorni del Corona virus - Palazzo Ducale chiuso, Primocanale ti porta a casa la mostra dedicata agli "Anni Venti"

GENOVA - I ruggenti anni Venti, fatti di fili di perle e di charleston. Ma anche gli anni Venti fatti di contraddizioni, di attese, della vita caotica della metropoli e della dimensione quotidiana. La mostra di Palazzo Ducale, curata da Matteo Fochessati e Gianni Franzone, in una selezione di oltre 120 capolavori ha ben descritto l'atmosfera di quel tempo.

Dopo il grande successo di quest'inverno, l'esposizione sta per essere smontata. A causa dell'emergenza Coronavirus e delle disposizioni del Governo, i visitatori "last-minute" non hanno potuto ammirare le opere presenti, ma Primocanale ha deciso di portarle nelle case dei liguri. L'appello, infatti, è uno solo: #IoRestoACasa. Bisogna restare a casa, cambiando del tutto le proprie abitudini. Per questo Primocanale ha deciso di "restare a casa con voi" e di raccontare la splendida mostra del Ducale.

A fare da Cicerone è stata Serena Bertolucci, il #direttorefelice del Palazzo, che ci ha condotto nelle stanze raccontando qualche curiosità sull'epoca, sui protagonisti dei ritratti, sulla storia che ancora oggi si riflette nel presente. "Quell'età dell'incertezza, ad un secolo di distanza, ci insegna che dopo un periodo buio si torna a sfavillare, proprio come gli anni Venti". E i richiami con la situazione odierna sono molteplici. Non lasciate spegnere la cultura, accendete la tv! In un momento così difficile, l'importante è ricordare tutte le cose belle che si torneranno a fare una volta passato il periodo di emergenza.

venerdì 20 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Simone M.

La paura del contagio




Ad accomunare gli italiani in questo periodo difficile è un’unica emozione: la paura. La paura di contrarre il virus, la paura di essere infettati dall’altro, la paura di contagiare una persona cara. Siamo tutti sulla stessa barca, uniti nel combattere un solo nemico, sconosciuto e senza volto: il COVID-19. Perdere il controllo, farsi sopraffare dall’angoscia può generare il panico e gesti irrazionali. Pensiamo ai treni e agli autobus diretti a Sud presi d'assalto dopo la firma del decreto che aveva istituito la zona rossa in Lombardia e in altre 14 province del Centro-Nord; pensiamo ai supermercati assaltati dopo l'annuncio dell'estensione della zona rossa a tutta Italia; pensiamo all’uomo che, in attesa di fare il tampone all’ospedale Cotugno, si è tolto la mascherina e ha sputato in faccia a una dottoressa e a un infermiere. Tutti comportamenti irresponsabili generati dall’ansia e dal timore. Riuscire a mantenere la calma e la razionalità, nonostante le continue rassicurazioni dei medici, degli psicologi e delle Istituzioni, non è una cosa facile, per nessuno di noi.

Le nuove disposizioni del governo ci invitano a rimanere a casa, salvo spostamenti per lavoro, per salute o per altre necessità. Il Coronavirus è un nemico invisibile, che sta sconvolgendo il mondo. Un nemico che ci cambierà sicuramente, che cambierà le nostre abitudini, i ritmi e il senso della nostra vita. Che cambierà le nostre coscienze. E non è detto che ci migliorerà, anche se speriamo che sia così. Non è una malattia come le altre, non è un’epidemia circoscritta a un territorio, a un gruppo umano che trovandosi in difficoltà può sperare di ricevere la solidarietà di chi è lontano.  E la paura che sta provocando in tutti noi non è paragonabile a quella che provoca la guerra. Non mette in moto l’adrenalina, non rende generosi, non crea schieramenti, non stimola le nostre difese vitali. Ma scava dentro ciascuno, ci allontana, ci isola, ci rende diffidenti.

Porta con sé l’angoscia e la depressione e poco alla volta finirà per modificare lo stesso dna del nostro modo di affrontare la realtà.  Quando ne usciremo, saremo tutti psicologicamente a pezzi: e ci sarà chi si sentirà invincibile e chi invece immensamente fragile. Questa è la vera emergenza collaterale, di cui poco si parla, secondo me. Non quella economica, da cui il mondo bene o male è sempre uscito.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, consapevole dell’enorme livello di stress che il coronavirus sta provocando sulla popolazione mondiale, ha diffuso alcune linee guida per prevenire effetti devastanti sulla nostra salute mentale, elaborate dal suo team di esperti. “Si raccomanda innanzitutto di non collegare il Coronavirus ad alcuna nazionalità o etnia. Di essere empatici nei confronti di coloro che sono stati contagiati, da qualsiasi paese provengano, non ritenendoli colpevoli della diffusione del virus. Di evitare di seguire il flusso ininterrotto di informazioni sul virus  trasmesse in tv o su internet o attraverso altri mezzi. Ai medici e al personale sanitario si consiglia di controllare lo stress facendo attività fisica e mantenendosi in collegamento con amici e familiari, senza sentirsi portatori di stigma. Si invita poi a parlare ai bambini del virus in maniera appropriata e di non tenerli isolati dal resto della famiglia senza motivo, lasciando loro di esprimere normalmente la loro emotività attraverso il gioco, l’attività creativa.”

Supereremo anche questa sfida! Prendendo in prestito da Eduardo De Filippo, la celebre frase nella commedia “Napoli milionaria": “Adda passa' ‘a nuttata”. 


Simone Mantero, III A LES