venerdì 20 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Simone M.

La paura del contagio




Ad accomunare gli italiani in questo periodo difficile è un’unica emozione: la paura. La paura di contrarre il virus, la paura di essere infettati dall’altro, la paura di contagiare una persona cara. Siamo tutti sulla stessa barca, uniti nel combattere un solo nemico, sconosciuto e senza volto: il COVID-19. Perdere il controllo, farsi sopraffare dall’angoscia può generare il panico e gesti irrazionali. Pensiamo ai treni e agli autobus diretti a Sud presi d'assalto dopo la firma del decreto che aveva istituito la zona rossa in Lombardia e in altre 14 province del Centro-Nord; pensiamo ai supermercati assaltati dopo l'annuncio dell'estensione della zona rossa a tutta Italia; pensiamo all’uomo che, in attesa di fare il tampone all’ospedale Cotugno, si è tolto la mascherina e ha sputato in faccia a una dottoressa e a un infermiere. Tutti comportamenti irresponsabili generati dall’ansia e dal timore. Riuscire a mantenere la calma e la razionalità, nonostante le continue rassicurazioni dei medici, degli psicologi e delle Istituzioni, non è una cosa facile, per nessuno di noi.

Le nuove disposizioni del governo ci invitano a rimanere a casa, salvo spostamenti per lavoro, per salute o per altre necessità. Il Coronavirus è un nemico invisibile, che sta sconvolgendo il mondo. Un nemico che ci cambierà sicuramente, che cambierà le nostre abitudini, i ritmi e il senso della nostra vita. Che cambierà le nostre coscienze. E non è detto che ci migliorerà, anche se speriamo che sia così. Non è una malattia come le altre, non è un’epidemia circoscritta a un territorio, a un gruppo umano che trovandosi in difficoltà può sperare di ricevere la solidarietà di chi è lontano.  E la paura che sta provocando in tutti noi non è paragonabile a quella che provoca la guerra. Non mette in moto l’adrenalina, non rende generosi, non crea schieramenti, non stimola le nostre difese vitali. Ma scava dentro ciascuno, ci allontana, ci isola, ci rende diffidenti.

Porta con sé l’angoscia e la depressione e poco alla volta finirà per modificare lo stesso dna del nostro modo di affrontare la realtà.  Quando ne usciremo, saremo tutti psicologicamente a pezzi: e ci sarà chi si sentirà invincibile e chi invece immensamente fragile. Questa è la vera emergenza collaterale, di cui poco si parla, secondo me. Non quella economica, da cui il mondo bene o male è sempre uscito.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, consapevole dell’enorme livello di stress che il coronavirus sta provocando sulla popolazione mondiale, ha diffuso alcune linee guida per prevenire effetti devastanti sulla nostra salute mentale, elaborate dal suo team di esperti. “Si raccomanda innanzitutto di non collegare il Coronavirus ad alcuna nazionalità o etnia. Di essere empatici nei confronti di coloro che sono stati contagiati, da qualsiasi paese provengano, non ritenendoli colpevoli della diffusione del virus. Di evitare di seguire il flusso ininterrotto di informazioni sul virus  trasmesse in tv o su internet o attraverso altri mezzi. Ai medici e al personale sanitario si consiglia di controllare lo stress facendo attività fisica e mantenendosi in collegamento con amici e familiari, senza sentirsi portatori di stigma. Si invita poi a parlare ai bambini del virus in maniera appropriata e di non tenerli isolati dal resto della famiglia senza motivo, lasciando loro di esprimere normalmente la loro emotività attraverso il gioco, l’attività creativa.”

Supereremo anche questa sfida! Prendendo in prestito da Eduardo De Filippo, la celebre frase nella commedia “Napoli milionaria": “Adda passa' ‘a nuttata”. 


Simone Mantero, III A LES

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