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venerdì 27 marzo 2020

Giornata Mondiale del Teatro 2020

In occasione della Giornata Mondiale del Teatro, il nostro redattore Simone Mantero, III A LES, ha preparato una presentazione che siamo lieti di condividere con i nostri lettori. In questi giorni, così cupi e densi di preoccupazioni, rivolgere il pensiero all'arte è salvifico. 

La Direttora 


venerdì 20 marzo 2020

I giorni del Corona virus - Le riflessioni di Simone M.

La paura del contagio




Ad accomunare gli italiani in questo periodo difficile è un’unica emozione: la paura. La paura di contrarre il virus, la paura di essere infettati dall’altro, la paura di contagiare una persona cara. Siamo tutti sulla stessa barca, uniti nel combattere un solo nemico, sconosciuto e senza volto: il COVID-19. Perdere il controllo, farsi sopraffare dall’angoscia può generare il panico e gesti irrazionali. Pensiamo ai treni e agli autobus diretti a Sud presi d'assalto dopo la firma del decreto che aveva istituito la zona rossa in Lombardia e in altre 14 province del Centro-Nord; pensiamo ai supermercati assaltati dopo l'annuncio dell'estensione della zona rossa a tutta Italia; pensiamo all’uomo che, in attesa di fare il tampone all’ospedale Cotugno, si è tolto la mascherina e ha sputato in faccia a una dottoressa e a un infermiere. Tutti comportamenti irresponsabili generati dall’ansia e dal timore. Riuscire a mantenere la calma e la razionalità, nonostante le continue rassicurazioni dei medici, degli psicologi e delle Istituzioni, non è una cosa facile, per nessuno di noi.

Le nuove disposizioni del governo ci invitano a rimanere a casa, salvo spostamenti per lavoro, per salute o per altre necessità. Il Coronavirus è un nemico invisibile, che sta sconvolgendo il mondo. Un nemico che ci cambierà sicuramente, che cambierà le nostre abitudini, i ritmi e il senso della nostra vita. Che cambierà le nostre coscienze. E non è detto che ci migliorerà, anche se speriamo che sia così. Non è una malattia come le altre, non è un’epidemia circoscritta a un territorio, a un gruppo umano che trovandosi in difficoltà può sperare di ricevere la solidarietà di chi è lontano.  E la paura che sta provocando in tutti noi non è paragonabile a quella che provoca la guerra. Non mette in moto l’adrenalina, non rende generosi, non crea schieramenti, non stimola le nostre difese vitali. Ma scava dentro ciascuno, ci allontana, ci isola, ci rende diffidenti.

Porta con sé l’angoscia e la depressione e poco alla volta finirà per modificare lo stesso dna del nostro modo di affrontare la realtà.  Quando ne usciremo, saremo tutti psicologicamente a pezzi: e ci sarà chi si sentirà invincibile e chi invece immensamente fragile. Questa è la vera emergenza collaterale, di cui poco si parla, secondo me. Non quella economica, da cui il mondo bene o male è sempre uscito.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, consapevole dell’enorme livello di stress che il coronavirus sta provocando sulla popolazione mondiale, ha diffuso alcune linee guida per prevenire effetti devastanti sulla nostra salute mentale, elaborate dal suo team di esperti. “Si raccomanda innanzitutto di non collegare il Coronavirus ad alcuna nazionalità o etnia. Di essere empatici nei confronti di coloro che sono stati contagiati, da qualsiasi paese provengano, non ritenendoli colpevoli della diffusione del virus. Di evitare di seguire il flusso ininterrotto di informazioni sul virus  trasmesse in tv o su internet o attraverso altri mezzi. Ai medici e al personale sanitario si consiglia di controllare lo stress facendo attività fisica e mantenendosi in collegamento con amici e familiari, senza sentirsi portatori di stigma. Si invita poi a parlare ai bambini del virus in maniera appropriata e di non tenerli isolati dal resto della famiglia senza motivo, lasciando loro di esprimere normalmente la loro emotività attraverso il gioco, l’attività creativa.”

Supereremo anche questa sfida! Prendendo in prestito da Eduardo De Filippo, la celebre frase nella commedia “Napoli milionaria": “Adda passa' ‘a nuttata”. 


Simone Mantero, III A LES

sabato 26 ottobre 2019

La Notte Bianca del LES 2019

Nel corso dell'evento LA NOTTE BIANCA DEL LES (Liceo Economico Sociale), alcuni ragazzi di III e II A LES, che fanno parte della nostra Redazione, hanno presentato brillantemente il frutto del loro lavoro di approfondimento. Rappresentavano l'indirizzo liceale gli alunni: Sara Delponte, Nicolò De Rosa, Michela Lauriello, Simone Mantero, Denise Mauro, Matteo Saba per la III A LES; Simone Banella, Alessia Bertacchini, Ilaria Fameli, Federica Pettarin, Luigi Zilli per la II A LES. Hanno preso la parola per primi i ragazzi di II, emozionatissimi, che hanno illustrato le caratteristiche del Liceo Economico Sociale e le motivazioni che li hanno spinti a scegliere questo indirizzo e in particolare quanto offre la nostra scuola in termini di tecnologia e di attività. Poi la palla è passata ai ragazzi di III, che hanno presentato due approfondimenti. Il primo sul Libro Bianco del LES, dove sono emerse le caratteristiche di questo che è stato definito "il liceo della contemporaneità". Il secondo ha sviluppato il tema della cultura come motore dell'economia, con l'esposizione di dati e considerazioni, che mettono in luce le preziose risorse che la cultura può offrire al rilancio economico in tempo di crisi. Infine, hanno ripreso la parola i ragazzi di II, che hanno illustrato alcuni articoli della nostra Costituzione. Il pubblico presente, compreso il Preside Barberis, ha mostrato un grande apprezzamento per il lavoro fatto dai ragazzi, così come i docenti si sono detti molto orgogliosi dei loro alunni :-)
Ed ecco il video della serata. Buona visione!
La Redazione 




domenica 27 gennaio 2019

MIGRAZIONI NEL MEDITERRANEO - TRAGEDIE DEL MARE


Informarsi è sempre il modo migliore per capire un problema e non avere pregiudizi al proposito. Orgogliosa dei miei redattori, pubblico questo loro articolo (GC)  


Il Mar Mediterraneo è sempre stato, storicamente, il ponte d’acqua tra l’Africa, l’Oriente e l’Europa. Il fenomeno delle migrazioni, però, cresce in modo esponenziale a partire dagli anni Novanta, periodo nel quale le politiche europee che riguardano i visti d’ingresso diventano più restrittive, permettendo un ingresso regolare solo ad un più ristretto numero di persone.

Così, per potersi spostare, in quegli anni, i migranti - provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente - cominciano ad essere costretti ad affrontare pericolosi viaggi per mare, in imbarcazioni di fortuna, per lo più vecchi pescherecci, o gommoni.

Tre sono i principali punti di accesso al continente europeo, le coste spagnole a ovest, le coste italiane al centro, e le coste orientali ad est, mentre quattro sono le rotte più battute all’interno del Mediterraneo. La prima collega l’area intorno a Tripoli, capitale libica, alla Sicilia, a Malta e a Lampedusa; la seconda parte dalle città di Susa e Sfax, in Tunisia, per giungere a Lampedusa; la terza unisce altre due località tunisine, Biserta e Capo Bon, a Pantelleria; la quarta conduce in Sicilia e Calabria a partire dall’Egitto. Ve ne sono poi altre minori: più sono aumentati i controlli e i rischi, più i migranti hanno dovuto cercare rotte alternative. Per percorrerle, tuttavia, è comunque impossibile evitare di affrontare il mare ed i suoi pericoli.

L’Italia rappresenta, per la sua posizione geografica, una delle mete più vicine da raggiungere. Se al principio degli anni Novanta i cittadini tunisini prima, e in generale africani, poi, si imbarcavano alla volta di Lampedusa, la situazione muta radicalmente nel 1998. Per contrastare l'immigrazione illegale, l’Italia e la Tunisia infatti firmano, il 6 agosto di quell’anno, un accordo riguardo “l’ingresso e la riammissione delle persone in posizione irregolare”: l’Italia fornisce alla Tunisia mezzi economici e materiali per realizzare “centri di permanenza” sulle coste tunisine. In realtà questa strategia interrompe la rotta tunisina, ma non fa che spingere più a sud, ovvero in Libia, le partenze. Stando così le cose, l’Italia firma dunque accordi anche con la Libia, al fine di ridurre o impedire gli sbarchi, finanziando, come aveva fatto per la Tunisia, la costruzione di centri di detenzione dei migranti, che saranno oggetto di discussione quando talune fonti denunceranno gli abusi della polizia libica proprio all’interno di tali centri.

In Italia, Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Marina Militare cercano di intercettare tutte le imbarcazioni provenienti da sud, per scortarle poi a Lampedusa. Qui i migranti sono tenuti da 2 a 15 giorni in centri di prima accoglienza, per poi essere smistati in varie zone del territorio italiano.

Lampedusa è una meta ambita poiché, sostanzialmente, è la più vicina: infatti risulta essere il centro abitato più meridionale dell’Italia, e si trova a soli 113 km dalla Tunisia.

Nonostante il grande rumore mediatico intorno alla questione dell’immigrazione via mare, paragonata da alcuni giornali ad una sorta di “invasione”, in realtà i dati ci dicono che solo il 15% degli immigrati che si trovano in Italia, senza permesso di soggiorno, sono giunti attraverso le rotte mediterranee. La maggior parte degli altri, il restante 85%, è arrivato invece con un regolare visto turistico, che poi è stato fatto scadere. Inoltre, a fronte dei 20.500 sbarchi illegali del 2007, bisogna considerare che il nostro paese, nello stesso anno, ha legalmente concesso l’ingresso sul proprio territorio a ben 170.000 lavoratori stranieri, e ad altri 80.000 lavoratori stagionali. 


Come dire che i migranti illegali sono meno di un decimo di quelli legali. Tra il 1997 e il 2013 il numero totale di sbarchi in Italia è stato quantificato, a seconda degli anni, tra i 20.000 e i 50.000. Tra il 2014 ed il 2017, invece, il numero di sbarchi ha subito un’impennata, attestandosi tra i 100.000 e i 180.000. Infine, l’anno scorso, se ne è registrata una drastica riduzione, 20.000 circa. Purtroppo non tutti i viaggi hanno un esito f e l i c e . 
Spesso e volentieri, queste  imbarcazioni vengono stipate di persone all’inverosimile dagli organizzatori, anche perché vi è un grosso interesse economico: non si rischia la vita gratis!

Dal 1988 sarebbero morte nel solo Canale di Sicilia 2962 persone, mentre solo nel 2015, in tutto il Mediterraneo, sono morte ben 3770 persone.

Quando le imbarcazioni arrivano, a volte vengono soccorse dalle nostre forze, come ad esempio la Guardia Costiera, mentre in altre occasioni sono le ONG (Organizzazioni Non Governative) che, pattugliando il mare con le proprie navi, prestano aiuto ai migranti. Recente è stato il caso OpenArms: l’ONG aveva recuperato in mare 300 migranti che provenivano da tre imbarcazioni alla deriva. Il problema è diventato più grande quando, dal 22 dicembre, la nave OpenArms è stata costretta a restare in mare, senza approvvigionamenti, perché nessun paese europeo concedeva lo sbarco nei propri porti. Ha fatto molto clamore, poi, il fatto che vi fosse, a bordo della nave, una giovane migrante con il proprio bimbo, nato da soli due giorni: il fatto che il Primo Ministro italiano, Salvini, abbia negato lo sbarco anche al bimbo e a sua madre, è stato oggetto di indignazione da parte di molti esponenti del governo. Alla fine il bimbo e la mamma sono stati portati in elicottero a Malta. Tutti gli altri migranti, invece, sono stati infine accolti dalla Spagna.

Ma non sempre i migranti sono così fortunati. La notte del 18 aprile 2015, un’imbarcazione eritrea utilizzata per il trasporto di migranti fa naufragio. Era un’imbarcazione alta 23 metri, divisa in tre livelli, ovviamente pieni di persone. Quando la barca si trova a 100 km dalla Libia e circa 200 da Lampedusa, si rende conto di essere in difficoltà, e così viene inviata una richiesta d’aiuto. Il Comando della Capitaneria di Porto ordina al mercantile portoghese King Jacob, che era vicino, di andare a verificare la situazione. I portoghesi raccontano che, quando si sono avvicinati al barcone dei migranti, tutte le persone a bordo si sono agitate moltissimo nella speranza di essere salvate, e per questo si sono mosse, causando il capovolgimento dell’imbarcazione. Secondo invece l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il barcone si è rovesciato a causa dell’onda generata dalla King Jacob in avvicinamento veloce: l’imbarcazione piena di migranti, già instabile di suo, avrebbe per quell’onda perso del tutto l’equilibrio. Infine, secondo la Procura della Repubblica di Catania, le due navi, l’imbarcazione eritrea e la King Jacob portoghese, hanno avuto una collisione causata dalle manovre errate del comandante della prima. Il sovraffollamento avrebbe poi fatto il resto. Poco importa, forse, alla fine, la dinamica: quel che conta è che, quella notte, sono morte 58 persone, ne sono scomparse, inghiottite dal mare, tra le 700 e le 900 (ed è come se fossero morte, in fin dei conti…), e se ne sono salvate solo 28.

Il Mar Mediterraneo è infatti tristemente noto come il “Cimitero dei Migranti”, proprio a causa di queste terribili disgrazie.

L’immigrazione, in Italia, è spesso presentata come un’invasione, anche se, a vedere i dati, l’Italia si attesta al 12° posto tra i paesi destinazione di migranti. È anche comprensibile che non si trovi in una posizione troppo bassa, poiché l’Italia fa parte dell’occidente ricco. La percentuale di stranieri sulla popolazione italiana totale è dell’8,3%: in Francia è dell’8,9%, mentre in Spagna è del 13,8%, e in Germania del 12%. Per fare un paragone col resto del mondo, gli Stati Uniti hanno un 14.3% di immigrati, e l’Arabia Saudita addirittura un 25,25% di stranieri sul totale. È vero che, per le stime italiane, bisogna considerare anche gli irregolari, i quali però sono quantificati in circa 650.000 persone al 2007: fatti tutti i conti, gli irregolari sono circa l’8% sul totale degli stranieri in Italia.

L’avversione nei confronti dei migranti sfrutta la paura del diverso, il terrore che tale diversità possa minacciare i nostri diritti, e certamente non aiutano la causa dell’immigrazione la crisi economica, e la sensazione dunque che non vi sia lavoro, né risorse, da condividere con altri. Però, al di là dei vuoti slogan da propaganda, i numeri parlano chiaro, non siamo di fronte ad un’invasione. Al contrario, la migrazione è stata sempre il motore dell’evoluzione umana: l’uomo preistorico lasciò la Rift Valley per spostarsi in Mesopotamia, e secoli dopo Colombo giunse in America, aprendo la via ad un nuovo Mondo. Viviamo in una società che deve i numeri agli arabi, la carta ai cinesi e agli egizi, i componenti elettronici all’oriente, e così via: ogni popolo ha contribuito in qualche modo al progresso dell’umanità. Ostacolare le migrazioni e gli scambi culturali che esse comportano è come opporsi alla Storia, e all’attuale globalizzazione. Certo, bisogna imparare a convivere con culture diverse, e a volte, come dimostrano i tanti conflitti del pianeta, non è semplice. Ma dovrebbe essere obiettivo di ognuno operare nella direzione della convivenza civile e pacifica, con tutti, di qualunque colore, religione o provenienza essi siano.

mini-redazione della II A LES formata da 
Francesco Crescenzi, Carolina Città, Orsela Lala, Simone Mantero,  Emanuele Sisinni



FONTI








https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-02-05/migranti-54-milioni-residenti-e-500mila-irregolari-detenuto-tre-e-straniero-150359.shtml?uuid=AEQYWfuD

venerdì 30 novembre 2018

I senzatetto e i senzacuore

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo (...) all’abitazione”

Art.25 Dichiarazione universale dei diritti umani.


“Non è accettabile che in un paese civile ci siano sei morti assiderati per il gelo in 48 ore”.
Il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, interviene così sull’emergenza povertà nel nostro Paese: “i programmi di solidarietà non sono abbastanza”, e nel contempo elogia i volontari e associazioni che “stanno facendo un grande lavoro”, ma è lo Stato che deve “intervenire per prevenire il fenomeno dei senzatetto”.

"Sono oltre 47 mila in Italia le persone senza dimora, che vivono in condizioni di povertà estrema. Lo 0,2 della popolazione residente: la maggioranza sono uomini, stranieri soprattutto rumeni, ma anche marocchini e tunisini. Per lo più, sono persone che vivono sole".

"E' accaduto a Verona il 19 dicembre 2017, un clochard è morto carbonizzato nella sua auto. Sono stati accusati di omicidio due giovani di 13 e 17 anni per aver incendiato l’auto di Ahamed Fdil, un marocchino di 64 anni.
I due avrebbero lanciato dei petardi contro l’auto, incendiandola. L’uomo aveva fatto della macchina la propria casa dopo essere rimasto senza lavoro e non è riuscito a sfuggire alle fiamme. “Era uno scherzo, non l’abbiamo fatto apposta”: si sono giustificati così i due ragazzi di origine straniera che avevano preso di mira il senzatetto, dandogli fastidio molto spesso".

"11 marzo 2017, Marcello Cimino, senzatetto di Palermo era solito a frequentare il centro di assistenza per i poveri gestito dai Padri Francescani. E' stato bruciato vivo da un benzinaio per gelosia. Un fatto così grave non fa certamente onore al capoluogo siciliano, che era stato designato come “Capitale della cultura 2018”. Un appellativo di città tra le più accoglienti e inclusive, che oggi sa di triste beffa. Il vescovo di Palermo ha detto che la città, quindi l’intera comunità non deve trovare giustificazioni e ignorare la cronaca per guardare avanti, ma far sì che questi crimini orribili non accadano più".

Queste solo alcune delle notizie e dei commenti trovati sul web in relazione al fenomeno di chi vive per strada. Li chiamano barboni, senzatetto, clochard … ma cosa si sa esattamente delle loro vite?
Un esercito di individui in precarie condizioni di vivibilità, che non trova di meglio che un cartone per potersi riparare dal freddo, una panchina o un portico, un po’ di cibo raccattato qua e là e dell’alcol con cui scaldare il corpo e il cuore. Vite parallele, che seguono il binario senza ritorno della vera emarginazione, diventano lo specchio della impressionante assenza di umanità e pietà, quel senso di dovere morale che rappresenta l’opposto, rispetto all’ipocrisia e alle consuetudini sociali di quella che chiamiamo oggi società civile.

“Le radici della violenza: la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, il culto senza sacrificio, la politica senza principi.”

Una società che pensa a soddisfare i propri bisogni, dunque, attenta al proprio piacere e indifferente ai drammi altrui. Prendiamo un momento caro a noi tutti: il Natale.
Per prepararsi alle feste natalizie, il popolo italiano vive con grande agitazione e frenesia il momento dello shopping dei regali da fare ai cari amici e familiari. 
Il regalo a Natale è un simbolo che ci rispecchia nel profondo del cuore, può rivelare la nostra personalità o il nostro carattere e quando lo doniamo a qualcuno che per noi è importante, lo dobbiamo fare con un pizzico in più di amore; perché il regalo è anche questo, oltre ad essere un legame tra due persone o tra un uomo e un animale, è un gesto principalmente individuale e speciale, perché racchiude tanti sentimenti ed emozioni. Tutto questo nella nostra società si sta perdendo e viene sostituito dal business e dalla pubblicità che prevalgono molto spesso sulla tradizione e sul vero significato del Natale.

Alcuni dati degli ultimi anni rilevano che la maggior parte degli italiani ha deciso di passare le festività natalizie a casa con amici e parenti; mentre tutti noi siamo a festeggiare con le persone più care, al sicuro nelle nostre abitazioni, per strada e sotto i ponti, rannicchiati sopra puzzolenti e umidi cartoni, raggomitolati con coperte leggere, ci sono uomini e donne - tanti di loro sono padri di famiglia talvolta separati dalle mogli e totalmente dimenticati dai figli - senza un posto di lavoro e nemmeno un tetto sotto cui riposarsi. Vengono definiti barboni, senza tetto o clochard, ma sono persone che hanno scelto volontariamente o loro malgrado di collocarsi ai margini della società; etichette superficiali che non rispecchiano l'umanità di gente che ha perso tutto, ma non la dignità. Per fortuna c'è ancora qualcuno che se ne prende cura e non li abbandona definitivamente: la Croce Rossa Italiana, parrocchie ed altre comunità, lavorano anche nella lunga notte di Natale, per distribuire pasti caldi e generi alimentari agli angoli delle nostre città; tanti sono i volontari, molti dei quali sono giovani che regalano un sorriso o una carezza agli ammalati e ai loro genitori, che combattono continuamente malattie.
Beh, questa è la vera società, mentre noi viviamo, allegri, felici e fortunati, loro decidono di aiutare il prossimo in difficoltà, perché trovano gli stessi sentimenti nella semplicità, vanno oltre le maschere e trovano visi puri, di centinaia di esseri umani che non hanno più nulla da nascondere, anche se noi a volte diffidiamo di loro.

Andrea Avanzino, Luca Bellizonzi, Simone Mantero, II A Les


sabato 27 ottobre 2018

I magnifici sette della II A LES

I magnifici sette della II LES (in rigoroso ordine alfabetico: Nicolò De Rosa, Sara Delponte, Orsela Lala, Michela Lauriello, Simone Mantero, Denise Mauro, Matteo Saba) hanno animato il tardo pomeriggio, ehm, la Notte Bianca del LES. Ecco alcune immagini :-)