Visualizzazione post con etichetta LA REDAZIONE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LA REDAZIONE. Mostra tutti i post

venerdì 24 aprile 2020

Genova, un giorno prima del 25 Aprile

24 aprile 1945: l'Insurrezione di Genova

In questi giorni, per festeggiare il 25 aprile, molte saranno le iniziative organizzate in città e nei luoghi delle lotte partigiane in memoria dei caduti, ma anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo voluto puntare l’attenzione dei nostri lettori su questa importante data. O meglio: sul giorno precedente.
La nostra città, infatti, prima in Europa, il 24 aprile, grazie ai suoi partigiani, costrinse alla resa l'esercito tedesco, arrivando alla storica firma della Resa di Villa Migone. Ricordiamo quindi quei giorni di lotta, da cui deriva la nostra libertà.

I tedeschi sfilano disarmati in via XX settembre

Ecco, la guerra è finita.

Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.

È l’inizio di una poesia di Dino Buzzati, dedicata al 25 aprile, che in poche righe esprime la ritrovata libertà  dell’Europa e i valori conquistati, che ogni anno ricordiamo in difesa della democrazia e della libertà. Ma vediamo cosa accadde a Genova.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale della Liguria e il Comando Militare Regionale, riuniti congiuntamente, decisero l’inizio dell’insurrezione. Le operazioni militari per la liberazione della città iniziarono la mattina successiva e il CLN regionale assunse di fatto le funzioni di governo. Onde evitare un bagno di sangue, furono contemporaneamente avviate trattative tra il comando tedesco della piazza di Genova e i vertici locali della Resistenza, e nella sera del 25 aprile, presso Villa Migone, il generale Meinhold, firmò l’atto di resa (di seguito pubblicato).

Si tratta dell’unico caso europeo in cui un corpo d’armata tedesco si sia arreso a formazioni partigiane. Quando due giorni dopo arrivarono a Genova le truppe alleate, trovarono la città non solo già liberata, ma anche in condizioni di vita quasi normali, con i tram che circolavano e le case illuminate.

L’insurrezione di Genova venne giustamente definita ”insurrezione modello”, ma alto era stato comunque il prezzo pagato dai patrioti genovesi, con 300 morti e oltre 3000 feriti.


TESTO DELLA RESA 

In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30;

tra il sig. Generale Meinhold,quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Cap. Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte;

il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall'avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Magg. Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall'altra;

è stato convenuto:

1) Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;

2) la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;

3) il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;

4) il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia.

Fatto in quattro esemplari di cui due in italiano e due in tedesco.
Scappini Remo - Meinhold  -avv. Errico Martino -Giovanni Savoretti - Asmus  - Maggiore Mauro Aloni



La Redazione

giovedì 6 febbraio 2020

Le novità della maturità 2020

Oggi ci occupiamo di un argomento che tutti gli anni tormenta i nostri compagni delle quinte: LA MATURITA'! Ecco le ultime news

30 gennaio 2020: sono uscite le materie della seconda prova e quelle dei commissari esterni. Ecco quelle del nostro istituto:
Costruzioni ambiente e territorio (CAT):
PRIMA PROVA: italiano (comm. interno)
SECONDA PROVA: topografia, geopedelogia economia ed estimo.
Commissari esterni: topografia, geopedelogia economia ed estimo, inglese
Turistico:
PRIMA PROVA: italiano (comm. interno)
SECONDA PROVA: discipline turistiche e aziendali, lingua inglese
Commissari esterni: discipline turistiche e aziendali, lingua inglese, diritto
Nei prossimi giorni i Consigli di Classe si riuniranno per scegliere gli altri commissari interni (il docente di italiano e storia è già stato indicato come membro interno dal ministero) delle classi quinte dei diversi indirizzi. 
Ma rivediamo i cambiamenti già emersi nella CIRCOLARE MIUR SULLE NOVITA' DELL'ESAME DI STATO 2020 
Il Miur ha pubblicato la circolare Miur con le prime indicazioni per l’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s. 2019/2020. 

IL  CREDITO SCOLASTICO

Il punteggio totale del credito scolastico da attribuire a ciascuno studente ammesso all’esame di Stato 2020 sarà determinato dalla somma del credito già attribuito per il terzo anno di corso, convertito sulla base della tabella emanata lo scorso anno scolastico e il credito attribuito per il quarto e il quinto anno di corso utilizzando la tabella denominata “Attribuzione credito scolastico”.

REQUISITI AMMISSIONE ESAMI DI STATO

  • frequenza scolastica
  • profitto scolastico
  • partecipazione durante l’ultimo anno di corso, alle prove a carattere nazionale predisposte dall’INVALSI (QUI TUTTO SULLE PROVE CON SIMULAZIONI)
  • svolgimento delle attività programmate nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, secondo il monte ore previsto dall’indirizzo di studi.
Ricordiamo che ad essere obbligatoria, per l’Invalsi, è la partecipazione alla prova. Non è previsto il raggiungimento di una soglia di sufficienza. L'esito prova Invalsi non influirà su ammissione

PROVA DI ITALIANO

Almeno una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) dovrà riguardare l’ambito storico.
Tipologie di prova:
  • Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano.
  • Analisi e produzione di un testo argomentativo.
  • Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità.
Saranno fornite sette tracce: due per la tipologia A, tre per la tipologia B e due per la tipologia C.

STRUTTURA TRACCE

Tipologia A: Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano, compreso nel periodo che va dall’Unità d’Italia ad oggi.
Tipologia B: Analisi e produzione di un testo argomentativo. La traccia proporrà un singolo testo compiuto o un estratto sufficientemente rappresentativo ricavato da una trattazione più ampia, chiedendone in primo luogo un’interpretazione/comprensione sia di singoli passaggi sia dell’insieme.
Tipologia C: Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità. La traccia proporrà problematiche vicine ali’orizzonte esperienziale delle studentesse e degli studenti e potrà essere accompagnata da un breve testo di appoggio che fornisca ulteriori spunti di riflessione.
La prova avrà una durata di sei ore.
Gli ambiti previsti sono: artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, economico, sociale, tecnologico. Per quanto concerne la tipologia B, almeno una delle tre tracce deve riguardare l’ambito storico.
VALUTAZIONE
Verranno attribuiti massimo 60 punti con la valutazione degli elaborati tramite indicatori generali.
40 punti invece per la valutazione delle prove tramite indicatori specifici che variano in base alla tipologia (A, B e C).
Il punteggio specifico in centesimi, derivante dalla somma della parte generale e della parte specifica, va riportato a 20 con opportuna proporzione (divisione per 5 + arrotondamento per eccesso per un risultato uguale o maggiore a 0,50).
COLLOQUIO: VIA LE TRE BUSTE!
Non ci saranno più le tre buste, rimanendo fermo quanto disposto dall’art. 17, comma 9, del d.lgs. n° 62/2017 circa l’avvio del colloquio mediante l’analisi da parte dello studente dei materiali preparati dalla commissione d’esame in un’apposita sessione di lavoro, con l’immutata finalità di “verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale anche utilizzando la lingua straniera”, materiali che dunque devono consentire un approccio multidisciplinare.

sabato 9 marzo 2019

AGENDE ROSSE - Salvatore Borsellino al Carlo Felice

Il 4 Marzo 2019, c’eravamo anche noi delle V E e V D tur, insieme a circa duemila studenti al Teatro Carlo Felice di Genova per l’evento promosso dal “Movimento Agende Rosse Falcone – Borsellino”, un’iniziativa patrocinata da Città Metropolitana di Genova che si è anche attivata per supportare l’organizzazione insieme allo stesso Teatro. Il “Movimento Agende Rosse Falcone – Borsellino” ha come compito istituzionale diffondere il senso della legalità e della giustizia, chiedere giustizia per le stragi mafiose, aiutare e sostenere, con gli strumenti che gli sono propri, magistrati e forze dell'ordine nell'adempimento del proprio dovere. L’iniziativa ha ricevuto, inoltre, il patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale, di Regione Liguria e del Comune di Genova, di Idee Giovani UniGe e di diverse istituzioni metropolitane. La mattinata, introdotta dai saluti delle autorità presenti tra cui quelli del Sindaco Metropolitano Marco Bucci, di S.E Card. Arcivescovo Angelo Bagnasco e del Sovrintendente del Teatro Carlo Felice Dott. Maurizio Roi, ha quindi visto le testimonianze dell’Ing. Salvatore Borsellino, fondatore del Movimento delle Agende Rosse, della Dott.ssa Valeria Fazio, Procuratore Generale presso la corte d'appello di Genova, del Dott. Francesco Cozzi, Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Genova, di Fabio Repici, avvocato e scrittore autore del libro “La Repubblica delle Stragi”, l’autore del documentario “Nuove ipotesi sul furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”, Angelo Garavaglia.

Le testimonianze sono state intervallate da momenti teatrali e musicali con diversi artisti tra i quali Annalisa Insardà, attrice televisiva e teatrale, il Gruppo teatrale del "Centro di Formazione Artistica di Luca Bizzarri”, il Maestro Alberto Farnatale, della Banda Musicale "Nostra Signora della Guardia" di Genova Pontedecimo oltre a Intermezzi musicali a cura del gruppo "Progetto 16" Moderatore dell’evento il Prof. Giuseppe Carbone, presidente del Movimento Agende Rosse Falcone e Borsellino di Genova. Per chi desiderasse maggiori informazioni sul progetto, queste sono reperibili sulla pagina Facebook dedicata - Movimento delle Agende Rosse "Falcone Giovanni - Borsellino Paolo" Genova oppure sul portale web del movimento. Città metropolitana ha curato il coinvolgimento delle scuole del territorio ritenendo l'iniziativa di forte significato per la loro educazione civica ed etica.
L’incontro, organizzato dalla sezione genovese del movimento “Agende Rosse” e patrocinato dalla Città metropolitana e dal comune di Genova, vuole sensibilizzare e stimolare nei giovani la memoria di pagine nere e per molti versi irrisolte della storia italiana. E, più in generale, diffondere il senso della legalità, chiedere giustizia per le stragi e sostenere magistrati e forze dell’ordine nel loro lavoro.

Si è discusso insomma di sicurezza, legalità ed emergenze sociali, attraverso le testimonianze di grande impatto emotivo degli intervenuti, in primis quella di Salvatore Borsellino, che ha saputo suscitare la commozione e la partecipazione degli studenti. Uno dei passaggi che più ha toccato la platea, è stato quando Salvatore ha raccontato che, immediatamente dopo lo scoppio dell’ordigno,  c
'era l'inferno in Via D'Amelio: “La strada e l’interno dei palazzi erano ingombri di vetri e mia madre scese le scale a piedi nudi. Scese senza neanche tagliarsi. Probabilmente scavalcò i resti del cadavere di Paolo senza neanche vederlo". E commuovendosi ha aggiunto: "Penso che in certe situazioni il cervello si chiuda e ci impedisca di vedere alcune cose, quelle insostenibili, quelle che fanno più male. Questa è la risposta razionale, che mi do come ingegnere. Ma forse la risposta è un'altra. Io credo, io VOGLIO credere che sia stato Paolo ad averla sollevata per non ferirla, ad averle chiuso gli occhi per proteggerla ". 
Sono passati 20 anni dalla strage di via d’Amelio a Palermo nella quale persero la vita Paolo Borsellino e cinque dei sei membri della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli.
Lo sapeva Paolo Borsellino, lo aveva già previsto, ma sapeva anche di non poterlo evitare, non era solo la mafia a volerlo morto. “Mi ucciderà la mafia ma saranno altri a farmi uccidere. La mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. disse il giudice poco tempo prima della strage. Gli uomini della scorta di suo marito erano persone che ormai facevano parte della famiglia Borsellino. Condividevano le loro ansie e i loro progetti. Era un rapporto, oltre che di umanità e di amicizia, di rispetto per il loro servizio. Il giudice disse “Quando decideranno di uccidermi, i primi a morire saranno loro” e allora, per evitare che ciò accadesse, spesso usciva da solo a comprare il giornale e le sigarette quasi a mandare un messaggio ai suoi carnefici perché lo uccidessero quando lui era solo e non in compagnia dei suoi angeli custodi. E i nomi di coloro che componevano la scorta e che troppo spesso solo con questo nome generico sono ricordati, sono stati scanditi più volte ne corso della mattinata, anche nel monologo recitato da Annalisa Insardà.

E’ ancora Salvatore a ricordare l’unica donna della scorta, Emanuela Loi. Emanuela non aspirava a diventare poliziotta, amava i bambini e la sua terra. Accettò la proposta della sorella di unirsi al concorso per entrare in polizia. Emanuela era brava e solo lei superò il concorso. Pochi giorni dopo la strage di Capaci (in cui furono uccisi il giudice Falcone, sua moglie e la sua scorta), Emanuela fu assegnata alla sicurezza di Paolo Borsellino; quando questi la conobbe si stupì e scherzando le disse: “Mi dia la pistola che la proteggo io. Forse è meglio”. Emanuela era infatti, piccolina, con i capelli ricci e biondi. I carabinieri dopo l’esplosione, cercheranno i pezzi dei cadaveri sparsi in tutta la strada, piedi, mani, gambe, cervelli… in una scatola da scarpe finiranno i resti della pelle di Emanuela (riconosciuta per le lentiggini) e i suoi capelli biondi.
 “Ho deciso di parlare solo ai giovani, dal giorno in cui me lo chiese mia madre. E quello faccio, porto avanti il sogno di Paolo – ha detto Salvatore Borsellino, che si è soffermato sulla strage di via D’Amelio e sul suo strascico giudiziario – per i familiari delle vittime di mafia cerchiamo verità e giustizia. In questo libro,  c’è tutta la mia vita. Nei primi anni credetti che la morte di Paolo avesse cambiato il Paese. È durata poco questa speranza. Il puzzo dell’indifferenza poi tornò a galla e io non avevo più speranza. Allora mi sono chiuso in un silenzio di 10 anni. Ma quando ho capito cosa fosse quella strage, ho scritto una lettera che nessun giornale ha pubblicato, ma che sulla rete ha avuto grande diffusione. Questo libro è il risultato di 25 anni di lotta. Il movimento Agende Rosse non è un movimento politico. Cerca la verità e la giustizia”.

I depistaggi, le falsità, le mezze verità o quelle nascoste di diversi casi, li ha ripercorsi Fabio Repici, avvocato di Salvatore Borsellino. Il lavoro di Repici ha permesso che molte indagini venissero riaperte dopo lo stallo. E su via D’Amelio, Repici, dice che “il processo Borsellino quater afferma che non è solo una strage di mafia” e di come questa si sia materializzata tra la commistione tra la mafia e personaggi dello Stato.

Gli affari sono affari e se c’è da uccidere un testimone, lo si uccide. Un interesse che travalica appartenenze, anche di stampo mafioso. Stefano Mormile, fratello di Umberto – ammazzato nel ’90 dalla ‘ndrangheta e la cui uccisione viene definita un “omicidio di Umberto volutamente misconosciuto” – afferma che la morte del fratello rappresenta “un caso di scuola di come si muovono le mafie in consorzio, che hanno trovato sponda nei poteri economici e politici”.

Particolarmente interessante è stata la proiezione del documentario Nuove ipotesi sul furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino”, presentato dal suo autore, Angelo Garavaglia. Il 23 maggio 1992, all’ospedale Civico di Palermo, Paolo Borsellino abbraccia il suo amico Giovanni Falcone per l’ultima volta, prima che muoia. Agli occhi dell’opinione pubblica, Borsellino diventa l’erede naturale di Falcone, e la prossima vittima designata di Cosa Nostra. Dopo neppure due mesi, il 19 luglio 1992, un’auto bomba carica di tritolo stronca la vita del giudice Borsellino e della sua scorta davanti alla casa della madre. L’agenda rossa sulla quale appuntava scrupolosamente ogni scoperta dopo la morte di Falcone sparisce dal luogo dell’attentato. Chi voleva l’agenda rossa? Cosa accadde in quei 57 giorni che vanno dalla Strage di Capaci alla Strage di Via D’Amelio? Chi poteva trarre vantaggio dalla sua morte? A condannare a morte Borsellino sono state le sue ultime, affannose indagini sulle trattative Stato-Mafia? Chi ha preso dalla borsa quell’agenda e a chi l’ha consegnata? Il documentario cerca di dare qualche risposta ad alcuni di questi quesiti.

Vi lasciamo con la registrazione di tutto l'incontro. Buona visione!

La Redazione

sabato 22 aprile 2017

Voci Resistenti

Per il 25 aprile, vogliamo proporvi il video "Voci Resistenti"
Oltre a immagini di repertorio, di fiction e alla lettura di alcune testimonianze, tratte da libri che raccontano la Resistenza, il documentario contiene le interviste ad alcuni partigiani della "Volante Severino", un distaccamento della Brigata Cichero, comandata da Aldo Gastaldi (Bisagno),così chiamata in onore del primo partigiano vittima di un'esecuzione nazista in Liguria, Raimondo Severino, trucidato nella piazza di Borzonasca, nel maggio del 1944. Quei ragazzi, all'epoca appena ventenni, abbandonarono i propri cari e le proprie case, per andare in montagna a combattere con il freddo e la fame, prima ancora che contro i tedeschi, per un'ideale di democrazia e di libertà.
Il dvd è stato realizzato da Matteo Valenti, nell'ambito di un progetto di recupero della memoria promosso da Coop Liguria con la collana "Per non dimenticare". "Voci Resistenti", presentato nel 2011 ha visto la collaborazione del Municipio IV Media Valbisagno e le Anpi della vallata, in particolare quella di Molassana e delle associazioni del territorio.


La Redazione

giovedì 26 gennaio 2017

IL GIORNO DELLA MEMORIA - Mi ricordo di Anna Frank

In occasione della Giornata della Memoria, vi vogliamo proporre il film "Mi ricordo di Anna Frank".
Il film è tratto dal libro di Alison Leslie Gold, la scrittrice americana che ha raccolto, quarant’anni dopo la fine della guerra, la lunga testimonianza di Hanneli Goslar, una delle migliori amiche di Anna Frank. Hanneli racconta il loro primo incontro ad Amsterdam, le loro due famiglie tedesche che avevano abbandonato la Germania, la vita quotidiana ad Amsterdam, i primi amori, l’inizio delle leggi antiebraiche, l’occupazione tedesca, la sparizione di amici e parenti, la separazione improvvisa da Anna quando tutta la famiglia Frank decide di nascondersi nell’alloggio segreto ricavato dietro gli uffici della ditta del padre, gli inutili tentativi di Hanneli di mettersi in contatto con Anna che lei crede scappata in Svizzera, la delusione di non essere stata informata dalla sua amica.
Poi c’è un lungo vuoto riempito dall’arresto e dalla deportazione di tutta la famiglia Goslar a Bergen Belsen. Hanneli ricordando Anna è felice all’idea che almeno la sua amica sia salva in Svizzera lontana da quegli orrori. Fino a quando scopre che Anna è lì, a Bergen Belsen, tra i deportati senza alcun privilegio come invece, grazie al padre antico ministro della Repubblica di Weimar, era fortunatamente accaduto a lei. L’incontro con l’amica, attraverso un reticolato ad altissimo rischio, è uno dei momenti più toccanti del film. Hanneli tenterà ancora di avvicinarsi ad Anna, a rischio della vita, ma tutti gli olandesi verranno portati lontano, in una altra baracca e Hanneli saprà della morte di Anna solo dopo la fine della guerra quando Otto Frank andrà a trovarla in ospedale e le dirà che sua figlia non è sopravvissuta. Da quel momento Otto Frank diventerà il padre adottivo di Hanneli, ne seguirà la guarigione e riuscirà a farla arrivare in Palestina dove potrà iniziare una nuova vita, una vita che ancora oggi la vede nonna di una decina di nipotini a Gerusalemme.
Il film racconta anche la dolcissima e impossibile storia d’amore tra Anna e Peter, anche lui deportato e morto ad Auschwitz, il rapporto di Anna con la sorella maggiore e la madre, con suo padre Otto. Racconta lo straordinario comportamento di Miep Gies, una collaboratrice del padre che, rischiando la propria vita per mesi, riesce a tenere nascosta tutta la famiglia Frank nell’alloggio segreto, a nutrirla, a informarla di quanto sta accadendo, a tentare di liberarli dai nazisti dopo che sono stati catturati. Sarà lei che consegnerà a Otto, unico sopravvissuto della sua famiglia, il diario di Anna.
Il film ha come antagonista uno studente liceale tedesco che deve prepararsi agli esami di maturità e che nello stesso tempo sovrintende alle camere a gas. Anche la sua è una storia vera. Non essendo molto preparato in filosofia sceglie tra i deportati un rabbino perché gli spieghi ciò che non capisce. Quello studente nel momento della sconfitta riuscirà a salvarsi mimetizzandosi tra i civili come un qualsiasi studente travolto dalla guerra. Verrà processato vent’anni dopo e purtroppo assolto.
Un momento di grandissima commozione è quello di Anna che ha estremo bisogno di poter scrivere, di potersi esprimere così come faceva nell’alloggio segreto quando scriveva ogni giorno il suo diario.
"Mi ricordo Anna Frank" è il risultato di una lunga ricerca e tutto ciò che viene raccontato è sempre realmente accaduto. Questo film ci farà scoprire per la prima volta ciò che è accaduto ad Anna Frank dopo che è stata catturata dai nazisti ad Amsterdam.
Questo film è una tenerissima storia di amicizia tra due adolescenti. La memoria, il ricordo, il racconto perpetuo, ecco di cosa tratta questo film. A forza di ricordare, a forza di tramandare di padre in figlio la memoria di quel terribile Evento, il Male Assoluto diverrà forse impossibile e così sarà anche possibile dare una risposta accettabile allla domanda di tutti i sopravvissuti e di tutti coloro che hanno una coscienza: "Perché è stato possibile? Perché Dio non ha fatto nulla? Poteva farlo?" Perché è dentro di sè che l’uomo deve cercare la risposta, così come quello studente SS la cercava chiedendo al rabbino che gli spiegasse il significato kantiano de "la legge morale dentro di me e il cielo stellato sopra di me..."

giovedì 20 ottobre 2016

Are You Lost In The World Like Me?


Ha reinterpretato alcuni tra i più noti personaggi animati, da Jessica Rabbit a Garfield, e ora Steve Cutts è autore del video animato “Are you lost in the world like me” che illustra l’omonima canzone di Moby & The Void Pacific Choir. Il cortometraggio in animazione tradizionale è ispirato alla matita di Max Fleischer, papà di alcuni cartoon cult come Betty Boop e Braccio di Ferro. Nel video il preoccupante ritratto delle generazioni di smartphone-dipendenti che esistono ma non vivono. Con lo sguardo sempre fisso sullo schermo del cellulare dimenticano ciò e chi li circonda, perdendosi inevitabilmente.Riflettiamoci...



La Redazione

sabato 17 settembre 2016

Ricominciamo???

Cari lettori, anche quest'anno il nostro Giornalino elettronico, FB ALL NEWS, ricomincia le pubblicazioni.
La nostra variopinta redazione ha perso qualche pezzo da novanta (e anche da 100, vero Monica Hernadez? ;-) ), e mi riferisco a chi, a luglio, ha affrontato con successo il tanto temuto Esame di Stato (fra questi, anche l'ultimo rimasto della prima redazione, fondatrice di questo giornalino, Matteo Olivari).
La vostra direttrice, la "profesora" Gabriella Corbo, asciugata qualche lacrimuccia di commozione, saluta i suoi giornalisti diplomati e continua l'avventura con i redattori rimasti, in primis i suoi alunni delle IV E e D e gli apprendisti della nuova III E.
Ma come ogni anno, l'invito è rivolto a tutti gli alunni del Firpo-Buonarroti, dai primini ai senatori delle quinte: collaborate al nostro Giornalino, inviateci i vostri articoli, partecipate alle nostre virtuali (e non) sedute di redazione.
Ci trovate al quarto piano e a questo indirizzo mail:



VI ASPETTIAMO!

Gabriella Corbo

lunedì 23 maggio 2016

Anniversario della strage di Capaci

Il 23 maggio di ogni anno si celebra in tutta Italia l'anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992), in cui furono barbaramente uccisi dalla mafia il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e 3 uomini della sua scorta. In questa ricorrenza si ricorda però anche la strage che seguì poco dopo: quella di Via D'Amelio a Palermo (19 luglio 1992), nella quale morì Paolo Borsellino, stretto collaboratore di Falcone, con 5 uomini della sua scorta. E con loro si ricordano tutti coloro che alla lotta per la legalità sacrificarono la vita, celebrando così questo valore e ricordandoci la necessità di combattere per esso, in tutta Italia.
Per celebrare questa giornata, Raistoria ha realizzato uno Speciale raccogliendo alcuni video e articoli riguardanti l'argomento, per permetterci di approfondire un tema di cruciale importanza.  Il primo articolo dello Speciale riporta tutti gli appuntamenti TV sul tema che RaiStoria manderà in onda il 23 maggio 2016.

Vedi anche qui un altro Speciale già realizzato da Raistoria su Falcone e Borsellino, qui lo speciale di RAI Letteratura dedicato all'anniversario.

QUI  puoi rivedere il nostro progetto dello scorso anno, Viaggio nel cuore della mafia.

QUI puoi leggere la nostra inchiesta su Falcone


La Redazione

lunedì 11 aprile 2016

CRESCERE IN DIGITALE

Accedendo alla bacheca Blogger del nostro Giornalino, abbiamo scoperto un interessante annuncio che parlava di CRESCERE IN DIGITALE. Incuriositi, siamo andati ad aprire tutti i link e guardate che interessanti opportunità abbiamo scoperto!
Google propone corsi gratuiti sulle competenze digitali dedicati ai giovani iscritti a Garanzia Giovani, offerti tramite ‘Crescere in digitale’, l’iniziativa che ha messo a punto insieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Unioncamere. Per avere le idee più chiare, date un'occhiata a questo video e chissà che dopo il diploma non possiamo accedere anche noi a questi corsi!



La Redazione

venerdì 26 febbraio 2016

Restituisci il colore alla tua vita: prima di tutto ama te stessa!

Abbiamo trovato in rete questo video e vogliamo segnalarvelo: crediamo che molte di noi possano sentirsi coinvolte.

Accettare sé stessi al di là del parere degli altri. Convivere con il proprio aspetto al punto di amare il proprio corpo. Non è così semplice e naturale. Il peso dei giudizi può schiacciare, soprattutto le esistenze più fragili. "F.L.Y.- First Love Yourself" (Prima ama te stesso) è un progetto realizzato dalle studentesse della Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova. La scelta di affrontare questo tema specifico è nata dall'esperienza personale di una delle studentesse. Durante l'adolescenza (dai 12 ai 16 anni), Bianca Borsarini ha sofferto di anoressia nervosa in forma grave: "Ora sono guarita ma sono anche una persona completamente diversa. Molto più forte e più che mai motivata ad aiutare chi purtroppo convive con questa malattia, spesso sottovalutata", racconta Bianca. L'idea è piaciuta alle compagne: con un pennarello hanno impresso su una maglietta bianca parole vuote ma crudeli, per dimostrare che è sufficiente spogliarsi delle idee altrui per tornare a vivere la vita a colori.

Il progetto F.L.Y. è un'idea di Bianca Borsarini, Nicoletta Finco, Debora di Luzio, Irene Fratton, Serena Ravaglia, Susanna Carpano, Eleonora Pischiutti, Giorgia Gennari, Gaia Caputi, Giulia Feltrin, Clizia de Mitri, Francesca Falaguasta, Carolina Ambrosini, Francesca Magarotto



La Redazione

martedì 24 novembre 2015

Tomorrow - A video for anti bullying week

Per concludere le nostre riflessioni sul bullismo, vogliamo proporvi un video molto speciale.
Il video ideato, girato e montato da un ragazzino inglese 14enne affetto dalla sindrome di Asperger (collocata, come l'autismo, tra i disturbi pervasivi dello sviluppo) sta commovendo l'Inghilterra e il mondo intero: nel filmato Ryan Wiggins mostra la sua giornata tipo, dal risveglio mattutino all'addormentarsi la notte. Il ragazzo riflette sulle difficoltà della sua malattia e denuncia il bullismo del quale proprio a causa del suo male è vittima. "Riuscirò a stare in piedi senza inciampare?", si chiede il ragazzo. "Riuscirò a guardarmi allo specchio senza provare disgusto?". "Forse domani", si risponde. Di qui il titolo del video, "Tomorrow", postato su YouTube da una associazione che segue le varie forme di autismo e che è stato utilizzato nella settimana contro il bullismo nel Regno Unito.

La Redazione

mercoledì 7 ottobre 2015

SIAMO TORNATI!!!!

Rieccoci qui, cari lettori, pronti a ripartire per una nuova avventura di nove mesi (scolastici, eh! Mica aspettiamo un bambino! :-P ).

Ricapitoliamo un po' chi siamo, per i primini e per i nuovi docenti di quest'anno.

Tutto nasce dall'entusiasmo di una prof e di un gruppo di ragazze e ragazzi, sia dei geometri che del turistico, che volevano raccontare la vita del nostro istituto, approfondire temi e argomenti non solo scolastici, ma anche di attualità e personali. Si decise di usare la forma del blog, sostanzialmente per due motivi: 1) ci si accede ovunque e in qualunque momento, dal pc o dallo smartphone (e anche dal sito di istituto, dall'apposito link). 2) è gratis :-D

Di quel primo gruppo storico è rimasto solo un ragazzo, Matteo Olivari, che quest'anno è in quinta e che voi tutti conoscete, e la prof., Gabriella Corbo, che continua a dirigere il giornalino con lo stesso entusiasmo di sempre. In questi anni diverse cose sono cambiate: si sono avvicendate molte firme, non usiamo più la biblioteca per fare le riunioni di redazione, ma lavoriamo attraverso gmail senza essere legati a orari e spazi obbligati. E' possibile che vi siano altre novità in arrivo, ma per scaramanzia, per ora, non preannunciamo nulla. 

Come ogni anno, rinnoviamo l'invito a collaborare col giornalino (invito rivolto ai ragazzi, ma anche ai docenti, se lo desiderano), allargando la redazione virtuale: è divertente, si fanno nuove amicizie, si approfondiscono argomenti che magari nelle ore scolastiche sono trattati velocemente, si possono affrontare temi di particolare interesse extra-scolastico, si è finalmente attori e non solo spettatori, ci si guadagna un credito scolastico in modo piacevole e simpatico.

Che altro dire? SCRIVETE, SCRIVETE, SCRIVETE! Potete inviare i vostri pezzi o chiedere informazioni a questo indirizzo 


VI ASPETTIAMO!!!

La Redazione


sabato 23 maggio 2015

Sulle nostre gambe, per non dimenticare


Per ricordare Giovanni Falcone, vi riproponiamo un nostro reportage di quattro articoli, pubblicato qualche tempo fa. Lo trovate cliccando QUI

La Redazione

mercoledì 20 maggio 2015

Una lacrima sul viso...


...fa capire tante cose, diceva più o meno una canzone dei tempi lontani. Siete anche voi ragazze con la lacrima in tasca? Oppure siete maschi che nascondono la commozione perché temono di essere presi in giro? O siete prof. come la nostra direttrice che piange senza ritegno quando legge Rosso Malpelo? Ebbene oggi la vostra Redazione ha scovato in rete una notizia che vi farà sentire orgogliosi di quella che spesso molti credono una debolezza di cui vergognarsi.

Se siete fortemente inclini a commuovervi e le lacrime inumidiscono spesso i vostri occhi,  con grande probabilità, rientrate nella categoria «High Sensitive Person» (Hsp), ovvero persone che reagiscono in maniera più intensa alle esperienze, rispetto alla media. Secondo gli esperti, i soggetti Hsp, elaborano in maniera assai più profonda, più emotiva, sia gli impulsi positivi che quelli negativi provenienti dall’esterno. Si tratta di individui che hanno una percezione più piena, più consapevole delle sensazioni, che siano il tatto, il gusto, il suono o l’olfatto. E sono particolarmente sensibili alle emozioni, proprie e degli altri.

In base agli studi che sono stati realizzati in materia, almeno il 20% della popolazione complessiva rientra nella categoria Hsp, e la caratteristica è stata riscontrata in maniera pressoché equivalente tra uomini e donne. Di Hsp si è ampiamente dibattuto di recente nel corso della prima conferenza scientifica internazionale su «High Sensitivity or Sensory Processing Sensitivity», che si è tenuta a Bruxelles. I gruppi di studio composti da esperti hanno focalizzato in particolare la loro attenzione sul fenomeno di ipersensibilità nei bambini, ma anche su cosa si può imparare dalle persone «sensibili» che hanno avuto successo nella vita. Ebbene quello che è emerso con forza è che l’ipersensibilità non è una forma disfunzionale o una condizione «particolare», piuttosto è un tratto caratteristico innato che permane. E che può essere anche un vantaggio, che aiuta a comprendere meglio gli individui o i gruppi sociali con cui si viene a contatto.

I più empatici, quindi, prestano più attenzione a ciò che li circonda e sono più reattivi alle questioni di carattere sociale, cosa che permette loro di gestire meglio i rapporti anche nel mondo del lavoro.

Tiè! :-D

La Redazione 


martedì 5 maggio 2015

UN AUTORE, UN LIBRO - Natalia Ginzburg e il suo "Lessico famigliare"

Lessico famigliare è la storia di una famiglia ebrea, quella della stessa scrittrice, che si svolge a Torino fra gli anni Trenta e Cinquanta. Natalia, l’ultima dei cinque figli Levi, è la voce narrante. Con assoluto rispetto della verità, e, per certi versi, mantenendo l’incanto della fanciullezza, l’autrice non solo ripercorre con la memoria le vicende dei suoi cari, ma ne fissa per sempre anche il linguaggio (che, come sappiamo, è unico per ogni nucleo famigliare), i motti, le abitudini radicate.
Ne è protagonista il padre Giuseppe: la casa riecheggia sia delle sue urla che delle sue risate. Egli è tenero e dispotico al tempo stesso: non tollera, a tavola, che s’intinga il pane nel sugo (gesti chiamati potacci o sbrodeghezzi); e mal sopporta i modi goffi e impacciati, da lui inesorabilmente definiti negrigure.
«Il divertimento che il diavolo dà ai suoi figli», secondo la madre Lidia, sono le gite in montagna che il marito "infligge" a tutta la famiglia. Queste sono precedute dai preparativi estenuanti, e innumerevoli sono i divieti, talvolta davvero risibili, imposti ai figli.
Tentare anche solo un breve riassunto del Lessico non è semplice: è una storia che ruota su se stessa, proponendo, a brevi intervalli, lo stesso frasario, che a mano a mano conquista il lettore, col risultato di diventargli, alla fine, per l’appunto, famigliare.
Natalia annota, apparentemente con un certo distacco, le liti tra fratelli, i primi amori della sorella Paola, le leziosaggini della madre Lidia.
Una casa molto frequentata, quella dei Levi. Ci vive Natalina, la fedele cameriera; spesso le fa compagnia la sarta, chiamata dalla padrona di casa per rivoltare un cappotto o confezionare abiti a domicilio.
Numerosi gli amici di famiglia, quelli dei figli, i colleghi del professor Levi (docente di anatomia comparata): l’elenco delle amicizie è davvero ampio e sorprendente. Nel salotto di casa si raduna il fior fiore del mondo intellettuale torinese: Vittorio Foa, Adriano e Camillo Olivetti, Filippo Turati, Cesare Pavese, Felice Balbo, solo per citarne alcuni. Si intuisce, d’altra parte, che le frequentazioni includono anche altre persone: Anna Kuliscioff, Franco Rasetti, Felice Casorati e persino Eugenio Montale, che, in veste di compagno della zia Drusilla (colei che “rompeva sempre gli occhiali”, e che noi conosciamo anche col nomignolo che le aveva dato Montale: "Mosca") ne era quasi parente.
Come tanti altri scrittori, anche la Ginzburg è debitrice di Proust; nel 1937 tradusse, prima fra tutti in Italia, Du côté de chez Swann. Del resto, il Lessico lo testimonia, Natalia conobbe fin da ragazzina il capolavoro di Proust, essendo, questo, oggetto di vivaci discussioni in seno alla famiglia. Effettivamente vi sono, fra la Recherche e il libro della Ginzgurg, dei punti di contatto. Alla narrazione delle vicende famigliari fa da sfondo la Storia: l’ascesa di Mussolini, le leggi razziali, la lotta antifascista. Nel suo libro, la Ginzburg affronta con un certo pudore la prigionia del padre, la fuga oltre confine dei fratelli, la reclusione e l’uccisione del primo marito, riuscendo a conservare la semplicità e la freschezza che contraddistinguono i suoi scritti.
Come definire Lessico famigliare? Un libro di memorie, un’autobiografia?
Da sempre si considera l’autobiografia l’ambito preferito dalla letteratura femminile. Nel caso di Natalia, i ricordi dell’infanzia si concentrano esclusivamente nella sfera famigliare, poiché non frequentò le scuole elementari e per i primi anni ebbe come maestra la madre. Il Lessico, però, non può considerarsi una semplice autobiografia, come scrive la stessa Ginzburg nell’Avvertenza.
È soprattutto un insieme di ricordi, che il trascorrere del tempo può avere reso imprecisi, labili. Con la sua opera l’autrice ha inteso lanciare un chiaro messaggio, di fronte al disperdersi della propria famiglia d’origine a causa della guerra, delle morti, della lontananza.
«Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti, ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia. Ci basta dire: "Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna" o "De cosa spussa l'acido solfidrico", per ritrovare ad un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole. Una di quelle frasi o parole ci farebbe riconoscere l'uno con l'altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, […] testimonianza di un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e resuscitando nei punti piú diversi della terra, quando uno di noi dirà — egregio signor Lippman — e subito risuonerà al nostro orecchio la voce impaziente di mio padre: "Finitela con questa storia! L’ho sentita già tante di quelle volte!
Ecco il messaggio, inequivocabile, contenuto nel Lessico famigliare: i nostri genitori, i nostri fratelli, gli amici di allora sono i soli testimoni di quello che siamo stati, e che ora non siamo più.
E forse è proprio questo il segreto del libro, vincitore del Premio Strega, che ottenne da subito un grande successo editoriale grazie, oltre alle numerose recensioni positive, anche e soprattutto al passaparola degli stessi lettori.
La Redazione

giovedì 12 marzo 2015

Un romanzo a puntate - IL FU MATTIA PASCAL Capitoli XVII e XVIII


IL FU MATTIA PASCAL

Capitolo XVII 
Mattia si reca alla stazione e sale sul treno per Pisa, dove ha intenzione di fermarsi un paio di giorni prima di riprendere il treno per Miragno.
Mattia si sente sollevato “Finalmente libero! Non dover più mentire, non dover più temere di essere scoperto ! Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici?” Mattia fa delle congetture su ciò che si potrà dire di Adriano Meis nel momento in cui si saprà del suicidio. Perché Adriano si è suicidato? Per via del duello imminente? Per un furto? A causa di una relazione sentimentale? “Domande, supposizioni, pensieri, sentimenti, tumultuavano in me, mentre il treno rombava nella notte e non mi davano tregua.” E’ soprattutto il pensiero di Adriana che angustia Mattia.
Il giorno dopo  compare sul giornale la notizia del suicidio di Adriano, che ha lo stesso risalto di un normale fatto di cronaca.  Mattia, tranquillizzato, può partire per Oneglia, dove ha intenzione di far visita al fratello Roberto.
Berto rimane stupefatto quando vede il fratello, lo abbraccia e lo informa che la moglie Romilda  si è sposata con Pomino; se Mattia torna a casa il secondo matrimonio verrà annullato per legge .
Mattia decide di partire per Miragno la sera stessa.

Ascoltalo QUI 

Capitolo XVIII


Mattia salì su un vagone di prima classe, voleva vendicarsi e provava odio, si era dimenticato di domandare a Berto del Malagna, della zia Scolastica, del podere della Stia ecc. Egli pensava che poteva trovare Pomino nel suo Palazzo e caso mai avrebbe avuto l'indirizzo dalla portinaia. Giunse lì e ci doveva essere aria di funerale, forse era morto il padre di Pomino. La portinaia lo fece aspettare davanti a una porta, forse stavano cenando. Bussò e la vedova Pescatore domandò chi fosse e Mattia disse che era lui, si stupirono ed ebbero tutti paura. Pomino cadde per terra, la vedova Pescatore fece un forte urlo. Mattia cercava Romilde ma Pomino disse che era di là insieme alla figlioletta perché doveva darle il latte. Romilda con la bambina andò nella sala, quando lo vide si spaventò, e piangendo gli chiese dove era stato. Egli rispose che loro lo avevano creduto morto e che ora lui deve riprendersi la moglie con la bambina di Pomino, perché non voleva lasciare la bambina senza mamma. In fondo, con Pomino avevano fatto pari: lui aveva un figlio, figlio del Malagna (ma in realtà di Mattia) e lui una figlia che è figlia di Pomino e, se lo avesse voluto Dio, un giorno si sarebbero sposati. Intanto la bambina era addormentata, Romilda la posò nella culla e andarono di là a discutere. Mattia si mise a guardare Romilda, mentre Pomino diventava geloso, Mattia capì che le voleva bene e disse loro che li lasciava in pace e lasciava Romilda a Pomino anche per amore della bambina e si sarebbe accontentato di passare di lì per fare delle chiacchierate. Pomino s'infuriò e gli disse quasi che sarebbe stato meglio fosse morto davvero. Mattia controbatté domandando come stavano gli altri parenti, se c'era una lapide sulla sua tomba, se avevano portato fiori al cimitero e come mai si erano sposati così presto. Pomino disse che dopo la sciagura era stato vicino a Romilda, poi si era sposato con lei ed avevano avuto la bambina e fu gioia per tutti anche per il nonno, che era morto da due mesi. Per quanto riguarda la zia Scolastica, era viva ma non la vedeva da due anni. Si misero a conversare aspettando l'alba del giorno in cui sarebbe pubblicamente risorto. Lasciò lì la valigia, scese a passeggiare per le strade, però nessuno lo riconosceva. Voleva ritornare indietro e cancellare tutto il patto. Poi, invece di andare al Municipio a farsi cancellare dal registro dei morti, andò in biblioteca dove trovò don Eligio Pellegrinotto che dopo avergli sentito pronunciare il proprio nome, gli fece una festa, lo portò in paese e lo fece riconoscere ai concittadini. Tutti lo tempestavano di domande, ma egli rispondeva che aveva fatto il morto ed era venuto dell'altro mondo, il giornalista Lodetta gli portò il giornale di due anni fa dove c'era la notizia della sciagura, ma egli disse che il contenuto lo sapeva a memoria perché si leggeva all'inferno, poi nel giornale della domenica scrisse che era vivo a grosse lettere. Tra i pochi che non vollero farsi vedere furono i creditori e Batta Malagna. La domenica incontrò Oliva con il figlio di cinque anni, lei lo guardò negli occhi e gli disse tante cose. Ora Mattia vive con la zia Scolastica, dorme nel letto dove è morta la madre e passa molto tempo della sua giornata in biblioteca insieme a don Eligio: è da sei mesi che, aiutato da lui, sta scrivendo questa storia, anche se non sa a che fine, e se gioverà agli altri. Comunque, il succo è che non si può vivere fuori dalla legge per bella o triste che sia. A volte va al cimitero del povero ignoto a portargli i fiori e se qualcuno lo segue e gli domanda chi fosse, gli risponde sempre "Io sono... Il fu Mattia Pascal!"

Ascoltalo QUI

giovedì 5 marzo 2015

Un romanzo a puntate - IL FU MATTIA PASCAL Capitoli XV e XVI


IL FU MATTIA PASCAL

Capitolo XV IO E L’OMBRA MIA
Il capitolo inizia con alcune considerazioni : durante la notte, nel dormiveglia, spesso  riflettiamo su quanto  facciamo  durante il giorno e ci meravigliamo  di quante sciocchezze riusciamo a commettere nella nostra vita quotidiana, forse abbagliati e confusi   dal frastuono della vita :”Com’altro è il giorno, altro è la notte, così forse siamo noi di giorno, altra di notte: miserabilissima cosa, ahimè, così di notte come di giorno.”
Queste considerazioni nascono dal fatto che, dopo 40 giorni, Mattia  toglie le bende e rivede la luce: tutte le considerazioni e le riflessioni che ha fatto durante i 40 giorni di buio svaniscono alla luce del sole, e Mattia si sente invaso da “foschi pensieri”. Si  pente per il bacio dato ad Adriana e per il significato che questo assume per lei , sente di essersi ormai compromesso e ripercorre mentalmente quanto ha sperimentato dalla fuga da Miragno in poi:
inizialmente ha sperimentato  libertà che appariva senza limiti , poi solitudine e noia, in seguito ha tentato  di riallacciare qualche relazione ed infine si è reso conto che la libertà tanto sospirata in realtà si è tramutata in una opprimente prigione.
Mattia si rende conto , assumendo un’identità fittizia, di essere diventato l’ombra di un uomo .Fino a che è rimasto  chiuso in sé e spettatore della vita degli altri ha potuto coltivare l’illusione di vivere un’altra vita , ma nel momento in cui ha baciato Adriana  si è reso conto di averla baciata con le labbra di un morto , di averla  trascinata lei ,  in un gioco più grande di lei, in una sorte di finzione che lei non merita. Alla fine Mattia, pur liberatosi di moglie, suocera, debiti e di una misera esistenza, si sente schiavo  delle finzioni, delle menzogne, del timore di essere scoperto pur senza aver commesso alcun delitto.
Adriana entra nella stanza , gli porta il conto del dottore che ha eseguito l’operazione. Mattia è tormentato da mille dubbi, non sa se distruggere le illusioni di Adriana o meno. Va verso la scrivania per prendere il denaro e si accorge che qualcuno  gli ha sottratto  12ooo lire. Certamente è stato il fratello di Terenzio durante la seduta spiritica, su indicazione del fratello. (Terenzio infatti era assillato dal fatto di dover  restituire a Paleari la dote della moglie defunta, sorella di Adriana)
.Mattia, sconvolto ,   riferisce il fatto ad Adriana che rimane molto turbata  e vuole chiedere spiegazioni a Terenzio e denunciare il  furto. Ma Mattia la ferma “Conoscevo il ladro e non potevo denunciarlo. Che diritto avevo io alla protezione della legge? Io ero fuori d’ogni legge. Chi ero io? Nessuno!!! Non esistevo io, per la legge. E chiunque ormai , poteva rubarmi; e io, zitto!”
Mattia riesce a calmare Adriana e a farle promettere che per il momento non divulgherà la cosa. Rimasto solo Mattia  è preso dallo  sconforto: non è nessuno, non può neppure denunciare un furto. “Mi è sembrata una fortuna l’essere creduto morto? Ebbene, sono morto davvero. Sono vivo per la morte e morto per la vita.”
Mattia  prende in considerazione l’idea di andarsene : con il lutto nel cuore  si sarebbe allontanato da quella casa dove aveva trovato un po’ di requie , in cui si era fatto il nido, e di nuovo per le strade, senza meta, senza scopo, nel vuoto ….solo, diffidente, ombroso. Cosa resta di Mattia Pascal? La sua ombra.

Ascoltalo QUI 

Capitolo XVI 
IL RITRATTO DI MINERVA
Tornato a casa Mattia trova la famiglia in subbuglio  e  scopre che Adriana ha informato i familiari del furto. Si pensa che il ladro sia il fratello di Terenzio, Scipione, che è infermo  ed incapace di intendere e volere. Mattia, che vuole mettere a tacere la questione, informa tutti che ha ritrovato il denaro che pensava rubato, nel portafoglio. Adriana non crede alla versione e si allontana sconvolta. Terenzio informa i presenti che già prima del supposto furto aveva preso la decisione di far ricoverare il fratello in un istituto, di concludere un affare per poi restituire il denaro al suocero.
La famiglia ha un appuntamento a casa del Marchese Giglio d’Auletta.
Qui  Mattia si avvicina a Pepita e conversa con lei per far dispetto ad Adriana: egli vorrebbe in qualche modo evitare di illudere ancora la ragazza, che non lo merita.
Dopo un po’ di tempo arriva, in ritardo, il pittore Bernaldez che ha l’incarico di eseguire il ritratto di Minerva, la cagnolina di Pepita.
Mattia entra in conflitto con il pittore, ritiene di essere stato offeso e lo vuole sfidare a duello. Va alla ricerca di due padrini  in un gruppo di ufficiali  ma viene preso in giro. Mattia si allontana sconvolto e disperato , con l’anima “frustata da quel dileggio , piena di una plumbea tetraggine angosciosa.” “Tutta la mia vita si spegneva, ammutoliva con quella notte.”
Mattia, camminando, si trova su  Ponte Margherita. Improvvisamente  trova una soluzione alla sua disperazione : decide di far credere di essersi suicidato , lasciando  sul ponte il suo berretto, il suo bastone ed un biglietto con il nome Adriano Meis. Tornerà a Miragno, si vendicherà di moglie e suocera che hanno fatto finta di riconoscerlo nel cadavere di uno sconosciuto e così si libererà per sempre  di quella menzogna che lo sta uccidendo lentamente da due anni, di quel “tristo, odioso fantoccio” che lui stesso ha creato con le sue mani.
Dopo aver lasciato biglietto, cappello, bastone Mattia si allontana furtivamente.

Ascoltalo QUI

giovedì 26 febbraio 2015

Un romanzo a puntate - IL FU MATTIA PASCAL Capitoli XIII e XIV


IL FU MATTIA PASCAL

Capitolo XIII IL LANTERNINO
Per quaranta giorni Mattia deve rimanere al buio, dopo l’operazione. Dopo alcuni giorni di quella “prigionia cieca” Mattia sente prepotente il bisogno di essere consolato e confortato, ma solo da Adriana.
Un giorno Paleari  vuole iniziare Mattia alle sedute spiritiche e alla lanterninosofia. Introduce  il discorso sostenendo  che l’albero è vivo ma NON SI SENTE , non è consapevole di sé. L’uomo invece ha il triste privilegio  di SENTIRSI  VIVERE: questa consapevolezza è per Paleari  come un lanternino che  ci fa vedere sperduti sulla terra, ci fa vedere il male ed il bene.
Il lanternino  produce un cerchio di luce più o meno ampio al di là del quale  c’è il buio assoluto, la notte perpetua che ci accoglie  quando il lanternino si spegne.
Paleari organizzerà una seduta spiritica alla quale parteciperanno  lui stesso, Terenzio, la nipote del marchese Giglio d’Auletta,un pittore spagnolo, Mattia, Silvia e addirittura Adriana. Silvia comunica con un antico compagno di Accademia, Max, morto di tisi a 18 anni. Quando comunica con Max, la signorina Caporale è in grado di suonare in maniera superlativa.
Viene portato tutto l’occorrente e la seduta inizia.

Ascoltalo QUI 

Capitolo XIV 
LE PRODEZZE DI MAX
Mattia e Adriana  sono convinti che la seduta spiritica sia una frode. Viene formata una catena ma la signorina Caporale sostiene che non è ben equilibrata e quindi vengono cambiati i posti. Mattia può tenere la mano di Adriana.
Nel corso della seduta si verificano strani fenomeni. Silvia riceve addirittura un violento pugno.(che in realtà proviene da Terenzio)
Nelle sere successive vengono ripetute le sedute  e  si verificano  gli stessi fenomeni, cioè scricchiolii, colpi, levitazione del tavolino, addirittura un pugno formidabile sferrato sul  tavolo. Mattia stenta a prendere sonno : è impaurito e pensa che lo spirito del cadavere trovato a Miragno abbia palesato la sua presenza. Nel corso di una delle sedute Mattia è riuscito a baciare Adriana.

Ascoltalo QUI