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sabato 25 aprile 2020

Liliana Segre e il 25 aprile

"Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni cos’è stata la dittatura"
Liliana Segre ci spiega perché il 25 aprile 1945 è una data da ricordare, in un articolo uscito un anno fa.



Per me il 25 aprile del 1945 non fu il giorno della Liberazione. Non poteva esserlo perché io quel giorno ero ancora prigioniera nel piccolo campo di Malchow, nel Nord della Germania. C’era un grande nervosismo da parte dei nostri aguzzini, ma non sapevamo nulla di quel che accadeva in Europa. A darci qualche notizia furono dei giovani francesi prigionieri di guerra mentre passavano davanti al filo spinato. « Non morite adesso! » , scongiurarono alla vista delle disgraziate ombre che eravamo. «Tenete duro. La guerra sta per finire. E i tedeschi stanno perdendo sui due fronti: quello occidentale con gli americani e quello orientale con i russi». Nelle ultime ore da prigioniere assistemmo alla storia che cambiava. Fuori dal lager ci costrinsero all’ennesima orribile marcia ma niente era uguale a prima. La mia personale festa di liberazione fu quando vidi il comandante del campo mettersi in abiti civili e buttare a terra la sua pistola. Era un uomo terribile, crudele, che a ogni occasione picchiava selvaggiamente le prigioniere. La vendetta mi parve a portata di mano, ma scelsi di non raccogliere quell’arma. All’improvviso realizzai che io non avrei mai potuto uccidere nessuno e questa era la grande differenza tra me e il mio carnefice. Fu in quel momento che mi sentii libera, finalmente in pace.
Il 25 aprile del 1945 fu quindi un’esplosione di gioia che mi sarebbe arrivata più tardi filtrata dai racconti di amici e famigliari. Avevo avuto bisogno di una tregua prima di tornare in Italia. E dovevo guarire da troppe ferite per riuscire a fare festa insieme agli altri. Ero stata ridotta a un numero, costretta a vivere in un mondo nemico e costantemente con il male altrui davanti a me, come diceva Primo Levi. Ci vollero anni perché riscoprissi il sentimento della felicità collettiva.
Poi quel momento è arrivato. E il 25 aprile è diventata una festa famigliare, la festa della libertà ritrovata. Simboleggiava la caduta definitiva del nazifascismo e la liberazione. E rendeva omaggio al sacrificio di partigiani e militari, ai resistenti senz’armi, ai perseguitati politici e razziali. Era la festa del popolo italiano ma anche una festa celebrata in famiglia insieme a mio marito Alfredo, che era stato un internato militare in Germania per aver detto no alla Rsi. Avevamo patito entrambi la privazione della libertà e potevamo capire il significato profondo di quella data che poneva le fondamenta della democrazia e della carta costituzionale. Ogni 25 aprile sventolavamo idealmente la nostra bandiera.
Non ho mai smesso di sventolare quella bandiera. E ancora oggi mi ostino a spiegare ai ragazzi perché è una festa fondamentale. Ma è sempre più difficile combattere con i vuoti di memoria. Solo se si studia la storia si comprende cosa è stato il depauperamento mentale di masse di italiani e tedeschi indottrinate dai totalitarismi fascista e nazista. Bisogna raccontare alle giovani generazioni cos’è stata la dittatura, soprattutto ora che il saluto romano non stupisce più nessuno. Mi chiedo se a una parte della politica non convenga questa diffusa ignoranza della storia. Chi ignora il passato è più facilmente plasmabile. E non oppone “ resistenza”.
In anni non lontani, c’è stato anche chi ha proposto di abolire il 25 aprile dal calendario civile. Temo che prima o poi si arriverà a cancellarlo. Perché il tempo è crudele: livella i ricordi e confonde la memoria, mentre le persone muoiono e le generazioni passano. Qualche anno fa ci siamo illusi che intorno a questa data fosse stata raggiunta l’unanimità delle forze politiche. Oggi leggo con preoccupazione che alla festa della Liberazione si preferisca una cerimonia di altro genere. Se devo dire la verità, rimango esterrefatta. In tarda età assisto a degli atti che non avrei mai immaginato di vedere: soprattutto avendo vissuto cosa volesse dire essere vittime prima del 25 aprile, quando la democrazia non c’era, e dissidenti e minoranze venivano imprigionati, torturati e anche uccisi.
Così come rimango tristemente stupita di fronte alla cancellazione della prova di storia alla maturità. La mancanza di memoria può portare a episodi come quello che ha coinvolto pochi giorni fa un istituto alberghiero di Venezia. Un insegnante su Facebook ha offeso la Costituzione con parole che preferisco non ripetere. E si è augurato che Liliana Segre finisca in «un simpatico termovalorizzatore». Questa non l’avevo ancora sentita: probabilmente il « simpatico termovalorizzatore » è la forma aggiornata del forno crematorio.
Preferisco però concentrarmi sui moltissimi italiani che mi vogliono bene. E insieme ai quali festeggerò il 25 aprile, un rito laico che continua a emozionarmi. E a portarmi via con sé. Perché la libertà è una condizione assoluta, irrinunciabile. E non importa se qualche ministro resterà a casa. Sono sicura che domani saremo in tanti a provare la stessa emozione civile. Buon 25 aprile a tutti.
(da La Repubblica, 24.4.2019)

lunedì 27 febbraio 2017

PARTIGIANI, VITE DI RESISTENZA E LIBERTÀ - Prepariamoci al 25 Aprile con Repubblica



In vista del 25 aprile, Repubblica ha pensato di raccogliere le testimonianze di chi la guerra di Liberazione l'ha combattuta. In città o in montagna, come combattente o come staffetta. Perché la memoria passa anche dalle storie di quegli eroi normali.


 è uno speciale a cura di ALESSIO SGHERZA e DONATELLA ALFONSO. 
Interviste di Z.DAZZI, A.L.DE ROSA, A.LATTANZI. 
Video: G.DESTEFANIS, V. EVELLI, A. NASSO, F.GILIOLI.
Riprese: S. ANZELLOTTI, L.COSCARELLA, A. MASCIA, L.MEUTI. 
Montaggio: L. MARIANI, M.MORRONE, P.SARACINO

Noi del giornalino seguiremo ogni giorno le testimonianze proposte da Repubblica, per conoscere e far conoscere le parole di chi c'era, in quesi giorni, e ha lottato per la nostra libertà.
Come introduzione al nostro percorso, vediamo questa intervista di Donatella Alfonso a Michela Ponzani su cosa sia oggi la Resistenza. Buona visione!


lunedì 7 maggio 2012

I nostri artisti al Convegno per l'Intercultura!

L'educazione al dialogo tra culture attraverso il teatro e le discipline artistiche, in stretto rapporto con Istituti Scolastici e Università, è stata al centro del Convegno “Teatro, Scuola Università per l’intercultura”, che la Compagnia del SUQ ha promosso Venerdì 4 maggio, presso l’Aula Magna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova, in Via Balbi 2 - nell’ambito della III Edizione del progetto regionale “Intercultura va a Scuola ... e all’Università”. Nel corso del convegno, fitto di interessanti interventi,  presentato da Carla Peirolero, con gli onori di casa del Preside di Lettere Francesco Surdich e dell'assessore regionale per la formazione e bilancio Pippo Rossetti,  si sono esibiti in un saggio di recitazione diretto da Enrico Campanati, i ragazzi della Compagnia del Suq, tra cui tre nostri redattori: Giulia Gallaro, Valentina Loriga, Sharmilan Bramanantha. La direttrice-chioccia del giornalino (nonché responsabile per l'Intercultura qui a scuola), prof. Gabriella Corbo, gongolava in prima fila :-) 

Tra i relatori intervenuti, c'era il giornalista e scrittore Enzo Costa, che il giorno seguente ha pubblicato su Repubblica Genova queste sue impressioni:

GENOVA CITTA' APERTA

Venerdì, alla Facoltà di Lettere, si poteva ammirare Genova città aperta alle culture. In un convegno organizzato con la Regione dal Festival Suq, si è ragionato sull’integrazione dei ragazzi immigrati, su fatiche e successi dei loro eroici insegnanti, su come il teatro produca il superamento delle diffidenze e dimostri l’arricchimento dalle differenze. Parole preziose dell’antropologo Aime, e un mirabile assolo del musicista Eyal Lerner: narrava la magia aggregante della musica con frasi magicamente musicali. Enzo Costa


Nell'immagine, tra i ragazzi della Compagnia del Suq, Giulia Gallaro (seconda da sinistra), in un momento della rappresentazione

Repubblica Genova 06/05/12


La Redazione

mercoledì 11 gennaio 2012

FESTA DEGLI "INFANGADOS"





    • Quando
      lunedì 16 gennaio 2012
    • Ora
      17.00 fino a 20.00
  • Dove
    Palazzo Ducale di Genova
  • Descrizione
    Lunedì 16 Gennaio alle ore 17 a Palazzo Ducale, si festeggia il genovese dell’anno, scelto attraverso il sondaggio di Repubblica.it.
    Don Gallo ha dominato la scena, ma il prete di strada ha deciso di passare il testimone ai secondi in classifica, quegli angeli del fango che dopo la disastrosa alluvione del 4 novembre hanno conquistato il cuore dei genovesi, prodigandosi per rimettere la città in condizione di ripartire.
    Tutti i protagonisti dell’avventura in mezzo al fango, e i cittadini, sono invitati a partecipare all’evento che vedrà la presenza di Don Gallo e la Comunità di San Benedetto al Porto.
    Una proiezione di immagini scattate dai fotografi di Repubblica nei giorni dell’alluvione mostrerà il lavoro svolto dagli angeli del fango, che Don Gallo ha ribattezzato “infangados”, e questo nome li “celebra” su una spilla che verrà distribuita ai partecipanti a cura della Comunità di San Benedetto in collaborazione di ART Commission.

     
                                                                                                                                                                                La Redazione