Simona e Celeste (III D tur)
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mercoledì 12 febbraio 2014
Ancora un episodio di bullismo tra i giovani
Milano. Ragazza quindicenne dell'istituto Primo Levi viene picchiata da una coetanea perché accusata di averle portato via il fidanzato. La ragazza è stata aggredita con parole pesanti, schiaffi, calci in testa e capelli tirati.
'Vai, più cattiva' viene incitata la ragazza da un amico che filma l'accaduto con il cellulare e lo pubblica su Facebook.
'Non andrà a scuola per un bel po' e stiamo valutando di ritirarla definitivamente dalle lezioni' parlano i genitori della vittima che per paura delle minacce non vuole uscire di casa; 'Se lei finisce in comunità per colpa tua io ti preparo la bara' così le amiche minacciano la ragazza.
Alla fine di questa squallida scena le due ragazze sono state convocate in caserma, e la vittima assieme ai genitori ha denunciato l'accaduto.
Questo episodio è solamente una tra i tanti che avvengono ogni singolo giorno, il fenomeno del bullismo è frequentemente sottovalutato.
La popolazione deve prendere in considerazione di ciò che accade tra i ragazzi e dei problemi di violenza che hanno inizio già a queste età.
giovedì 23 gennaio 2014
Esiste ancora la schiavitù?
Esiste ancora la schiavitù?
Casi italiani di sfruttamento consenziente di
manodopera a basso costo: il caso dei Cinesi di Prato
Cosa sarebbero disposti a fare gli orientali, soprattutto i
cinesi, per godere di uno stile di vita migliore in Italia rispetto a quello
che avevano in patria? Tutto, probabilmente è la risposta giusta. Nella città
toscana di Prato, la presenza orientale è sentita maggiormente rispetto a molte
altre città. Si ricordano principalmente le vittime decedute a causa dell'
incendio della fabbrica, la cui morte da alcuni cittadini del posto è stata
vista come una liberazione.
Riferendosi ad un commento piuttosto pungente, fatto dall' Assessore della Sicurezza di Prato, il quale ha posto su un piano inferiore la morte di queste persone rispetto al sempre più crescente numero dei cinesi che giungo nella città.
Si dedicavano al lavoro per 18 ore al giorno con vitto e alloggio all' interno della fabbrica. <<Non chiamateci schiavi>> afferma il fratello di una vittima.
Effettivamente, nessuno obbligava queste persone a sopportare così tanta fatica con un salario che non poteva dirsi basso. L' obiettivo principale era lavorare per 5-6 anni e mettersi in proprio, godendosi quella vita agiata e tranquilla che in Cina non riuscivano ad avere.
Uno dei primi a farsi avanti è Giorgio Silli, assessore all' integrazione Forza Italia, << Oltre che economico è diventato un problema sociale >>. Infatti, non tutta la colpa deve essere addossata ai lavoratori cinesi. Anche le imprese italiane di Prato dedite alla maglieria lavoravano in nero e successivamente consegnavano la merce ai cinesi. Quindi oltre che le persone provenienti dall'est del mondo, anche gli stessi pratesi si arricchivano.
Ma non parliamo solo delle imprese o di marche italiane coinvolte nello '' sfruttamento dei cinesi'', ma anche delle più famose sigle come Louis Vuitton, Chanel, Zara e Liu Jo che hanno ammesso che i suoi fornitori sono per lo più cinesi, ma in regola, viene sottolineato dall'amministratore dell' impresa.
Nel 2007 la Finanza aveva trovato, durante un controllo alla fonderia di Poggio, gestita da cinesi, pelli stampate con le marche più conosciute. La moglie del proprietario della fonderia, che non comprende una parola di lingua italiana a differenza della coniuge, mette nero su bianco i documenti che attestano la regolarità del loro operato affidatogli da clienti italiani.
In precedenza si parlò anche di qualcosa che rasentava il razzismo, limitare l' operato e l'espansione del popolo cinese stesso sul territorio. Ma questo avrebbe giovato alla popolazione e all'economia pratese oppure avrebbe arrecato solo che danni?. Scoppia il dibattito. Le polemiche dilagano . Un consigliere comunale della cittadina trova conveniente per entrambe trovare un terreno di dialogo piuttosto che scontrarsi. Si può forse biasimare chi proviene da paesi stranieri e voglia trovare una vita sicura e un futuro sereno? Evidentemente no, ma a quale prezzo?
Riferendosi ad un commento piuttosto pungente, fatto dall' Assessore della Sicurezza di Prato, il quale ha posto su un piano inferiore la morte di queste persone rispetto al sempre più crescente numero dei cinesi che giungo nella città.
Si dedicavano al lavoro per 18 ore al giorno con vitto e alloggio all' interno della fabbrica. <<Non chiamateci schiavi>> afferma il fratello di una vittima.
Effettivamente, nessuno obbligava queste persone a sopportare così tanta fatica con un salario che non poteva dirsi basso. L' obiettivo principale era lavorare per 5-6 anni e mettersi in proprio, godendosi quella vita agiata e tranquilla che in Cina non riuscivano ad avere.
Uno dei primi a farsi avanti è Giorgio Silli, assessore all' integrazione Forza Italia, << Oltre che economico è diventato un problema sociale >>. Infatti, non tutta la colpa deve essere addossata ai lavoratori cinesi. Anche le imprese italiane di Prato dedite alla maglieria lavoravano in nero e successivamente consegnavano la merce ai cinesi. Quindi oltre che le persone provenienti dall'est del mondo, anche gli stessi pratesi si arricchivano.
Ma non parliamo solo delle imprese o di marche italiane coinvolte nello '' sfruttamento dei cinesi'', ma anche delle più famose sigle come Louis Vuitton, Chanel, Zara e Liu Jo che hanno ammesso che i suoi fornitori sono per lo più cinesi, ma in regola, viene sottolineato dall'amministratore dell' impresa.
Nel 2007 la Finanza aveva trovato, durante un controllo alla fonderia di Poggio, gestita da cinesi, pelli stampate con le marche più conosciute. La moglie del proprietario della fonderia, che non comprende una parola di lingua italiana a differenza della coniuge, mette nero su bianco i documenti che attestano la regolarità del loro operato affidatogli da clienti italiani.
In precedenza si parlò anche di qualcosa che rasentava il razzismo, limitare l' operato e l'espansione del popolo cinese stesso sul territorio. Ma questo avrebbe giovato alla popolazione e all'economia pratese oppure avrebbe arrecato solo che danni?. Scoppia il dibattito. Le polemiche dilagano . Un consigliere comunale della cittadina trova conveniente per entrambe trovare un terreno di dialogo piuttosto che scontrarsi. Si può forse biasimare chi proviene da paesi stranieri e voglia trovare una vita sicura e un futuro sereno? Evidentemente no, ma a quale prezzo?
Simona Munoz classe
3Dt
mercoledì 28 novembre 2012
mercoledì 21 novembre 2012
IL GIORNALE IN CLASSE - Il reportage della nostra inviata :-)
“Il Secolo in Classe”, progetto che coinvolge diverse
scuole e dall’anno scorso anche la nostra, si è rivelato di grande interesse
per noi ragazzi delle classi III D e III E turistico dell’Istituto Tecnico
Firpo-Buonarroti.
Alessia Boccardo
Il nostro percorso, inerente al turismo, si è articolato
in due incontri. Il primo si è svolto nell’auditorium del nostro istituto, dove
l’imprenditore Giacomo Rossignotti -
responsabile della filiera del turismo alla Camera di Commercio - e
l’albergatore Mauro Bolognesi -
proprietario di due importanti strutture alberghiere nella nostra città – ci
hanno illustrato come funziona oggi il sistema turistico, spiegandoci i pro e i
contro che deve affrontare chi sceglie di operare in tale settore, e offrendoci
spunti di riflessione testimoniando le loro vicende personali. Entrambi, pur
provenendo da realtà familiari e ambientali diverse, hanno dovuto lavorare e
prepararsi con determinazione e volontà. Certo, dai loro tempi ai nostri la
situazione è cambiata, sia dal punto di vista sociale – basti pensare alla
difficile crisi economica che stiamo attraversando – che da quello generazionale.
“I ragazzi di oggi non hanno più voglia di farsi
il mazzo” , ha detto tra il serio e lo scherzoso il signor Bolognesi, e per
quanto questa frase ci abbia rattristato, dobbiamo ammettere che troppo spesso
trova riscontro nello scarso entusiasmo, nella poca voglia di impegnarsi che
contraddistingue molti giovani. Solo il sacrificio, l’impegno, la
disponibilità, il desiderio di migliorarci, uniti ad una solida preparazione,
possono aiutarci a trovare lavoro e ad emergere.
Il secondo incontro si è svolto all’Hotel Astoria, di
proprietà del signor Bolognesi. Questi,
insieme alla moglie, ci ha mostrato la struttura del suo albergo, un vero
gioiello architettonico costruito nel 1860 dalla nobile famiglia genovese dei
Serra, che conserva un’eleganza neoclassica e meravigliose decorazioni Liberty.
Il signore e la signora Bolognesi, con cordialità e cortesia, simpatia e
professionalità, ci hanno fatto da guida tra le stanze e i saloni della
struttura, indicandoci i fiori all’occhiello dell’albergo: dai mobili di gran
pregio agli affreschi, dall’oggettistica d’epoca alle moderne funzionalità
(come l’efficientissimo sistema anti-incendio
e la connessione wireless). Ci hanno inoltre spiegato il target della
clientela dell’hotel, i diversi modi con cui avviene la promozione, i periodi
di maggior flusso turistico, la posizione strategica (vicino alla Stazione
Brignole e alla Fiera) della struttura e le diverse attività che vi vengono
svolte. L’incontro si è concluso con un rinfresco offertoci nella sala
riunioni, a riprova della gentilezza e dell’ospitalità del signor Bolognesi e
di sua moglie, che si sono resi disponibili ad offrire periodi di stage agli
studenti.
Abbiamo trovato questa occasione davvero formativa per il
nostro percorso di studi e per la nostra crescita personale. Siamo grati al
Secolo XIX che ha organizzato l’iniziativa, agli insegnanti che hanno seguito
questo progetto e a tutte le persone che, generosamente, hanno voluto regalare
a noi ragazzi il loro tempo e la loro esperienza.
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