martedì 8 gennaio 2019

Specchio a specchio tra ballerine

Il nostro Giornalino è anche una palestra di scrittura creativa e offre la possibilità, a chi ama scrivere, di pubblicare i propri racconti o poesie. Oggi vi proponiamo un bel racconto di Micol Bellinghieri, che ci porta nel mondo della danza, mostrandoci come una passione vera possa vincere tutti gli ostacoli.
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Specchio a specchio tra ballerine


“Ciao, mi presento: sono Alexa, una ragazza che vuole intraprendere il suo sogno da quando è una bambina ma che purtroppo non ne  ha avuto la possibilità, per una malformazione alla coscia destra... Sì, il mio sogno è diventare una ballerina, non mi importa del successo, voglio soltanto esprimermi e dimostrare a tutti quello che sono realmente. Ora ogni ballerina mi potrà dire: “Beh  che c’entra! Si può diventare ballerina anche senza alcune parti del corpo, come ad esempio Simona Atzori, ballerina famosissima, senza braccia ma molto brava. Essere una ballerina significa saper ballare, sì, ma non solo, vuol dire saper esprimere con tutta l'anima quello che si prova, può essere amore, passione, malinconia, rabbia… non importa: l'importante è provare qualcosa.
Sì, avete ragione se avete pensato a questo ma io ho paura... Sì, avete capito bene, ho paura di non riuscire ad esprimermi, ho paura che le altre ballerine del mio corso o comunque chi mi veda non mi sappia capire e la cosa più paurosa che temo è quella di sentire le altre ragazze prendermi in giro vedendomi con le collant aderenti e sentire "guarda quella ahahaha ha una coscia più piccolaaa”. Sì,  ho paura, lo ammetto”.

Questo è quello che avevo scritto sul mio diario segreto...

Erano passate due settimane e oramai chi cavolo ci pensava più a quello che avevo scritto?! Era la sera del 15 settembre quando arrivò mia madre ponendomi  domande sulla danza e io avevo l'ansia, perché già immaginavo che avesse letto di nascosto il mio diario, lo avevo capito dalla frase: “Se  tu iniziassi danza, sono sicura che le altre ragazze non ti direbbero niente”, io non ci volevo credere, ma ad un certo punto lei mi disse: “Sai l'ho letto, non volevo ma l'ho letto; sappi che io sono tua madre, colei che ti ha fatto e ti amerò per sempre”. Avevo capito che l'aveva detto per darmi fiducia e farsi dire quello che avevo scritto. Così, per farla felice, le dissi: “Okay, da domani voglio andare a danza!”. Mi misi a letto sotto le coperte, a pensare a come comportarmi con l'insegnante e soprattutto con le altre ragazze.
Ed ecco arrivare il giorno tanto atteso: mi presentai lì in accademia alle 11, come mi avevano chiesto, e nel frattempo sentivo il cuore esplodere. Mi fecero entrare nella sala di danza, dove c'erano le altre ragazze. Eravamo tutte vestite uguali, mi sentivo felice, molto. Arrivò l'insegnante, molto giovane, bella e dolce, che mi disse: “Piacere, Gaia” ed io “Piacere, Alexa”. Tutte le altre non avevano notato la mia gamba, erano simpatiche con me, ad un certo punto Gaia disse: “Alexa, vai al centro della sala e inizia a fare quello che ti senti sopra queste note di Ultimo”. Iniziai a ballare con l'ansia,  ma mi sentivo in estasi e, waoo! non mi avevano detto niente! Ma ad un certo punto sentii una ragazza molto bella e molto magra dire: “Ma, ragazze, sarà anche brava a ballare, ma è malformata!”. Sentii il mio corpo gelare, non vidi più nulla dalle lacrime ferme sul bordo dell'occhio ma che mi stavano per scivolare. Iniziai a correre, me ne andai fuori dalla sala e mi sedetti su delle scalette. Arrivò l'insegnante e mi disse di non ascoltarle, che le avrebbe messe in castigo, che una vera ballerina non si ferma alla prima battutina di una ragazzetta… Così mi sentii più carica, sempre triste però con forza e determinazione. Rientrate in sala e mi fece ripartire... Finita lezione mi prese da parte l'insegnante e mi chiese se volevo essere la nuova protagonista del saggio di fine anno. Io dissi di sì, ovviamente, era il mio sogno.

Trascorsi tre mesi, facendo ogni giorno allenamento, sentendo critiche sulla mia malformazione e facendo ogni giorno pianti sotto le coperte, arrivò il giorno della “tabella”, cioè un foglio con su scritto le parti di ognuna. La ragazza smorfiosa disse subito: Tanto si sa già, sarò io  la protagonista”, invece, appena arrivato il foglio, vide che lei era dietro di me e che la protagonista ero io! Dovevo fare un pezzo da sola, su un palco immenso, davanti a tutti: ero super felice.
Lei scoppiò a piangere dalla rabbia, andò su tutte le furie, ma la mia insegnante sia arrabbiò e disse che per guadagnarsi il posto da protagonista ci si deve impegnare, mantenere sempre la calma, rispondere bene e soprattutto portare rispetto per le altre compagne.

Ormai mancavano 3 giorni al saggio… Mamma mia che ansiaaa!!!

Ecco  il 23 dicembre: è arrivato il momento di salire sul palco. Vedo tutta quella gente, inizio ad agitarmi, ma mi vengono subito in mente le parole della mia insegnante, così inizio a caricarmi e a dare il meglio di me stessa.
Finito il balletto, andammo nei camerini. Tutte le ragazze mi chiesero scusa per le battutine, tranne una, la smorfiosa, ma improvvisamente sentii una voce che mi chiamava. Andai verso lei: era la smorfiosetta, non ci potevo credere! Si era pentita, mi stava chiedendo scusa per tutto. Ero strafelice... Uscii dal teatro e mi misi a ringraziare mia madre per avermi costretto a iscrivermi a danza, e ringraziai anche la mia insegnante, pronta ad INSEGNARE che ballerine si diventa solo se credi a te stessa e nel tuo sogno, e io, ormai, ci credevo.

Micol Bellinghieri, I A LES 

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