Visualizzazione post con etichetta Elisa Bombino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elisa Bombino. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2016

Il dibattito sì!



In redazione ci si confronta e si comprende come possano esserci punti di vista diversi. Nel momento in cui si ragiona su una esperienza comune, ecco che si capisce come possa essere vissuta diversamente.  Eccone un esempio :-)

Una delle esperienze di alternanza scuola/lavoro che ci è stata proposta è stata in Costa Crociere. Non è stato solo un periodo di stage come tutti gli altri, ma è stata più che altro un’opportunità per il nostro futuro.
Lo stage è iniziato il 10 ottobre negli uffici della Costa. Il primo giorno ci hanno parlato della storia della Costa dal 1948 ad oggi, delle navi che formano l’equipaggio, del contratto e ci hanno dato un quadro generale sui principali settori di bordo; dopo questa presentazione generale abbiamo fatto un quiz per verificare soprattutto il nostro interesse in questo stage, visto come un futuro posto di lavoro.
Successivamente a questa presentazione generale sono venute a parlare con noi varie persone, come per esempio dei manager, provenienti ciascuno da diversi settori. Ognuno di essi ci ha presentato il proprio dipartimento, spiegandoci la suddivisione interna ad esso e come viene organizzato il lavoro.
Quello che viene fatto negli uffici è tutto un dietro le quinte rispetto alla crociera vera e propria, ci hanno parlato di come viene pensato l’itinerario di un nave, di come viene deciso il prezzo di vendita, di come viene venduto il prodotto grazie al dipartimento di Contact Center o tramite agenzie di viaggio, ma anche di come si decidono le escursioni che avvengono per ogni porto di attracco, di come vengono organizzati gli eventi di animazione a bordo e come viene gestito il numero di equipaggio in base alla stagionalità.
È stata un’esperienza interessante, chi veniva a parlarci lo faceva trasmettendo la passione con cui fa il suo lavoro, non sempre è stato divertente ci sono stati argomenti più interessanti e coinvolgenti e altri più noiosi, ma ho ritenuto questi giorni molto utili per farci conoscere un’opportunità di lavoro nel settore crocieristico, che, oggi, influisce molto sul turismo.
Il progetto negli uffici Costa si è concluso una settimana dopo, il 19 ottobre, quando ogni gruppo ha esposto il proprio lavoro, a compagni, professori e membri degli uffici. Il mio gruppo ha parlato di Sostenibilità e Comunicazione, l’obiettivo di questo dipartimento è di rafforzare il marchio e l’immagine dell’azienda, appoggiando la crescita in modo sostenibile e corretto; il reparto di comunicazione diffonde le caratteristiche del prodotto interagendo con parti esterne, mentre il reparto di sostenibilità diffonde le attività con lo scopo di migliorare l’impatto ambientale e sociale dell’azienda. Per quanto riguarda il mio gruppo abbiamo preparato una relazione scritta e un power point da mostrare. Esporre la relazione di fronte a molte persone è stato un modo per mettersi in gioco e crescere ancora di più, perché per parlare davanti a un pubblico devi essere te stesso, non devi essere timido o vergognarti e combattere l’ansia che sale in te prima del tuo turno.
Lo stage in Costa Crociere si è concluso con la visita della nave Costa Diadema, la più grande della flotta, detta “la regina del Mediterraneo”. Per la visita ci siamo recati a La Spezia dove era attraccata quel giorno. Una volta saliti a bordo, dopo numerosi controlli, siamo andati in una sala dove ci hanno parlato alcuni membri dell’equipaggio, tra cui una ragazza che aveva studiato nella nostra scuola e aveva intrapreso il nostro stesso percorso. Lei ci ha spiegato quali sono state le diverse tappe del suo percorso e le difficoltà che ha incontrato e che ora l’hanno portata ad avere un lavoro che le piace, che le dà soddisfazione. Nel pomeriggio abbiamo avuto del tempo a disposizione per visitare autonomamente la nave; abbiamo visto i locali destinati al pubblico e anche alcuni locali che di solito non sono accessibili agli ospiti, come i magazzini dei vestiti di scena degli animatori.
Uno dei settori che mi ha interessato di più è stato “Cruise Operations Shore Excursion”, il dipartimento si occupa delle varie escursioni per i diversi porti, che possono essere storico-culturali, balneari, sportive, panoramiche. Per ogni porto ci sono diversi tipi di escursioni adatte a soddisfare tutte le esigenze; l’unico problema è per i disabili perché i pullman non sono attrezzati per il trasporto delle carrozzelle. Le escursioni sono di diversa lunghezza, da mezza giornata alla più lunga che dura 13 ore; esiste anche l’overland, si tratta di un’escursione di più giorni, i passeggeri scendono in un porto e risalgono in quello successivo. Alcune di esse comprendono il pranzo al sacco, altre prevedono il tempo libero per il pranzo. Con più precisione però quello che mi piacerebbe come lavoro è la Tour Escort, che è colui che si occupa di preparare l’escursione, venderla agli ospiti, e poi accompagnarli durante la visita. La Tour Escort non è una guida turistica, quindi non fornisce informazioni storico-artistiche, ma solo le linee generali e può servire per le traduzioni nelle diverse lingue, se la guida locale non le conoscesse. Questo lavoro mi interesserebbe perché secondo me è un’opportunità che mi permetterebbe di fare quello che mi piace, lavorando e quindi guadagnando, potrei girare per molti posti, conoscerli, scendere con gli ospiti delle navi, e allo stesso tempo mi aiuterebbe a migliorare con le lingue straniere, che sono importanti e che mi piace molto usare. Secondo me quando fai un lavoro che è anche la tua passione ti dà una carica in più per portarti a fare meglio e a dare tanto per quello che fai. Sicuramente, girare il mondo, per me, è un sogno che mi piacerebbe un giorno realizzare, ma non so ancora come lo realizzerò, se grazie a una nave Costa o se per conto mio. Prima di iniziare questo stage non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto imbarcarmi e fare questo lavoro, ora, invece, ho messo questa opportunità tra le tante. Non so ancora se partire ed essere lontana da amici e parenti è quello che voglio e non so se sono pronta a farlo ora come ora, però di certo è un’occasione molto importante.
Anche il ruolo di animatrice per adulti o bambini mi ha sempre incuriosita, ed è un lavoro che allo stesso tempo ti permette di divertirti e visitare posti nuovi; è anche vero che stai lavorando e non sempre nei porti di attracco puoi scendere e visitare il posto in cui sei ed è forse per questo che mi invoglia meno, quindi probabilmente se volessi fare un’esperienza come animatrice la farei un’estate in un villaggio turistico.
Queste, comunque, sono solo idee che ho adesso e che continuano a cambiare con il passare del tempo; prima di iniziare tutto questo l’idea di salire su una nave non era neanche entrata nella mia testa, ora invece so che per molte persone che ci hanno lavorato è stata un’esperienza che consiglierebbero a noi ragazzi e che è sicuramente un modo per crescere, imparare a vivere in un team e conoscere nuove lingue.
Elisa Bombino, IV D Tur

 
Il mio istituto scolastico Firpo-Buonarroti ha partecipato al progetto alternanza scuola-lavoro. Questo percorso offre agli studenti l'opportunità di conoscere il mondo esterno: quello in cui in un futuro saremo chiamati ad operare. La prima occasione che si è presentata è stata quella di incontrare e conoscere una grande azienda che lavora da decenni nel settore marittimo, l'azienda la Costa Crociere. La Costa è una delle aziende più prestigiose del territorio ligure, conosciuta a livello nazionale e mondiale per la sua professionalità e competenza nel settore turistico. Lo stage prevedeva due momenti separati, le prime quattro giornate sono state dedicate alla comprensione del funzionamento del reparto amministrativo: contact center, marketing, organizzazione delle risorse umane, comunicazione e sostenibilità, intrattenimento, global recruting, programmazione dei percorsi turistici, struttura della reception e allotment. Il secondo momento d'incontro ha previsto la visita della nave Costa Diadema, ormeggiata nel porto di La Spezia. Dal punto di vista formale l'azienda si è presentata discretamente, siamo stati accolti con calore e tutti gli addetti erano entusiasti nel raccontarci il loro lavoro e le soddisfazioni che ne traevano. Del settore amministrativo abbiamo contattato venti persone circa, sulla nave non sono, invece, riuscito a contarle, direi che ne ho viste alcune centinaia, se non di più! Tutti erano intenti nelle attività inerenti al buon funzionamento della complessa struttura della nave. Personalmente, ciò che ho vissuto non ha coinciso su ciò che mi immaginavo, mi sono soffermato molto a ragionare sul termine scuola-lavoro. Sono stati proprio questi due termini a indurmi a pensare ad un'esperienza diversa da quella che ho vissuto. I primi quattro giorni sono stati basati esclusivamente sulla teoria, persone molto gradevoli, disponibili, rispettose ed entusiaste, ma che ci raccontavano la loro esperienza di lavoro. Noi studenti abbiamo avuto più o meno lo stesso ruolo che abbiamo a scuola, cioè ascoltare. Per il significato che io do al lavoro, mi sarebbe piaciuta una partecipazione più coinvolgente, cioè va bene una piccola introduzione teorica, ma la vera sostanza sarebbe stata raggiunta solo nel provare a mettere in pratica poche cose: ad esempio la compilazione della modulistica, vedere dei piani di lavoro, accompagnare per qualche ora il personale durante la concreta attività. Il solo ascolto è limitativo e in alcuni momenti mi è sembrata più una campagna pubblicitaria sull'azienda che l'opportunità di un approccio al lavoro. La visita alla nave, per me, è stata già un'esperienza migliore, rispetto ai quattro giorni passati negli uffici. Ero sul posto di lavoro, osservavo gran movimento intorno, tanta gente occupata nelle proprie attività, è stato gradevole osservare un meccanismo così complesso in funzione. Quando si usano i termini alternanza, scuola, lavoro e mi vengono proposti, io capisco che c'è una differenza: da una parte studio, mi informo, ascolto, prendo appunti, poi, se pur in modo modesto, metto in pratica nel lavoro ciò che ho acquisito nelle lezioni. Non mi aspettavo giornate di lavoro con delle responsabilità che non mi competono, speravo però di accompagnare il personale preposto, per osservare, capire e apprendere come venivano svolte le mansioni, che invece sono state proposte solo teoricamente, come a scuola. Se avessi avuto questa opportunità di confronto lavorativo, per me sarebbe stato tutto più reale e concreto, l'esperienza mi avrebbe lasciato più entusiasmo. Così come si è presentata mi ha invece suscitato un senso di incompletezza, come lasciano tutte le esperienze svolte in maniera un po' superficiale.
Stefano Pavlovic, IV D Tur

domenica 20 marzo 2016

SETTANT'ANNI FA IL PRIMO VOTO DELLE DONNE/1

Settant’anni fa, il 10 marzo 1946, le donne, che avevano compiuto 21 anni, poterono per la prima volta recarsi alle urne elettorali per votare; quell’anno tornarono al voto anche gli uomini che non votavano dal ‘24. Fu in occasione delle elezioni amministrative di più di 400 comuni.
Sui giornali di quegli anni ci furono diverse opinioni. Alcuni giornalisti parlarono delle elezioni senza fare alcun riferimento al primo voto delle donne, in altri articoli comparvero raccomandazioni, per esempio alle signore veniva consigliato di stare attente a non lasciare segni di rossetto quando inumidivano la scheda con le labbra, altrimenti sarebbe stata annullata. In un articolo si diceva che le mogli avrebbero votato agli ordini dei mariti ma queste rispondevano che avrebbero votato per i preti; ma altri invece scrissero che per la prima volta entrava un po’ di buon senso nella politica e nell’amministrazione.
Non ci sono molte testimonianze che ricordino cosa sia stato per le donne il loro primo voto, se non le parole “Stringiamo le schede come biglietti d’amore” scritte da Anna Garofalo una giornalista del 1946, che nel suo articolo racconta le emozioni delle signore in fila in attesa di entrare per mettere quel segno, quella crocetta accanto al nome “Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome”.
Il decreto legislativo che conferiva il diritto di voto alle donne venne emanato il 31 gennaio 1945, le uniche donne a essere escluse erano le prostitute schedate che lavoravamo al di fuori della loro casa. Qualche mese dopo anche Papa Pio XII si dimostrò favorevole e diede la sua benedizione sull’espansione di voto. Circa un anno dopo alle donne di almeno 25 anni fu concessa l’eleggibilità, che già dalla prima votazione diede i suoi frutti con l’elezione di donne sia nelle amministrazioni locali, sia per l’Assemblea Costituente. L’Italia raggiunge questo traguardo dopo molti altri paesi, come l’Inghilterra dove si sviluppò il termine “suffragette”, inventato da un giornalista di Londra.  Le donne lo accettarono con orgoglio, anche se dato con disprezzo, perché per loro riconosceva un movimento femminile con uno scopo preciso, fu per questo che lo iniziarono a pronunciare accentuando il GET centrale che per loro indicava il verbo “to get” (ottenere). In Italia questo movimento fu meno violento rispetto all’Inghilterra e forse fu anche per questo che le donne arrivarono al voto solo anni dopo.

Le donne hanno lottato molto per questo diritto e sembra assurdo che in molti Stati non lo abbiano ancora acquisito e siano considerate inferiori agli uomini. In Italia, dopo aver conquistato il diritto al voto, le donne si sono attivamente impegnate nella vita politica del paese, arrivando a ricoprire cariche istituzionali di rilievo (Presidente della Camera, ministero della difesa).
Elisa Bombino III D tur

martedì 8 dicembre 2015

A TUTTO VOLUME!

La musica, sempre più importante per noi, fa bene alla nostra salute?


La musica, sempre più importante per noi, fa bene alla nostra salute? È ormai risaputo e provato che la musica influenza la nostra vita. Quello che ci influenza è, però, il tipo di musica che ascoltiamo. Per esempio, la musica classica può darci tranquillità, mentre il rap ci agita. Un ritmo veloce può farci sollevare, mentre uno lento può buttarci giù. A questo proposito è stato fatto uno studio su tre gruppi di topi: un primo gruppo ha ascoltato musica classica, il secondo suoni disarmonici e l’ultimo gruppo è stato in silenzio. Otto giorni dopo i topi sono stati messi in un labirinto per cercarsi il cibo e il secondo gruppo vagava senza orientamento, segno che avevano avuto difficoltà di apprendimento. La musica però può anche fare bene alla nostra salute. Ci sono stati esempi di persone risvegliatasi dal coma grazie a una canzone del loro cantante preferito, ma la stessa canzone non ha lo stesso effetto su un’altra persona; perché ognuno prova diverse emozioni ascoltando le canzoni. La musica suscita in noi emozioni diverse: può farci rivivere un momento, ci può far ricordare una persona importante. La musica fa bene al cuore, nel vero senso della parola, fa bene alle persone con problemi cardiaci, perché ci rilassa e rallenta il ritmo cardiaco e le pulsazioni. La musica fa sempre più parte della nostra vita, mediamente si ascoltano dalle 2 alle 3 ore di musica al giorno, perché in qualunque momento ci mettiamo ad ascoltare le nostre canzoni preferite, così che ci facciano compagnia, oppure semplicemente per distrarci un po’, per passatempo o per pensare. La musica ormai è sempre più con noi, nei nostri telefoni, nei nostri lettori musicali, in modo da poter ascoltare musica facilmente in ogni momento, mettersi le cuffiette alle orecchie, schiacciare play e immergerci in un nostro mondo. Poi arriviamo a casa mettiamo un cd nello stereo o facciamo partire la musica a tutto volume dal nostro cellulare, e con questo sottofondo iniziamo a studiare, a fare i compiti, a usare il computer. La musica è diventata la melodia della nostra vita, la soluzione a molti nostri problemi. Siamo tristi è la musica a consolarci, siamo soli c’è la musica. Perché nelle nostre canzoni preferite, o comunque in molti testi, troviamo le parole che vorremmo sentirci dire da persone che ci circondano ogni giorno, una parola di conforto, una parola d’amore.
Elisa Bombino III D tur