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mercoledì 1 giugno 2016

Maturità 2016 - Saggio breve o articolo di giornale?

In vista dell'esame di stato, proponiamo una raccolta di articoli utili ad affrontare la prima prova di italiano. Buona lettura! 

Per capire come si dovrebbero sviluppare sia il ritmo che la struttura del saggio breve abbiamo fatto due esempi che trattano lo stesso argomento e possono risultare utili per comprendere intanto le differenze tra un’impostazione “saggistica” del tema di maturità e la sua alternativa nella veste dell’articolo di giornale.
È una questione su cui avremo modo di tornare più volte nei prossimi articoli. Ma andiamo con ordine e osserviamo le caratteristiche dei due testi.

Saggio Breve
Articolo di giornale
La complessa articolazione dell’esperienza narrativa di Italo Svevo, pseudonimo dello scrittore triestino Ettore Schmitz, trovò una prima sistemazione critica nel panorama letterario italiano in seguito ad una recensione che un allora giovane Eugenio Montale pubblicò sulla rivista “L’Esame” nel dicembre 1925 con il titolo di Omaggio a Italo Svevo. Dopo decenni di insuccessi durante i quali Svevo aveva di fatto rinunciato alla carriera letteraria dedicandosi quasi esclusivamente alla propria attività industriale, la novità rappresentata da La coscienza di Zeno inaugurava in Italia la nascita del romanzo moderno.
Senza nulla togliere ai romanzi di successo di Gabriele D’Annunzio e al rinnovamento prodotto da Pirandello sul versante della tradizione narrativa e teatrale, quello di Svevo apparve come un autentico rovesciamento di prospettiva. Lo sfondo della psicanalisi che attraversa tutta la struttura del racconto e che ne costituisce, per così dire, il presupposto culturale poneva il romanzo di Svevo sulla stessa linea delle esperienze europee di quegli anni, da Kafka a Proust, da Joyce a Thomas Mann.
Chi l’avrebbe mai sospettato? Il padre di Eugenio Montale ebbe rapporti commerciali con la ditta di vernici sottomarine del ricco industriale triestino Ettore Schmitz, meglio noto con lo pseudonimo di Italo Svevo. Proprio così: quando Montale andava alle elementari, suo padre e il futuro autore di uno dei maggiori romanzi del Novecento facevano affari con vernici, diluenti e acquaragia.
La vicenda venne alla luce quando Svevo, che già aveva stampato un paio di romanzi a proprie spese e senza successo, pubblicò La coscienza di Zeno suscitando attorno a sé le attenzioni della critica letteraria. Il fatto si arricchì poi di particolari curiosi e andò avanti nelle molte lettere che il giovane autore di Ossi di seppia e l’anziano romanziere si scambiarono nel corso degli anni e che ora sono state ristampate da una nota casa editrice milanese. Accanto agli aneddoti familiari prendeva corpo un’attenzione letteraria ben più importante. Sulla Coscienza (e non solo) Montale scrisse infatti una celebre recensione: ebbe così inizio il “caso Svevo” che lanciò uno scrittore “dilettante” nel gotha della narrativa europea.

Laboratorio
Il saggio breve appartiene alla famiglia dei testi argomentativi, e richiede un taglio tematico e selettivo orientato verso un discorso di tipo settoriale più che generale: dovrebbe quindi affrontare l’argomento individuando una prospettiva ristretta e specifica, attorno ad una serie circostanziata di motivi e nuclei fondanti.
Quando però la traccia ha un’impostazione a soggetto molto breve e stringata, in cui non viene fornita alcuna affermazione da verificare ma al contrario ci viene chiesto di produrla, allora nei brani e nelle letture che sono da supporto all’argomento bisogna cogliere quei nodi problematici attorno ai quali distribuire il lavoro di composizione. La tabella riporta alcuni titoli assegnati in diverse sessioni della maturità e sono un tipico esempio di questa tendenza: da un certo punto di vista essa consente un approccio alla traccia aperto alla discussione perché siamo liberi di muoverci in autonomia costruendo un ragionamento del tutto personale.

Traccia Ambito Anno
La riscoperta della necessità di «pensare» Socio-economico 2004
Quale idea di scienza nello sviluppo
tecnologico della società umana
Tecnico-scientifico 2008
Origine e sviluppi della cultura giovanile Storico-politico 2009
Amore, odio, passione Artistico-letterario 2011
Bene individuale e bene comune Storico-politico 2012

A questo punto è necessario passare sotto la lente d’ingrandimento i brani che abbiamo davanti e cercare lì dentro le nostre fonti di prova, gli indizi, gli esempi da utilizzare eventualmente come “citazioni”, i concetti attorno ai quali far passare il nostro discorso. Questi argomenti variano di solito da tre a sei, perché un numero maggiore ci farebbe correre il rischio di ampliare eccessivamente la struttura del saggio breve e perdere di vista il tema di fondo: ma ovviamente la quantità dei punti che si intende trattare varia a seconda della conoscenza che si possiede sulla materia. Un esempio su come lavorare sulla tipologia del saggio breve si può vedere in questa scheda operativa.
Nel caso del saggio breve bisogna pensare di essere un po’ come gli autori di quei testi critici che si sono letti nell’ultimo anno per approfondire Svevo o Pirandello, o per analizzare le cause della nascita dei regimi totalitari. Gli storici dell’età contemporanea o della letteratura italiana del Novecento tendono ad assumere nei loro scritti un atteggiamento problematico di fronte alle questioni che affrontano: è questa la caratteristica della forma-saggio. Non si cerca di dare risposte assolute e definitive o di discettare in lungo e in largo in modo generale: si dovrebbe semmai porre i problemi secondo una certa angolatura, da un determinato punto di vista, privilegiando più i particolari che le trattazioni universali. Perciò il saggio-breve richiede una struttura espositiva e argomentativa che affronti i vari aspetti dell’argomento in modo critico, aprendosi alla discussione e anche offrendo una propria opinione personale, ovviamente motivata e sottoposta al confronto con i documenti e le fonti che avremo a disposizione.
Districarsi tra una serie di materiali particolarmente consistente come quella che viene distribuita negli ultimi anni è davvero una bella impresa. Bisogna allora armarsi di tecniche e di abilità speciali per snidare dai brani a disposizione quelle parole che hanno la forza di provocare una scintilla, di accendere il motore e avviare i primi passi nel saggio breve.
In bocca al lupo!

mercoledì 11 maggio 2016

Maturità 2016 - Classici del '900

In vista dell'esame di stato, proponiamo una raccolta di articoli utili ad affrontare la prima prova di italiano. Buona lettura!

Per definire che cos’è un classico il primo riferimento che viene in mente è il saggio di Italo Calvino Perché leggere i classici (Milano, Mondadori, 1991) al quale si rimanda per una piacevole quanto istruttiva lettura. Tra le molte definizioni di classico presenti in questo libro una si attaglia al caso nostro, ed è quella in cui l’autore scrive che “il tuo classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui”. Antico e moderno – in questa definizione di classico – sono più o meno equivalenti, nel senso che anche uno scrittore vicino a noi nel tempo può entrare a far parte di questa categoria di autori universali: un evergreen della letteratura, insomma, che ci accompagna alla scoperta di temi e questioni che sono indipendenti dal contesto di una letteratura esclusivamente nazionale.
Certo, il tema di maturità, propone – ad esempio nella tipologia A – testi di autori italiani, quasi sempre classici nel modo più tradizionale del termine: storicizzati da una lunga tradizione critica; collocati all’interno di movimenti e correnti; dotati di una loro consolidata fama nel panorama dei grandi della poesia o del romanzo. Così Pirandello e Svevo, Ungaretti e Montale sono inequivocabilmente riconosciuti come dei classici del Novecento perché hanno affrontato e attraversato tutti i grandi temi del loro tempo: la crisi del soggetto e la dissoluzione del personaggio-uomo; la ricerca di un’identità smarrita nel convulso mondo della società in continua e inarrestabile trasformazione; il senso di smarrimento e di inettitudine davanti all’ambizione, all’ipocrisia, alla sfrenata volontà di affermazione della classe borghese; ma anche i drammi delle due guerre mondiali, della dittatura fascista, del dopoguerra e della ricostruzione.
E lo hanno fatto sempre guardando alla dimensione europea e a una valenza universale del loro messaggio tessendo legami con le suggestioni culturali della psicologia e della psicanalisi (Pirandello che legge il libro di Alfred Binet Les altérations de la personnalité; Svevo che legge e traduce alcuni articoli di Freud), con la poesia d’avanguardia (Ungaretti lettore di Mallarmé e dei simbolisti; Montale che attraversa il “contingentismo” di Boutroux), con il contesto letterario contemporaneo.
Molto diverso è invece il caso di figure scolasticamente meno conosciute a causa dei tempi stretti del programma, eppure già inquadrate come autori che potrebbero e dovrebbero essere annoverati come classici nel loro genere. Come collocare ad esempio i romanzi di Federigo Tozzi che ripercorrono con grande sensibilità le problematiche della narrativa psicologica primo novecentesca, oppure la vicenda editoriale di Tomasi di Lampedusa, solitario autore di un capolavoro come Il Gattopardo? E sul versante della poesia: quanto è classico, a suo modo, un libro come i Canti orfici di Dino Campana?
Ma nel Novecento abbiamo avuto anche un classico “per forza” e “per forma”: uno come Umberto Saba che scrive un libro di poesie e lo intitola Canzoniere è, per forza di cose, un vero classico. Se poi le poesie che compone sono ballate, sonetti, odi e canzonette alla maniera di Petrarca e Metastasio, allora anche l’equilibrio formale e la veste metrica rendono classico tutto l’impianto dell’operazione: Saba volle insomma essere tale fin dall’inizio, scartando le ipotesi innovative dell’avanguardia per riprendere i modelli antichi della nostra poesia. Amava l’equilibrio e l’armonia, l’eleganza della semplicità: anzi le andava ricomponendo dentro un’umanità devastata da nevrosi moderne, complessi, colpe ancestrali, conflitti familiari.
La categoria del classico è stata associata a quegli scrittori che hanno trovato già un pieno riconoscimento nei libri di testo, nei manuali scolastici e nelle storie della letteratura: eppure diciamo che Simenon è un “classico del romanzo giallo” o che Isaac Asimov è un classico della fantascienza, contravvenendo con ciò ad una regola critica che forse ora ci appare un po’ troppo stretta, adatta magari per i grandi della letteratura ma inapplicabile sui cosiddetti “minori”. La distanza temporale poi ha reso classici anche quelli che con le regole dell’armonia prestabilita avevano poco a che fare, e un libro meraviglioso come L’Antirinascimento di Eugenio Battisti (Milano, Feltrinelli, 1962) ne mise in luce gli aspetti più significativi: di contaminazione, di rottura e di convivenza tra le forme e gli stili della tradizione con quelli bizzarri dell’innovazione e dell’avanguardia.

Maturità 2016 - Il caso Svevo

In vista dell'esame di stato, proponiamo una raccolta di articoli utili ad affrontare la prima prova di italiano. Buona lettura!

Maggio è tempo di simulazioni! Ma è anche il mese degli autori che hanno fatto il Novecento: Pirandello, Svevo, Montale. Purtroppo si va di fretta e le letture si affollano, si infittiscono, si sovrappongono. Per introdurre la figura e l’opera letteraria di Italo Svevo abbiamo pensato a quel giochetto che si chiama «connecting the dots», unisci i puntini. Può servire anche come percorso di narrazione dentro la poetica di uno scrittore, per l’autore della Coscienza di Zeno come altri. Una mappa, in fondo, non è che una scaletta in altre forme. Uno schema, insomma, che si può impiegare anche in classe come una sintesi di immediato utilizzo. Vediamo però come organizzare alcuni materiali (molto) generali sul romanzo di Svevo.

Una mappa tematica sull'opera di Italo SvevoCollocato ai margini della geografia letteraria italiana, nella Trieste asburgica della fine dell’Ottocento, cronologicamente precedente alle esperienze di Saba, di Michelstaedter, di Slataper, Italo Svevo ha rappresentato in Italia una figura di levatura straordinaria per le sorti della narrativa novecentesca. Tuttavia i suoi romanzi, soprattutto i primi due, Una vita (1892) e Senilità (1898), dovettero subire per numerosi decenni uno strano destino. L’incomprensione della critica militante, il silenzio che circondò la sua opera di romanziere-dilettante, costrinsero Svevo a un lungo periodo di apparente inattività, a un vero e proprio «abbandono» della letteratura.
Personaggio schivo e del tutto alieno da una professionalità di tipo tradizionale, Svevo rifiutò l’estenuazione decadente e la protesta espressionistica delle avanguardie, non subì l’influenza del frammentismo lirico degli scrittori «vociani», non partecipò a quel clima di sovversivismo intellettuale piccolo-borghese tipico della generazione nata negli anni ottanta dell’Ottocento. Nel suo isolamento triestino, la scelta del romanzo gli apparve come l’unica strada percorribile verso lo svecchiamento di una cultura ancora troppo imbevuta di ideali assoluti e di retorica, in sostanza, di dannunzianesimo. In una lettera a Valerio Jahier del dicembre 1927 Svevo scriveva: «Noi siamo una vivente protesta contro la ridicola concezione del superuomo come ci è stata gabellata (soprattutto a noi italiani)». Fedele e coerente alle letture della giovinezza, Svevo assorbì da Schopenhauer la capacità di cogliere per mezzo della letteratura gli autoinganni dell’individuo, il carattere effimero e inconsistente della volontà umana, l’eterno dominio delle passioni e delle pulsioni. Per questa ragione nella sua narrativa possiamo comunque rintracciare componenti scientifiche e razionalistiche che egli, dopo aver letto Darwin e il naturalismo francese, integra e corregge con la filosofia di Nietzsche e la psicanalisi di Freud. Ma della scienza e del pensiero moderno, Svevo respinse sempre le pretese ideologiche e le spinte totalizzanti: ne accolse invece la novità strategica e gli stimoli artistici, sempre con una forte dose di «dilettantismo» intellettuale. Ed è proprio questa componente della sua cultura, il dilettantismo appunto, a riservare gli spunti più interessanti.

svevoSvevo può fare lo scrittore soltanto negandosi, rinunciando cioè alla funzione tradizionale del letterato, ai suoi presupposti, ai suoi privilegi; sottraendosi al mito dell’artista come creatore di oggetti preziosi, artifex di valori e illusioni. Al contrario, la sua è una letteratura di smascheramenti e di disinganni, coltivata come vizio o pratica igienica e, paradossalmente, come esercizio privato e come silenzio. Dopo diciotto anni trascorsi in banca come semplice e diligente impiegato, Svevo venne assorbito in una redditizia e prestigiosa attività industriale e commerciale, che implicò un abbandono della letteratura, ufficialmente dovuto all’insuccesso di pubblico e di critica di Senilità, il suo secondo romanzo: ma anche in questo caso lo scrittore tradiva di nuovo le buone intenzioni, e continuava a redigere i suoi diari, a prendere appunti, a stendere lavori teatrali e racconti.
In una riflessione scritta nel dicembre 1902, e ora raccolta con il titolo di Pagine di diario e sparse, Svevo rivela, e forse chiarisce meglio anche a se stesso, la ragione di questo abbandono, o sarebbe meglio dire provvisorio accantonamento, della letteratura:
Noto questo diario della mia vita di questi ultimi anni senza propormi assolutamente di pubblicarlo. Io, a quest’ora e definitivamente ho eliminato dalla mia vita quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura. Io voglio soltanto attraverso a queste pagine arrivare a capirmi meglio. L’abitudine mia e di tutti gli impotenti di non saper pensare che colla penna alla mano [...] mi obbliga a questo sacrificio. Dunque ancora una volta, grezzo e rigido strumento, la penna m’aiuterà ad arrivare al fondo tanto complesso del mio essere.

La scrittura, dopo la rinuncia e la crisi conseguente all’insuccesso di Senilità, assume la fisionomia di una pratica autointrospettiva e privata, volutamente non professionale e antiaccademica. Nonostante la delusione per il mancato successo di pubblico e l’interesse della critica, Svevo continuava a non poter rinunciare all’attività letteraria, fosse anche qualcosa di strettamente privato come il diario e l’autobiografia. E tutto questo non fa che confermare quanto oggi è piuttosto chiaro dai molti documenti privati dello scrittore: e cioè che un’effettiva e definitiva abdicazione nei confronti della letteratura non c’è mai stata. In realtà il silenzio di Svevo tra il 1898 e il 1923 è più un fatto aneddotico che reale: l’attività industriale e commerciale costituisce una sorta di copertura e di occultamento della sua esigenza di essere scrittore. Ancora nelle Pagine di diario e sparse, il 2 ottobre 1899, quindi subito dopo Senilità, Svevo scriveva:
Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che di scribacchiare giornalmente. Si deve tentar di portare a galla dall’imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che non sia il o non sia puro pensiero, che sia o non sia puro sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. Altrimenti facilmente si cade, – il giorno in cui si crede d’esser autorizzati di prender la penna – in luoghi comuni e si travia quel luogo che non fu a sufficienza disaminato. Insomma fuori della penna non c’è salvezza. Chi crede di poter fare il romanzo facendone la mezza pagina al giorno e null’altro, s’inganna a partito.

La vita sarà comunque letteraturizzata: cioè non potrà che ridursi a puro e semplice fatto di scrittura. Come nel caso della Coscienza, appunto, in cui Zeno vive l’esperienza della rappresentazione della propria vita nel senso di un’anamnesi autobiografica e di una scoperta di sé: «Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero», sono le parole del medico psicanalista che ha in cura Zeno, e che invita il paziente in un’operazione di restauro della coscienza e di ricomposizione dell’identità. La definitiva consacrazione di questa idea si ha nelle prove letterarie sveviane successive a La coscienza, ad esempio nelle Confessioni del vegliardo e negli abbozzi intitolati Il vecchione, tutti composti e realizzati in vista di un probabile ritorno al romanzo. Ancora torna la centralità della scrittura come speranza e fiducia estrema nella forza della letteratura: «L’unica parte importante della vita è il raccoglimento. Quando tutti lo comprenderanno con la chiarezza ch’io ho tutti scriveranno. La vita sarà letteraturizzata. Metà dell’umanità sarà dedicata a leggere e studiare quello che l’altra metà avrà annotato. E il raccoglimento occuperà il massimo tempo che così sarà sottratto alla vita orrida vera. E se una parte dell’umanità si ribellerà e rifiuterà di leggere le elucubrazioni dell’altra, tanto meglio. Ognuno leggerà se stesso. E la vita risulterà più chiara o più oscura, ma si ripeterà, si correggerà, si cristallizzerà. [...] Io voglio scrivere ancora. In queste carte metterò tutto me stesso la mia vicenda».
Ancora dopo la Coscienza, Svevo tornava a difendere la possibilità della scrittura come unico orizzonte conoscitivo e analitico dell’uomo di fronte alla crisi della realtà contemporanea.
Io non mi sento vecchio ma ho il sentimento di essere arrugginito. Devo pensare e scrivere per sentirmi vivo perché la vita che faccio fra tanta virtú che ho e che mi viene attribuita e tanti affetti e doveri che mi legano e paralizzano, mi priva di ogni libertà. [...] Perciò lo scrivere sarà per me una misura di igiene cui attenderò ogni sera poco prima di prendere il purgante. E spero che le mie carte conterranno anche le parole che usualmente non dico, perché solo allora la cura sarà riuscita.
Un’altra volta io scrissi con lo stesso proposito di essere sincero che anche allora si trattava di una pratica di igiene perché quell’esercizio doveva prepararmi ad una cura psicanalitica. La cura non riuscì, ma le carte restarono. Come sono preziose! Mi pare di non aver vissuto altro che quella parte di vita che descrissi.

Non soltanto la vita avrebbe coinciso, ora più che mai, con la letteratura, ma lo scrivere avrebbe assunto i contorni di una riparazione, di un restauro della vita, e sarebbe diventata una sorta di igiene mentale e di cura di sé.

Vi ricordiamo che nella rubrica Un romanzo a puntate abbiamo pubblicato il riasunto della Coscienza di Zeno, che potete trovare QUI (ricorda: appare prima l'ultima puntata, quindi scorri tutto per partire dalla prima)
La redazione

giovedì 5 maggio 2016

Maturità 2016, prima prova: pronostici e considerazioni sulla TIPOLOGIA A

In vista dell'esame di stato, proponiamo una raccolta di articoli utili ad affrontare la prima prova di italiano. Buona lettura!


Cari fratelli e care sorelle di quinta,
il 22 giugno inesorabilmente si avvicina e con esso sale l’ansia per la prima prova che inaugurerà l’Esame di Stato 2016. Per i maturandi è il momento del toto-autore per l’analisi del testo (tipologia A). Proviamo quindi ad analizzare e interpretare le scelte fatte dal Ministero negli ultimi dieci anni, aiutandoci con le discussioni in corso su forum  e social. Sicuramente da escludere Calvino, scelto a sorpresa dal Miur nel 2015, e forse anche Montale, che negli ultimi dieci anni è uscito ben due volte (nel 2008 e nel 2012). Molto quotato sui social è Pirandello, che non esce dal 2003. Se il Miur decidesse di puntare su una traccia di Pirandello, sarebbero davvero molte le opere tra cui scegliere: da un passo di uno dei suoi romanzi più famosi, fino ad uno stralcio del saggio sull’umorismo, passando per  una delle sue opere teatrali. 
Due nomi che rimbalzano con insistenza sui social sono quelli di Pasolini, un autore le cui tematiche sono ancora attualissime (però forse un po' troppo...), e Umberto Eco, famoso scrittore, semiologo, filosofo e saggista italiano, morto proprio quest’anno, il 19 febbraio 2016. Potrebbe capitare che il Miur stupisca tutti con un autore recente, come ha fatto nel 2013 con Magris. A supporto di questi due pronostici il fatto che non sono mai usciti negli ultimi 13 anni. Stesso motivo per cui puntare su Saba, per ora mai scelto dal Miur, da tenere d’occhio anche Dante che manca dal 2007 (e speriamo continui a mancare, visto che noi ne facciamo solo una scelta antologica in III ). 

Questi gli autori scelti dal Miur negli ultimi 10 anni

• Prima prova Maturità 2015: Calvino, brano tratto da “Il sentiero dei nidi di ragno”
• Prima prova Maturità 2014: Quasimodo, Ride la gazza, nera sugli aranci
• Prima prova Maturità 2013: Magris, Prefazione di L’infinito di viaggiare
• Prima prova Maturità 2012: Montale, Ammazzare il tempo
• Prima prova Maturità 2011: Ungaretti, Lucca
• Prima prova Maturità 2010: Primo Levi, Prefazione di Ricerca delle Radici
• Prima prova Maturità 2009: Svevo, Prefazione di La coscienza di Zeno
• Prima prova Maturità 2008: Montale, Ripenso il tuo sorriso
• Prima prova Maturità 2007: Dante, Paradiso XI
• Prima prova Maturità 2006: Ungaretti, L’isola

Una serie di autori, molto importanti, non sono mai stati selezionati dal Ministero per la prima prova. Per questo vanno tenuti seriamente in considerazione. Basti pensare che lo scorso anno il Miur ha optato per Calvino, autore mai uscito prima.

Ecco gli autori mai scelti dal Miur

• Pascoli
• D’Annunzio
• Saba
• Carlo Emilio Gadda
• Pavese
• Sciascia
• Pasolini

Gli ultimi tre, però, difficilmente si approfondiscono in classe, ma ci sta la proposta di un'analisi e comprensione del testo, fattibile anche se non conosciamo troppo bene l'autore. Sarebbero una manna i primi due autori del decadentismo italiano (D'Annunzio e Pascoli) e fattibile anche Saba, con tutti i possibili collegamenti (Trieste, leggi razziali, poesia pura, seconda guerra mondiale...)

Da tenere d’occhio anche le ricorrenze del 2016, sia storiche che letterarie, che potrebbero essere prese come spunto per l’analisi del testo della prima prova.

• 790 anni fa muore San Francesco d’Assisi (3 ottobre 1226) ---> poco probabile, però
• 190 anni fa nasce Carlo Collodi (24 novembre 1826) ---> Pinocchio, letteratura per ragazzi...
• 120 anni fa nasce Eugenio Montale (12 ottobre 1896) ---> bello, ma già inflazionato
• 110 anni fa nasce Dino Buzzati (16 ottobre 1906) ---> però in classe non si fa
• 80 anni fa muore Luigi Pirandello (10 dicembre 1936) ---> MAGARI!!!
• 80 anni fa muore Grazia Deledda (15 agosto 1936) ---> verismo, donna che vince Nobel...

Insomma, se dovessimo scommettere punteremmo su

Pirandello
Pasolini
Saba
Eco


Se volete ripassare questi ed altri argomenti, fatevi un giro sul PADLET della nostra direttrice, e non dimenticatevi che abbiamo pubblicato a puntate la sintesi de IL NOME DELLA ROSA di Eco! 



La Redazione